COMMISSO EUFORICO, VIA LIBERA PER UN CENTROCAMPISTA E UN DIFENSORE A GENNAIO. CASTROVILLI, FIRMA A GIORNI. FENOMENO RIBERY, LA VERITÀ SULLA SCELTA DI FIRENZE. IL RUOLO DI RUMMENIGGE, PRADÈ E LIPPI. L’INTER PENTITA. CHIESA E IL GIALLO DEL RIGORE
Una partita che ha riempito l’occhio e la classifica. Vincere a Milano, in modo schiacciante, dare spettacolo, ha sempre il suo perché e questa volta i perché sono tanti.
Perché così ti lasci definitivamente alle spalle un lungo periodo grigio.
Perché dai continuità alla prima vittoria stagionale.
Perché la squadra con una partita del genere cresce in autostima e convinzione nei suoi mezzi.
Perché vincere in certi stadi non è da tutti e regala sensazioni particolari che ti fanno crescere.
Perché tocchi con mano che il lavoro fatto nelle ultime settimane sta dando i suoi frutti.
Perché questo 3-5-2 senza centravanti funziona sempre meglio.
Perché si vede la crescita di tanti giocatori, da Chiesa a Badelj, da Lirola a Pulgar.
Perché consacra anche in Italia un campione come Ribery.
Perché adesso Montella può andare avanti sereno con le sue scelte e le sue idee senza l’ansia di dimostrare e la paura di sbagliare.
Perché Castrovilli che segna il suo primo gol proprio a San Siro è un ulteriore segno del destino: è un predestinato.
Perché cresce l’entusiasmo contagioso dei tifosi.
Perché stare nella parte sinistra della classifica è il posto della Fiorentina.
Perché dopo ogni vittoria aumentano l’entusiasmo e la voglia di fare di Commisso.
Tanta roba che la Fiorentina si è portata a casa da Milano, ma che deve far finta di non avere. E’ successo tanto, ma non è successo niente. E’ una partita, tante ce ne sono ancora da giocare, resta la soddisfazione, ma da oggi si ricomincia con la consapevolezza che domenica con l’Udinese probabilmente sarà più dura. Lo dico per la squadra, ma soprattutto per chi è incline alle iperboli, per chi non ha un’idea globale del calcio e non ha ancora capito che il basso profilo, l’umiltà, il lavoro di tutti i giorni sono le sole armi vincenti.
Sono sicuro che nello spogliatoio un discorso del genere l’avrà già fatto anche un campione come Ribery che continua a meravigliare a 36 anni suonati proprio perché sa che la vittoria più bella è quella che deve ancora arrivare. Conosco bene anche gli incendiari e gli avvelenatori di pozzi, se andate a rileggere qualcuno, non necessariamente bisteccaro, un anno fa parlava di quella squadra corviniana inguardabile come di una squadra da Champions dopo due vittorie. Quindi…Cuore caldo e testa fredda, c’è soltanto questa ricetta. E nessuno chieda a questo gruppo niente di più di quello che puo’ dare. Solo con il lavoro si possono centrare certi risultati, ma questa società e questa squadra partite dalle macerie di un sedicesimo posto, non devono avere pressioni e nessuno può pretendere grandi risultati immediati. Penso a una stagione fatta di tante gioie parziali, di tanti San Siro, con una crescita costante. I conti si faranno più avanti, il cammino è appena cominciato. Ma quello che fa piacere è vedere come quel cammino in salita, in sei partite incontrate quattro delle prime cinque dell’anno scorso, sia stato superato con una forza superiore alle attese.
Merito della società, ovvio. Ma soprattutto di Pradè che ha costruito una squadra omogenea, un mix di giovani, giocatori in crescita, esperti e due-tre grandi giocatori d’esperienza che hanno cementato il gruppo. Merito di Montella che ha cambiato il suo modo di pensare calcio, s’è corretto in corsa dopo il ko di Genova (unico vero tonfo) e oggi privilegia un calcio d’attacco, ma con giusto equilibrio difensivo e verticalizzazioni al posto del suo vecchio tiki-taka riveduto e corretto.
Insomma, tante cose buone di calcio. Finalmente si vede che si costruisce, si sbaglia anche, ma si rimedia, si riparte e la crescita è costante. Sta diventando una bella realtà questa squadra, con la consapevolezza che è solo l’inizio e le difficoltà vanno messe in preventivo.
Ma oggi alle spalle c’è una proprietà Presente e Positiva. Uso la p maiuscola non a caso. Lo zio (d’America) Rocco pensa e fa. Capisce e interviene. Incoraggia e stimola. Anche se è lontano è presente continuamente, mi raccontano che vuole report anche su alcuni giocatori delle giovanili…E’ un ciclone, un fiume in piena e proprio per questo non fa mai mancare il suo appoggio a chi lavora.
Tornando ai fatti che poi più interessano, quelli concreti, vi posso anticipare che Pradè ha già avuto il via libera da Commisso proprio per investire sul mercato di gennaio. Se la squadra avrà all’orizzonte degli obiettivi, se capiteranno delle occasioni importanti, la Fiorentina ci sarà e il budget in mano al direttore sportivo non è poco. Ci sono sempre quei 30 milioni non investiti su De Paul, ma non solo. Parlando con intermediari di mercato e procuratori, mi risulta che Pradè abbia già lanciato input su alcuni giocatori che gli piacciono e stia lavorando in diverse direzioni per gennaio, ma anche e soprattutto per costruire una squadra molto competitiva l’estate prossima. Nel breve si sta cercando un difensore centrale con i piedi buoni, diverso per caratteristiche da quelli in rosa, ma anche un centrocampista tecnico e forte fisicamente. La rumba è già ripartita, ma il calcio si fa in questo modo.
Poi c’è il discorso rinnovi. L’idea è quella di portare tutti al 2023 e su questo si lavora. Lo ripeto per rinfrescare i regolamenti per chi parla di contratti a vita, 2025 o 2026. Balle. Si posso fare contratti Uno (anno in corso) più quattro quindi 2020, 2021, 2022, 2023. Stop. Ovvio che la stagione 2023 finisca nel 2024. Tutto il resto è figlio di certi apprendisti stregoni che popolano il mondo viola e sono ora talmente pronti a fare da tappeto agli americani come lo avevano fatto ai Della Valle, che sono disposti e disponibili a spararle più grosse possibili per ingraziarsi la nuova proprietà. Guardatevene bene. Quelli del Club delle Bistecca sono ansiosi di fondare il Club dell’Hamburger, ma non penso che questa proprietà abbia bisogno di certi sostegni.
Dico questo perché Castrovilli sta per firmare, come già detto, fino al 2023-2024. Non oltre. Di nuovo c’è che un nuovo incontro per limare e definire gli ultimi dettagli ci sarà in settimana. Durante la sosta della Nazionale in ottobre è prevista la firma con tanto di annuncio e se Castrovilli (come assai probabile) sarà convocato da Mancini, sarà festa doppia.
E veniamo a Ribery, l’astro di questa squadra. Mi vergognerei se volessi raccontarvi Ribery. Chi ama il calcio e i suoi campioni, di lui sa tutto da una vita, i numeri che fa con la Fiorentina glieli ha visti fare decine di volte.
Quello che sta accadendo di eccezionale è vedere un campione di 36 anni e rotti avere l’entusiasmo e la voglia di un ragazzo, unite a una condizione atletica invidiabile e un’umiltà che dovrebbe insegnare tanto a tutti.
L’aveva detto, era venuto a Firenze proprio per questo: chiudere da idolo di una tifoseria. Chiudere divertendo e divertendosi. Ci sta riuscendo e la standing ovation di San Siro è solo l’inizio.
Abbiamo già raccontato molte cose, ma sul perché abbia rifiutato la Russia (Lokomotiv Mosca) il Qatar e la Cina, non s’è mai compreso fino in fondo. E qui entra in scena Pradè che aveva capito, lo sa da tempo, che per costruire una Squadra Vera serviva un Grande Vecchio, come il Pizarro del 2012 o lo stesso Joaquin. Aveva pensato a De Rossi che subito gli disse "vado al Boca". Peccato. Poi ci sarebbe andato un mese dopo, ma il no è stato netto. Guardandosi attorno è venuto in mente il nome di Ribery, lasciato libero dal Bayern. Era metà giugno, Pradè non era ancora ufficialmente il Ds viola. Ma ha chiamato Rummenigge e altri amici al Bayern, ha avuto assicurazioni sulle condizioni fisiche del giocatore e come un mastino s’è buttato sul francese e non l’ha mollato più. All’inizio ci sono stati dei no, la distanza era molta, l’incertezza pure. Poi a forza di una telefonata al giorno, a volte anche due, in un mese e mezzo Ribery s’è convinto. Meno male che i telefoni non costano più come una volta…
Pradè ha preso Ribery dimostrandogli interesse assoluto, l’ha corteggiato come si fa con una fidanzata, gli ha spiegato i progetti di Commisso, gli ha mandato assaggi di Firenze e del tifo fiorentino. Ha vinto con la passione e il lavoro e con il grande appoggio di Davide Lippi che dopo Ribery ha favorito anche l’arrivo di Caceres, un altro che aveva offerte migliori, ma ha preferito una nuova sfida in Viola. Ribery s’è sentito coccolato, amato, desiderato. Ha voluto rimettersi in gioco con valori che contano più dei soldi. L’ultima offerta l’ha avuta dall’Olimpique di Marsiglia, ma ha rifiutato anche il ritorno a casa, ormai si sentiva italiano. Aveva voglia di Firenze. Il resto è roba dei nostri giorni. E oltre a quello che vediamo in campo, il francese è anche il punto di riferimento assoluto dello spogliatoio. Questa vicinanza farà bene soprattutto a Chiesa già tornato ad altissimo livello con la prima vera prestazione stagionale da Chiesa. Ma deve crescere. Anche domenica c’è stato un episodio che la vittoria ha messo in secondo piano, ma Chiesa ha voluto battere il rigore senza essere designato. Doveva tirarlo proprio Ribery. Chiesa sfortunatamente l’ha sbagliato e il francese gli si è avvicinato per consolarlo, ma anche per dirgli che una squadra funziona meglio se è una squadra in tutti i dettagli…anche nei rigori. E’ così. Tanto per la cronaca, molte grandi si stanno mangiando le mani. Mi risulta che anche l’Inter abbia detto a intermediari che "un giocatore così l’avremmo preso anche noi, perché non ce l’avete proposto?". Era tardi, la Fiorentina s’era mossa prima.