Croci: ma avremmo noi il coraggio di...?
Uno dei temi retorici più usati dai media che si occupano di Fiorentina resta la sottolineatura enfatica di quanto la faraonica struttura del centro sportivo viola a Bagno a Ripoli incentivi il club a coltivare una propria cantera al fine di utilizzare gli elementi migliori in prima squadra e semmai monetizzare sul mercato il talento degli altri. In altri anni si giunse persino a quantificare in termini di punti guadagnati in classifica ogni anno l’avere una struttura di proprietà simile al Viola Park. Più di recente, complice anche la reiterata assenza della rappresentativa azzurra dai mondiali, si è posto l’accento sulla presunta volontà della Fiorentina di costruire una prima squadra ad altissimo indice di italianità.
Al di là che quest’ultima possa essere o meno una buona idea e al di là che sia mai stata la vera intenzione di Commisso padre, tale linea guida è durata quanto il classico povero gatto in autostrada. Difatti Paratici opera sul mercato senza badare troppo al passaporto dei giocatori, fedele alla filosofia ( che sosteneva anche con convinzione Corvino) che la qualità vada cercata ovunque sia, fosse anche in Amazzonia, ma nel mercato in corso Paratici pare badare poco anche ai prodotti già formatisi nel vivaio viola, le pianticelle nate al Viola Park usando un’immagine della retorica di cui parlavamo, quelli che cresciuti al Viola Park che dovevano aver maturato il senso di appartenenza per costruire la rosa del futuro sono stati invece ceduti , si pensi ad Amatucci, Bianco, Harder,Di Stefano e adesso anche Comuzzo del quale la Fiorentina ha perso il controllo in favore del Torino.
Come si può vedere, rispetto alla narrazione di una ‘Fiorentina italiana’ si tratta di una virata netta. Intendiamoci, non diamo qui un giudizio di merito, ma sottolineiamo una discrasia tra ciò che viene raccontato della Fiorentina e ciò che la Fiorentina fa davvero e infatti anche tra gli ottimi acquisti che Paratici ha operato questa estate di italiani non ce n’è manco mezzo.
Che poi a dire giovane e italiano si fa presto, per esempio nella rosa di Grosso un giovincello italiano che ruba l'occhio c’è, si tratta di Federico Croci, ala o trequartista dai piedini fatati che sembrano predestinarlo ad un futuro radioso. Ecco, il ricco mercato viola di quest’anno iniziato con botti, girandole e tric e trac ha registrato una pausa in questi giorni, la squadra di Grosso, sistemati difesa e centrocampo, deve risolvere il busillis attacco e manca soprattutto di esterni. Ebbene, il fanciullo è appunto un’ala e un’ala coi fiocchi al netto dell’età imberbe.
La domanda( provocatoria se volete) quindi è: avremmo noi il coraggio di affidare al sedicenne che ha firmato solo quest'anno il suo primo contratto da professionista una maglia titolare della Fiorentina che sta nascendo?Intendendo con questo noi la società, l’allenatore, ma anche stampa e pubblico. Accetteremmo e sosterremmo una scommessa simile? Oppure amiamo promuovere i giovani solo parlandone un po’ a vanvera all’ora dell'aperitivo tra una pizzetta e un sorso di prosecco diaccio? Ma in caso la Fiorentina facesse davvero una scelta tanto coraggiosa e contro tendenza la osteggeremmo?
Naturalmente siamo nel campo della discussione teorica pura , della provocazione, poichè allo stato delle cose non vi sono segnali nè indiscrezioni che ci fanno pensare ad un utilizzo in pianta stabile di Croci, il quale per ora ha giocato solo alcuni buoni e promettenti scampoli di amichevole, ma il ragazzo si farà.
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