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L'Italrugby fa la storia trascinata da un fiorentino doc. Cannone: "Il risultato parla da solo"

L'Italrugby fa la storia trascinata da un fiorentino doc. Cannone: "Il risultato parla da solo"
Oggi alle 17:48Primo Piano
di Ludovico Mauro

Il 7 marzo 2026 è stata scritta una indelebile pagina di storia dello sport italiano. Mai prima d'ora l'Italrugby aveva battuto l'Inghilterra, unica big europea ancora mai sconfitta dalla nostra Nazionale e che due giorni fa, per la prima volta è caduta sotto i colpi degli azzurri. All'Olimpico, nel Sei Nazioni, l'Italia ha avuto la meglio dei Tre Leoni col punteggio di 23-18, centrando un'impresa che da quasi quarantotto ore occupa gli spazi di giornali, televisioni e media di ogni tipo. A questo elenco si aggiunge FirenzeViola, che ha contattato in esclusiva uno dei grandi protagonisti come il vice capitano dell'Italrugby, fiorentino doc e grande tifoso viola, Niccolò Cannone:  "Tuttora c'è una grossa sensazione di felicità, sapendo di aver fatto qualcosa mai fatto prima - esordisce ai nostri microfoni la seconda linea della Benetton Treviso -. In quell'istante, finita la partita, è esplosa una serie di emozioni che renderà questo momento indimenticabile, nonostante non avessimo giocato una grandissima partita, perché potevamo fare meglio in molti aspetti. Ma ci servirà per la prossima gara che sarà ancora più difficile".

E sarà un'altra montagna da scalare, ossia il Galles. Come ci arrivate, dopo un'impresa del genere?
"Il gruppo sta bene, siamo tutti felici. Stiamo recuperando e oggi abbiamo ripreso la preparazione al Galles. Abbiamo analizzato ciò che non è andato con l'Inghilterra, lo staff ci sta rimettendo in sesto e siamo già in ottica Galles. Sarà una sfida davvero dura".

Tornando alla grande vittoria di sabato, durante la gara pensavate davvero di potercela fare?
"Il risultato parla da solo. Sapevamo fin da subito che sarebbe stata una partita giocata punto a punto, in cui dovevamo restare attaccati al risultato. E così è stato, ma la sensazione di dire 'Ce l'abbiamo fatta' l'ho avuta solo quando l'arbitro ha fischiato, non prima. Anche perché in queste gare, al minimo errore ti ritrovi sotto. Ma la speranza c'era, nonostante le difficoltà ci siamo attaccati a ogni momento positivo e abbiamo portato a casa il risultato".

Le sue lacrime durante l'inno nazionale, prima della gara, sono ancora impresse sugli occhi di tutti. La maglia azzurra la sente tantissimo.
"Questa cosa dell'essere italiano io la sento tantissimo. Ma in generale è così per tutti i miei compagni, solo che io ho questo modo di esprimere le mie emozioni e piango davvero per tante cose. Quando hai quello scudetto sul petto e canti l'inno accanto a tuo fratello… poi penso a tante cose fatte fin da piccolo per arrivare lì e non riesco a trattenere le emozioni. Non riesco a non pensare a Firenze, ci sono tanto attaccato e forse anche troppo. È una cosa bellissima".

E come mai 'anche troppo'?
"Perché da una parte mi prendono anche in giro (ride, ndr)! Io e mio fratello (Lorenzo, altro pilastro di questa Italrugby) siamo molto legati a Firenze, della serie che per noi qualsiasi cosa è meglio a Firenze. E sono convinto di questo, abbiamo un po' questa visione del fiorentino che fa tutto meglio rispetto agli altri".

Praticamente vi portate sempre dietro il giglio sul petto.
"Io la fiorentinità la vivo in maniera molto forte. Su tutto: i colori, i costumi, il cibo… siamo entrambi molto campanilisti, molto attaccati a Firenze. Io soprattutto la sento come un grande orgoglio, mi reputo fortunato per questo. Non ce l'hanno tutti un attaccamento così particolare e me lo porto sempre dentro. L'essere fiorentino è sempre con me, anche quando gioco".

Proprio a Firenze è partita la sua storia sportiva. Prima del rugby, però, tanti anni nel calcio.
"Fosse stato per me non so se avrei cambiato sport, sinceramente. Perché sono innamorato del calcio, mi divertivo come un pazzo, ma mi hanno fatto smettere perché unn'ero bono. Mi dissero 'Guarda, c'hai due sinistri...'. Ecco, direi che sono stati chiari (ride, ndr). Poi ho fatto molto pugilato, basket e tennis, ma mi piaceva troppo fare la lotta".

E quindi il rugby.
"Ero grosso e agitato, mi garbava troppo litigare e fare la lotta! Quindi un po' per amicizie, un po' per conoscenze di mio babbo, mi consigliarono di provare il rugby per sfogarmi un pochino. E da lì è stato amore a prima vista".

Si può dire, a posteriori, che è stata la scelta migliore?
"Menomale mi hanno fatto smettere col calcio (ride, ndr)".

E se le avessero detto, quel giorno, che sarebbe stato una delle colonne dell'Italrugby che batte l'Inghilterra al Sei Nazioni?
"Avrei risposto: 'Bah, speriamo'. Non sapevo se sarebbe mai arrivato un momento del genere, ma alla fine il lavoro paga".

Viviamo un momento storico in cui sta esplodendo il tennis. Sperate, in cuor vostro, di trascinare la gente nel rugby con queste gesta?
"Sicuramente, è uno dei nostri più grandi obiettivi portare più persone possibile a iscriversi a questo gioco meraviglioso. La differenza più grande, tra il nostro e gli altri Paesi, sta nella cultura. In Inghilterra, Irlanda, Scozia, i ragazzi giocano a rugby nei college, e così via anche in Sudafrica e Nuova Zelanda. Se vogliamo portare il nostro rugby a certi livelli, si deve partire dalle basi e avere un bacino di giocatori più grande, con investimenti di qualità sulle strutture. La nostra Nazionale deve essere la punta che traccia la strada, perché i bambini che vedono vincere l'Italia hanno voglia di iniziare a giocare. Su questo, devo dire che la Federazione sta già facendo un ottimo lavoro".

Nel suo cuore, però, non è mai svanito il viola. Come sta vivendo questa stagione?
"Come la sto vivendo… come tutti, icche si deve fare? Bisogna solo rimanere attaccati alla squadra. Ora servono le cose più utili, quindi mi metto dalla parte dei giocatori perché sono un atleta anche io e ricevere le critiche non è mai bello, ma ci sono passato anche personalmente e questa stagione della Fiorentina me ne ricorda tanto un'altra mia a Treviso. Non avevamo fatto neanche una vittoria in campionato, però a fine anno abbiamo vinto un trofeo. Sono momenti duri in cui la squadra deve rimanere unita e restare positiva, la speranza è che la Fiorentina riparta e torni grande perché i fiorentini se lo meritano. Soprattutto per come vivono la passione, si meritano una grande Fiorentina".

Provocazione: si può dire che la salvezza della Fiorentina, vista la stagione, potrebbe essere un'impresa come la vostra di sabato contro l'Inghilterra?
"Beh, guardando lo stato attuale delle cose direi di sì. Anche se Firenze si merita una squadra che punti a vincere, non a salvarsi. Chiaramente questo è un brutto colpo, l'addio di Rocco (Commisso, ndr) è stato un momentaccio e ora bisogna stringersi tutti insieme, città e giocatori. Firenze merita di più".

Ha ancora fiducia in Vanoli e nella squadra?
"Sì, perché sono sempre molto positivo. Ma l'è tutto un patire (ride, ndr). Diciamo solo che ci spero tanto".

Domanda secca: Conference o salvezza?
"Io sto un po' nel mezzo. C'è la Conference? Bisogna vincere in Conference. C'è il campionato? Bisogna vincere in campionato. L'ho sempre vissuta così, adesso c'è da fare di tutto per vincere su entrambi i fronti. Non sono di quelli che dice 'In Conference mandiamo la Primavera'. Assolutamente no, siamo atleti e bisogna vincere ogniqualvolta ci sia qualcosa in palio".