SQUADRA VERA

27.09.2021 00:00 di Tommaso Loreto Twitter:    vedi letture
SQUADRA VERA

Non cadremo nella tentazione di un gioco di parole tra il cognome del tecnico della Fiorentina e il modo in cui la squadra viola ha portato a compimento la missione Udine, ma è chiaro che c'è molto di Italiano nella vittoria di ieri . Tre punti raccolti da un gruppo sempre più simile a una squadra vera, che attraverso la guida del tecnico ha imboccato la strada opposta a quella degli ultimi due anni. E in tal senso andrà registrato un nuovo tassello nel mosaico che Italiano sta pian piano costruendo, una risposta diversa dalle precedenti alle difficoltà che ha portato identici risultati positivi

Se dopo la sfida all’Inter tra le preoccupazioni c’era quella di un’intensità vista per quasi un’ora e perciò impossibile da mantenere fino al novantesimo, aggiunta a un calo psicologico, la Fiorentina di Udine ha provato persino a gestirsi, forte di un vantaggio iniziale che ha assecondato l'operazione. Italiano ha cambiato il suo registro, non solo nelle conferme alla formazione più o meno ribadita dopo martedì sera, ma anche derogando ai principi del 433 per accettare di buon grado il bisogno di difendersi (anche a 5) rimandando ad altre circostanze lo spettacolo.

In un’analisi obiettiva andrà tenuto di conto anche del peso del VAR nella decisione sul rigore raccolto dal sempre più fondamentale Bonaventura, oltre che delle 48 ore di differenza tra le squadre nella preparazione della partita, ma leggendo tra le pieghe dell’uno a zero di ieri sono tanti i motivi di fiducia e ottimismo, e chiaramente pure di soddisfazione. Perchè in una giornata meno brillante di altre (e alla terza gara ravvicinata è inevitabile che la stanchezza presenti il conto) la squadra ha saputo comportarsi ancora più da tale, sopperendo con l’agonismo alla copertura del campo apparsa minuto dopo minuto, nel secondo tempo, sempre più complicata.

Italiano ha così letto uno spartito diverso rispetto a quelli fin qui mostrati, nel quale era semplicemente il caso di alzare un muro e difendere il patrimonio concretizzato da Vlahovic (quarto gol stagionale, terzo centro dal dischetto ed ennesima gara di sacrificio). Nell’inserimento finale di Igor, ma anche nell'ingresso di un Amrabat trasformato, c’è tutta l’importanza dei tre punti che spingono i viola a quota 12 in classifica al quinto posto e dopo aver infilato tre vittorie esterne che mancavano da un pezzo. Preparando tutti al meglio a ricevere la capolista Napoli (lanciatissima e a punteggio pieno).

Una Fiorentina sicuramente meno bella e arrembante di quella ammirata tra Atalanta, Torino, Genoa e Inter, ma forse persino più fredda, certamente più cinica e in grado di portare a casa il massimo risultato dopo 90 minuti di sofferenza. Che è poi quel che spesso capita alle squadre vere come sta diventando quella allenata da un Italiano sempre più decisivo nelle sue scelte.