"OCCHI PUNTATI SU..." La 'sindrome viola di Peter Pan' e una strana paura di crescere

"OCCHI PUNTATI SU..." La 'sindrome viola di Peter Pan' e una strana paura di crescere
lunedì 1 dicembre 2008, 01:42LE RUBRICHE DI FV
di Stefano Borgi
fonte Stefano Borgi per FV

Piccola con le grandi, grande con le piccole. Lo dice la storia degli ultimi quattro anni, lo dicono sopratutto i numeri che mettono a nudo quest'anima da Dottor. Jekyll e Mr. Hyde della Fiorentina di Prandelli. Abbiamo preso in esame i risultati conseguiti dalla squadra viola, dal 2005 fino ad oggi, contro le tradizionali quattro "grandi" del calcio italiano, ovvero Inter, Milan, Juventus e Roma. Ebbene, su 25 incontri (mancano i due del 2006-2007 contro la Juve allora in serie B, e quello col Milan di quest'anno ancora da disputare) la Fiorentina ne ha vinti appena tre, ne ha pareggiati 12 e persi 10. Le tre vittorie sono state quelle contro Milan ed Inter al "Franchi" nel campionato 2005-2006 (il primo con Cesare Prandelli sulla panchina viola) e quella storica, irripetibile, del 2 marzo scorso a Torino contro la Juventus, un 3-2 ormai stabilmente nella top-ten viola di tutti i tempi. Tutto il resto, come cantava qualcuno, è noia. Qualche buon pareggio (ad esempio quello recente, contro i nerazzurri campioni d'Italia) e tante, troppe delusioni per una tifoseria che ne ha subite fin troppe nella sua storia.

 

Sgombriamo il campo dagli equivoci. Tanto di cappello a questo quadriennio di gestione Prandelli durante il quale, lo ricordiamo, la Fiorentina ha conseguito due qualificazioni virtuali alla Champions League ed una effettiva (quella di quest'anno), dove i viola si sono piazzati una volta terzi (virtuale anche quella, nell'anno della penalizzazione), una volta quarti, ed una quinti, mostrando una regolarità di risultati invidiabile e una fluidità e gradevolezza di gioco certamente apprezzabili. Però si poteva e si doveva fare di più. Sopratutto si dovevano vedere progressi sul piano della personalità e della maturità che, invece, sono clamorosamente mancati e continuano a mancare. Piccola con le grandi e grande con le piccole è stato il nostro incipit. Discorso inverso, infatti, con le squadre della parte destra della classifica, con le quali la Fiorentina ha spesso maramaldeggiato, compresi i derby toscani, croce e delizia degli anni precedenti all'avvento di Prandelli e che ora invece (Siena escluso) sono diventati terra di conquista della squadra viola. Quali le cause? Perchè i gigliati evidenziano quest'endemica paura di crescere? Da dove nasce quest'affezione da "Sindrome di Peter Pan" che relega i viola ad un ruolo di eterni incompiuti e che impedisce loro di effettuare il definitivo salto di qualità? E' un problema di personalità, si è detto più volte. Manca il leader, quello che con un urlo chiama a raccolta la squadra, manca una maturità collettiva che permetta alla Fiorentina di ragionare nei momenti topici della partita, che le impedisca di giocare "di pancia", per usare una definizione molto cara a Cesare Prandelli.

 

Certamente la politica del DS vola Pantaleo Corvino e dei Della Valle di privilegiare i giovani, mantenendo un tetto ingaggi calmierato e di puntare sulla coltivazione delle famose "pianticelle" produce effetti, a volte positivi ma spesso negativi. La squadra appare spaurita, sopratutto in trasferta, soffre la personalità degli avversari, è incapace di leggere tatticamente la partita e cambiare atteggiamento in corso d'opera. Prandelli recentemente ha ammesso di aver costruito una formazione che non "picchia", non fa falli, non prende ammonizioni, che non è "cattiva". E se ne compiace. Secondo il tecnico di Orzinuovi questa è la sola strada percorribile per crescere, per diventare grandi. Cercare sempre e comunque la prestazione, costruire gioco e non distruggere quello altrui. Non saremo certo noi a confutare le tesi di mister Prandelli, ma a volte ripensiamo con malcelato rimpianto alla grinta di Christian Brocchi, al piglio da combattente del miglior Marco Donadel, all'intelligenza tattica dei finti esterni della stagione 2005-2006, Fiore e Jorgensen, nonchè alla forza esplosiva di Luca Toni, ariete schiacciasassi, incubo costante per le difese avversarie. E poi Ujfalusi, Liverani... e allora ci chiediamo: la squadra dell'anno scorso, con un Gilardino in più ed un Pazzini in meno (non ce ne voglia il buon Giampaolo) dove sarebbe arrivata? Forse il rammarico più grosso è proprio quello di non esser riusciti a fondere la caratteristiche migliori di tutte le Fiorentine di Prandelli in una sola, con l'unico comun denominatore di un gioco spettacolare dato da un tecnico fra i migliori che la storia viola ricordi. Eppure la Fiorentina è lì, a 23 punti, contro i 27 delle seconde in classifica (l'Inter fa campionato a se). E' come se le avversarie la stessero aspettando, è come si si attendesse l'esplosione dei tanti virgulti viola come Montolivo, Kuzmanovic, Jovetic, Pazzini. A quel punto i confronti contro Juve, Inter, Milan e Roma farebbero meno paura e potremmo ambire a traguardi ancora più prestigiosi. I treni (per tutti, squadra e giocatori) stanno ancora passando ed il cammino è ancora lungo ma, di questo passo, non vedremo mai lo striscione dell'ultimo chilometro.