MARANGON A FV, GRAZIE A FIRENZE. VIA CON DAVIDE NEL CUORE MA NON È UN ADDIO. I DV SARANNO RIVALUTATI. E RIBERY...

20.08.2020 15:00 di Andrea Giannattasio Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
MARANGON A FV, GRAZIE A FIRENZE. VIA CON DAVIDE NEL CUORE MA NON È UN ADDIO. I DV SARANNO RIVALUTATI. E RIBERY...

Quando parla ha la voce rotta dalla commozione. Inevitabile quando ti trovi nel giro di poche ore a dover salutare e ringraziare tutte quelle persone che, per quattro lunghi anni, ti sono state vicine ogni giorno, in tutti i momenti lavorativi. Da un allenamento lampo da programmare ai campini a una trasferta da stravolgere e riorganizzare. L’era viola di Alberto Marangon, team manager della Fiorentina, si è conclusa tra tanti abbracci e qualche lacrima da parte dei giocatori che da domani saranno di nuovo al centro sportivo. Un saluto ma non un addio, come tiene a precisare lo stesso Marangon ai microfoni di Firenzeviola.it. Per lui, adesso, c’è un nuovo capitolo da scrivere chiamato Sampdoria. Anche in questo caso, un ritorno (il secondo per la precisione). Da vivere stavolta con Firenze nel cuore.

Marangon, qual è il primo pensiero per la testa che le viene in mente dopo quattro anni di lavoro alla Fiorentina?

“Il primo va alla città, a tutta Firenze. Io vengo da un posto bellissimo come Venezia ma Firenze è un luogo che mi è sempre piaciuto. Lo conoscevo e ci ero stato un sacco di volte ma solo quando ci vivi lo scopri e lo capisci davvero. Non è un caso che io e la mia famiglia ci fermeremo a vivere qua: io farò il pendolare ma almeno daremo continuità di vita in Toscana. Firenze ha tutto: è una città bella, centrale, ben servita e dove si sta bene. E all’interno di questa città si inserisce una realtà come quella della Fiorentina. Mi è bastato poco per capire come il tifoso sia legato alla sua squadra in maniera viscerale: qui c’è con un legame davvero forte e unico e questo lo si capisce anche quando talvolta, forse per troppo amore e un pizzico di poca lucidità, sembra venir meno”.

La sua esperienza in viola rimarrà sempre particolare per quanto accaduto ad Astori il 4 marzo 2018.
“Se ne parlo oggi, a distanza di oltre due anni, mi viene ancora la pelle d’oca. Il mio secondo pensiero quando con la mente ripercorrerò i miei anni fiorentini sarà tutto rivolto a Davide. Io sul corpo ho tanti tatuaggi, tutti riferiti ad aspetti della mia vita per me imprescindibili: alcuni riguardano la mia città d’origine, Venezia, altri invece sono riferiti alle mie figlie e alla mia famiglia. Poi però ci sono i tattoo per lui, per Astori”.

Qual è l’insegnamento più bello che Davide le ha lasciato e che porta ancora con sé?
“La sua semplicità e la sua spensieratezza nel vivere il mondo del calcio. E, mi creda, di giocatori io ne ho conosciuti tanti. Ma mai nessuno come lui”.

Cosa l’ha spinta a chiudere il suo rapporto con la Fiorentina dopo quattro anni?

“Ci sono percorsi nella vita che iniziano e si chiudono. Sono cose che fanno parte del mondo del lavoro. Si apre un ciclo e poi si chiude, ma magari si può riaprire in futuro… chi lo sa. Lo scorso anno a Firenze è cambiata una proprietà e ci sono tante dinamiche che regolano il mondo del lavoro. L’importante è chiudere i rapporti in maniera corretta e positiva. Io credo di aver fatto un buon lavoro, penso che mi sia stato riconosciuto da tutti internamente ed esternamente con gli attestati che sto ricevendo in queste ore. Spero di aver lasciato un ottimo ricordo”.

Non esclude, dunque, il ritorno?

“Io sono andato via dall’Atalanta e ci sono tornato, sono andato via dalla Sampdoria due volte e ci sono tornato altrettante. Su Firenze che posso dire… per il momento solo che la mia famiglia rimarrà a vivere qui e che io, non appena potrò, la raggiungerò. Io ho 42 anni, sarò “costretto” a lavorare ancora per parecchio per cui non si sa mai. Per me oggi si apre un’altra pagina ma la vita riserva sempre cose inaspettate”.

C’è una persona conosciuta in questi anni a Firenze alla quale si sente di dire “grazie” in modo particolare?

“Ho legato con tante persone all’interno della Fiorentina. Sicuramente una delle più speciali è Leo Marchetti, il magazziniere, che è stata una persona particolarmente vicina a me in questi anni anche per via di aspetti che abbiamo dovuto condividere nel lavoro. Poi però se devo trovare una persona nello specifico che mi porto più nel cuore dopo questi anni, non me ne voglia nessuno, ma è Stefano Pioli. Il mister è l’unica vera persona a cui credo tutto il mondo della Fiorentina debba ancora oggi dire grazie: io non entro nel merito delle sue competenze tecniche, ma posso affermare che avere una persona come lui è un’autentica fortuna per qualsiasi società. Tutta la città di Firenze deve dire grazie a Stefano per la gestione di quei mesi terribili dopo la scomparsa di Astori”.

Le hanno fatto piacere i tanti attestati d’affetto da parte dei suoi giocatori dopo il suo addio?

“Sì molto, così come le lacrime di qualcuno. Io sono una persona che all’apparenza può sembrare molto fredda e distaccata, ma è il ruolo me lo impone. In realtà sono un tipo che ci mette il cuore e il fatto di aver visto alcune persone piangere alla mia partenza mi ha fatto capire che al di là degli aspetti professionali sono riuscito a trasmettere anche dell’altro”. 

Tra lei e Ribery era nato un legame speciale: com’è stato il saluto con lui?

“Franck è un professionista con la P maiuscola. Quando un giocatore arriva a certi livelli c’è un motivo preciso e questo non riguarda solo le capacità tecniche. Ci sono ben altre qualità perché tu possa arrivare ad essere un top-player di livello mondiale. Lui le ha tutte e le ha messe a disposizione della Fiorentina. Con lui ho un rapporto particolare, nato per la verità in ambito lavorativo: la società mi aveva chiesto un anno fa di stargli vicino e di gestirlo, visto che lui è un personaggio abituato a certi tipi di servizi e di attenzioni. L’ho affiancato un po’ di più e da lì è nato un legame davvero bello. Quello che ci siamo detti quando l’ho salutato ieri me lo tengo per me ma posso dire che sentire e vedere certe cose da un calciatore come Ribery… mi ha fatto davvero effetto”.

Com’è stato il suo rapporto lavorativo con la famiglia Della Valle, che nel 2016 la portarono a Firenze?
“I Della Valle sono una famiglia di signori veri, hanno dato tantissimo alla Fiorentina e credo che quello che hanno dato alla squadra e alla città verrà apprezzato soprattutto in futuro. Il loro addio è stato traumatico, il calcio purtroppo non ha né memoria né spesso riconoscenza. E questo vale per i dirigenti così come per i giocatori. Possono aver fatto degli errori anche loro, ma in 17 anni penso sia impossibile non sbagliare mai. Di fondo ho conosciuto una famiglia per bene e un presidente, Andrea, che aveva la Fiorentina davvero nel cuore. Mi dispiace che questa cosa non tutti l’abbiano potuta percepire: ADV ci teneva veramente tanto alla sua squadra e solo chi lo ha frequentato da vicino poteva capire cosa provasse nei momenti di gioia e di difficoltà. Una persona che gira il mondo ogni settimana e tutti i sabati voleva essere presente accanto alla sua squadra dà l’idea di come ci tenesse. Secondo me i Della Valle verranno apprezzati più avanti per quello che meritano. I proprietari ma anche le persone che hanno lavorato al loro fianco, da Mencucci a Cognigni, da Corvino a Freitas”.

E dell’anno vissuto a contatto con la nuova proprietà che idea si è fatto?

“Mi auguro che il presidente Rocco riesca a portare a termine due progetti importanti come quelli legati al centro sportivo e allo stadio. Per una società di calcio questi sono due passi strategici e fondamentali per la crescita definitiva. Faccio i complimenti a Commisso perché, appena arrivato, ha capito quali erano i passi da fare per permettere alla Fiorentina di diventare un grande club. Gli auguro di portare a termine queste due opere. Rocco ha portato anche tanto entusiasmo che spero lo riesca a mantenere, visto che purtroppo adesso si trova a migliaia di chilometri di distanza e non è facile tenere alta la passione in queste situazioni. Purtroppo il presidente si è scontrato anche con le difficoltà della mentalità italiana che non è certo quella americana e che lui si aspettava”.

Al suo successore, Simone Ottaviani, vuole dire qualcosa, Marangon?

“Io e lui siamo arrivati assieme nel 2016: parliamo di un ragazzo che viene dalla gavetta, che prima di arrivare a Firenze è stato al Foligno e al Perugia. È un ottimo segretario davvero: se diventerà lui il nuovo team manager della Fiorentina gli auguro solo buon lavoro e di ottenere quello che lui spera”.