VLAHOVIC E L'ARTE DEL SUBIRE FALLO: È IL PRIMO IN SERIE A

07.12.2021 13:00 di Alessio Del Lungo   vedi letture
VLAHOVIC E L'ARTE DEL SUBIRE FALLO: È IL PRIMO IN SERIE A
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Se la stagione della Fiorentina sta andando nel migliore dei modi e, forse, anche oltre le aspettative, gran parte del merito è di Vincenzo Italiano, allenatore che ha portato idee e mentalità nuove, ma anche di Dusan Vlahovic. L'attaccante serbo, infatti, ha spesso risolto partite con gol ed intuizioni da vero e proprio enfant prodige che, piano piano, gli hanno permesso di consolidarsi come una vera e propria realtà. Le sue doti però non si limitano a quelle da cecchino infallibile e autentico killer, specialmente in area di rigore, perché il gioco dei viola richiede ben altro apporto anche in fase di costruzione. Sebbene la Fiorentina ricerchi in maniera insistente il gioco palla a terra e riparta spesso dal basso, può succedere talvolta che ci sia la necessità di calciare lungo, di allontanare un pericolo, di sbrogliare una situazione intricata che avrebbe potuto creare dei grattacapi alla porta difesa da Dragowski o Terracciano ed è lì che Vlahovic dimostra quanto sia maturato e cresciuto in questo anno nel gioco spalle alla porta.

I dati diffusi dalla Lega Serie A evidenziano come il classe 2000 sia in testa alla classifica dei falli subiti con 42, davanti a Frattesi del Sassuolo a quota 35 e al trio formato da Bonazzoli della Salernitana, Joao Pedro del Cagliari e Svanberg del Bologna a 34. Una statistica apparentemente poco importante, ma che invece, nelle dinamiche di una gara, risulta spesso di vitale importanza. Vlahovic con la sua forza fisica e soprattutto con la sua abilità nel prendere posizione e tenere a distanza l'avversario, permette alla squadra di alzare il baricentro, guadagnare metri e rifiatare nei momenti di difficoltà. In sintesi, quando non lo atterrano smista e velocizza la manovra, altrimenti subisce fallo e fa salire i suoi. L'ex Partizan è una vera e propria macchina da guerra, sempre affamato e voglioso di migliorare, ma è bene sottolineare come sia lui imprescindibile per la squadra tanto quanto la squadra lo è per lui perché nessuno può brillare di luce propria.