La vendetta dell’amato scarto è poesia pura: dal disastro perfetto al Vanoli on fire. Paratici e quel doppio bagno di umiltà ‘per il bene del club’. Stasera energia alta in Coppa Italia, basta con la sindrome di Tafazzi
C’è poesia anche nella ferocia, ne vedo per esempio parecchia negli sguardi di Vanoli, l’amato scarto richiamato dopo il disastro perfetto. Paolone era rimasto ai bordi dello scompenso viola: stai a vedere che tra un poco mi squilla il cellulare e leggo il prefisso 055. E’ successo in un lampo e - dopo le settimane passate in stato di ebbrezza calcistica - Paratici si è immerso ‘per il bene del club’ in una doppia vasca piena di umiltà: veloce strappo dal cocco personalmente scelto e richiesta di aiuto a quello bocciato.
Non servono altre parole, l’ammissione di responsabilità è implicita e quindi ripartiamo da qui senza scavare oltre.
Vanoli, dunque. A occhio è completamente diverso rispetto a qualche settimana fa e anche nella comunicazione ha scelto un profilo morbido/astuto. Non so se ci sia qualcuno che lo consiglia, di sicuro per ora ha gestito bene le parole (in passato invece era successo spesso il contrario, ricordo alcuni dopo partita cult durante i quali volavano concetti senza filtro). Anche ieri, parlando con il media ufficiale, immersione nel buonsenso: ‘Siamo stati fortunati a partire con il piede giusto, ora c’è una pagina bianca da costruire’.
Ma sì, volare bassi e pedalare.
Vanoli è qui per prendersi una rivincita dopo i doverosi omaggi che hanno seguito la salvezza. Io continuo a conservare qualche dubbio proprio legato ai rapporti che si erano incrinati dopo la mancata conferma, resta il fatto che la partenza è stata super nella sua semplicità. Poche cose, ma fatte bene.
Un terzino che spinge e uno che copre per aiutare i due centrali, Fagioli rinominato regista di riferimento, Mastantuono messo in condizione di farsi esplodere nell’uno contro uno (bravo con gli inserimenti Jimenez, la scelta di tempo è tutto), il coraggio di rendere ancora più spinto il 4-2-3-1 con Pellegrino e Gnonto al posto di Beto e Atta proprio quando il Venezia stava spingendo di più. E questo, l’ultimo voglio dire, è stato un segnale nuovo e chiaro che Vanoli ha mandato a tutti: l’anno scorso mi criticavate perché aggiungevo difensori nelle fasi difficili, toh, guardate ora. Come se Vanoli avesse deciso di appendersi una scritta luminosa: ‘Questa è un’altra storia’.
Ci credo e la tentazione di fidarsi a scatola chiusa è tanta, anche perché Paratici si è giocato un bonus e figuriamoci se non metterà al servizio tutto il suo potere per consolidare dentro lo spogliatoio la figura di Vanoli. Bruciare il secondo allenatore sarebbe troppo per chiunque, anche per lui. Eh, perché i giocatori sono gente strana, in assenza di leader che guidano la baracca da dentro lo spogliatoio assorbono il peggio e se capiscono che sei debole ti azzannano oppure ti scaricano. Molto peggio la seconda e ho l’impressione che sia successo esattamente questo con Grosso. Mistero della non-fede, un giorno forse capiremo.
Vanoli per ora ha l’occhio di un paio di tigri, ha gestito spogliatoi allo sbando e figuriamoci se non fiuta da lontano le dinamiche scollate. Da questo punto di vista, tutto sotto controllo. Sul gioco vedremo. Ho l’impressione che Vanoli cerchi certezze, dopo quelle già citate e viste a Venezia dovrà scegliere i centrali difensivi di riferimento e organizzarsi per valorizzare centravanti che hanno caratteristiche completamente diverse. Aggiungo solo che rispetto agli anni scorsi la Fiorentina ha due attaccanti centrali che se la giocano per un posto da titolare, sarà compito di Vanoli rendere virtuosa questa concorrenza.
Stasera la Fiorentina torna in campo contro il Pisa per i sedicesimi di Coppa Italia, chi passa il turno troverà il Napoli (che nel frattempo arriverà domenica a Firenze in campionato). Si discute sul turn over e c’è tanta voglia di rivedere Mastantuono, l’importante è che non giochi Tafazzi: per la sua sindrome qui a Firenze abbiamo già dato, al cinema ci siamo già stati e dunque c'è bisogno solo di un po' di normalità.
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