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La festa non è qui: domenica può arrivare la salvezza per la Fiorentina, ma sugli spalti nessuno spazio per celebrazioni

La festa non è qui: domenica può arrivare la salvezza per la Fiorentina, ma sugli spalti nessuno spazio per celebrazioniFirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca 2025
venerdì 8 maggio 2026, 22:40Primo Piano
di Alessandro Di Nardo

L'interrogativo è attuale - e comunque interessante in ogni suo risvolto -: può una squadra, una tifoseria, ma anche un gruppo di lavoro, festeggiare per un traguardo che a inizio stagione era più che scontato ma che, a metà del percorso sembrava un miraggio? Se ci mettiamo nei calzettoni di Luca Ranieri e compagni è anche egoistico chiedere a un professionista di non essere contento (e non farlo vedere tramite qualsiasi tipo di manifestazione) per aver evitato il tracollo, per aver cancellato il proprio nome dal libro nero della storia centenaria del club. Perché l'incubo era concreto, ci hanno convissuto per sei-sette mesi tutti al Viola Park e ora che sono così vicini da scacciarlo definitivamente è ovvio che qualcuno abbia voglia di 'festeggiare'. Messo tutto tra virgolette, perché poi se siamo asettici e prendiamo la classifica e i risultati, la Fiorentina ha 37 punti dopo trentacinque giornate e, per quanto successo, è sul finire di quella che può essere considerata una delle peggiori annate degli ultimi trent'anni. E quindi gli stessi giocatori che distendono i nervi hanno comunque dentro una spia accesa che ricorda loro le responsabilità di quanto fatto.

Per questo è difficile inquadrare Fiorentina-Genoa ed etichettarla con una delle definizioni da 'partita di fine stagione'. Perché porta con sé diversi risvolti - uno su tutti, dall'altra parte c'è Daniele De Rossi, e quindi De Rossi contro Paolo Vanoli, due che hanno rischiato di giocare questa gara a panchine invertite - e perché è complesso ridurre tutto a bianco o nero. Quando si ragiona di tifo, di 'pancia', di sentimento popolare, anche le considerazioni più complesse rischiano però di essere semplificate. In questo senso, riportiamo quanto successo ieri sera allo Stade de la Meinau, Strasburgo: i padroni di casa, una delle cenerentole del calcio francese ed europeo degli ultimi anni, sono appena stati sconfitti (ed eliminati) dal Rayo Vallecano nella semifinale di Conference League - Ça va sans dire, la prima semifinale europea della loro storia -, al termine di un'annata in cui i biancoblu d'Alsazia hanno mostrato un gioco spumeggiante e una serie di talenti under23 da leccarsi i baffi però sono arrivati i fischi da parte dei loro tifosi, delusi per non essere arrivati in finale di coppa. Difficile giudicare da fuori, intercettare il sentimento popolare. Quello di Firenze l'abbiamo capito coi messaggi in radio e i commenti sui social: nonostante qualcuno avesse semplificato la gara di domenica parlando della possibile 'festa' salvezza, sono stati tutti chiari, non c'è niente da festeggiare.

Al massimo da tirare un grosso e denso sospiro di sollievo al triplice fischio (basterà un pari oppure una sconfitta della Cremonese contro il Pisa), ma nessuno spazio per ringraziamenti, lustrini o paillettes. Niente torta, trombette, striscioni o regali. La festa al Franchi non ci sarà. Negli spogliatoi poi, lontani dalle telecamere, a Ranieri, De Gea, Dodo, Fagioli, insomma tutti quelli che sono stati nell'occhio del ciclone da settembre, sarà concesso un grido d'esultanza, perché lo sport è questo e un traguardo è un traguardo, a maggior ragione se come questo, tutt'altro che scontato fino a qualche settimana fa.