Pellegrino in stato di grazia ma Vanoli tiene aperto il ballottaggio con Beto: ecco perché
Uno dei ballottaggi che la Fiorentina si porterà dietro nel corso di tutta la stagione e che ovviamente riguarda anche la partita di domenica alle 12:30 al Franchi contro il Napoli, è inevitabilmente quello riguardante il ruolo dell’attaccante centrale. Con l’addio infatti di Kean a fine mercato, e il conseguente arrivo di Beto, che è andato ad aggiungersi al già presente Mateo Pellegrino (a sua volta è arrivato al posto di Piccoli) si è ridotto rispetto allo scorso anno il gap tra le due punte presente in rosa, totalmente sbilanciato a favore di Moise nell’annata precedente.
Il campo dice Pellegrino
Il campo però in questo avvio di stagione qualche verdetto parziale l’ho già espresso, mettendo in mostra un Pellegrino che per il momento, a livello realizzativo ma anche caratteriale, è decisamente più in fiducia e in ritmo rispetto all’ex Everton e Udinese. Inoltre per una partita come quella contro Napoli di Allegri, squadra che come da tradizione del tecnico livornese concede pallone e campo agli avversari, avere un attaccante come Pellegrino, meno bravo ad attaccare la profondità ma più bravo a muoversi in area di rigore, a colpire di testa e in generale con un maggior senso della rete, rappresenta certamente un fattore da non trascurare.
Vanoli e le parole in conferenza
Eppure, nonostante tutti questi elementi elencati, nella conferenza stampa di presentazione del match tenutasi oggi al Viola Park, Paolo Vanoli sul tema centravanti ha speso parole che sembrerebbero tenere ancora aperto il ballottaggio: “Per un attaccante il primo obiettivo deve essere il gol ma adesso è fondamentale giocare per la squadra. Sono due giocatori diversi e per fortuna posso scegliere”. Una chiave di lettura che, visti gli zero gol ancora registrati da Beto con la Fiorentina, sembrerebbe alzare le chance di una titolarità del portoghese. Il tecnico Viola infatti ha anche ammesso di aver già cercato in passato per un'altra squadra da lui allenata il classe 1998: “Non nego di aver cercato Beto già al Torino quando si fece male Zapata". Insomma, tutto ancora aperto e la netta sensazione, come detto, che questo dualismo sarà uno dei temi madre della Fiorentina per tutta l’arco della stagione. Toccherà al tecnico gigliato essere in grado di capire il momento dei due attaccanti e capire chi schierare in base non solo allo stato di forma ma anche all’avversario.
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