CASO MUTU, Ecco perché sibutramina è doping

28.01.2010 18:04 di Redazione FV   Vedi letture
Fonte: Repubblica.it
© foto di Federico De Luca
CASO MUTU, Ecco perché sibutramina è doping

"E' una sostanza pericolosa. In passato ci sono stati anche dei morti e per questo ad un certo punto della vicenda era stata anche tolta dal commercio; poi è tornata in farmacia come prodotto galenico da confezionare solo dietro presentazione di ricetta medica non ripetibile, e recentissimamente è stata di nuovo tolta dal commercio". Parla il professor Dario D'Ottavio, biochimico clinico di fama nazionale, esperto di doping (consulente nelle maggiori inchieste) nonché per quattro anni autorevole membro della CVD, la commissione di vigilanza sulla legge antidoping (376/2000). "Perché la prendono gli sportivi? Semplice: è un potente stimolante e anoressizzante, cioè allontana lo stimolo della fatica e della fame. Come le anfetamine. Per questo andava inserita fra i prodotti dopanti così fummo noi della Commissione a proporre alla Wada, l'agenzia mondiale antidoping di metterla nell'elenco delle sostanze vietate".

Stimolante di quale tipo, professore? "Dei neurotrasmettitori, cioè impedisce la cosiddetta ricaptazione di adrenalina, noradrenalina, serotonina e dopamina, stimolanti neurotrasmettitori, appunto, che grazie a quella sostanza rimangono di più nel circolo sanguigno espletando significativi effetti stimolanti. Il risultato è che c'è una maggiore efficienza fisica e la prestazione sportiva migliora. Di qui il divieto".

Dunque un prodotto molto simile all'ormai famigerato Lipopill (fentermina) che costò la squalifica a Peruzzi e Carnevale nel 1990. E, per i suoi effetti euforizzanti è talvolta usato come succedaneo alla cocaina. Non a caso figura anche come un prodotto antidepressivo. "Certamente. Ma c'è anche da considerare l'effetto pratico del dimagrimento sulla prestazione. Se diminuisce la massa grassa, migliora il rapporto peso-potenza, dunque anche le accelerazioni e le ripartenze, frequentissime nel calcio, risultano più efficaci e brucianti". Ma c'è qualcosa di ancor più grave: solo pochi giorni fa l'AIFA, l'agenzia italiana del farmaco ha emesso il divieto di vendita di farmaci dimagranti a base di sibutramina perché: "a seguito della valutazione del Comitato per i medicinali di uso umano, ha riscontrato un rapporto rischio-benefici sfavorevole per tale farmaco".


In altri termini i rischi dell'assunzione superano i benefici del trattamento dimagrante. E questo renderà molto difficile per l'atleta dimostrare, come consente il nuovo regolamento, che ha fatto ricorso a questo prodotto solo per dimagrire. "Gli effetti dimagranti della sibutramina - dice D'Ottavio - infatti sono minimi, dunque ciò che viene ricercato è principalmente l'effetto stimolante sulla prestazione". Si complica dunque la situazione per il giocatore che punta ad ottenere il dimezzamento della pena (la positività a questa sostanza in competizione prevede una pena dai 6 agli 8 anni). Trattandosi di sostanza definita "specifica" dal regolamento della Wada, Mutu potrebbe ottenere anche un dimezzamento della pena. Ma come si fa a dimostrare la legittimità dell'uso "terapeutico" di questa sostanza (ciò che permetterebbe di accedere allo sconto di pena), se gli stessi esperti dubitano dei suoi reali effetti?