CALCAGNO, Ritorno in campo? Siamo tutti preoccupati

22.05.2020 16:15 di Redazione FV Twitter:    Vedi letture
CALCAGNO, Ritorno in campo? Siamo tutti preoccupati

Umberto Calcagno, vice presidente dell'AIC, ha parlato a Centro Suono Sport dei temi riguardanti la ripresa del calcio in Italia:

Cosa pensa della possibilità di disputare alcune partite nel pomeriggio dopo la ripresa?
"Ho giocato spesso alle 15 al sud quando giocavo in C e non era per niente facile. Spero che si possa ragionare su questa possibilità, ma andiamo avanti per step. Stiamo aspettando i protocolli e la riunione del 28 maggio che sarà decisiva".

Si è parlato molto degli stipendi dei calciatori e dei tagli che i club stanno proponendo, siete preoccupati?
"Molto, visto che la FIGC con le norme emanate ieri non controllerà nessun pagamento per circa cinque mesi e mezzo. Il rischio è che non arrivino stipendi per tutto questo periodo. Dobbiamo considerare tra l'altro che il calcio non è solo la Serie A, ci sono anche la B e la C. Il Lega Pro il 70% dei calciatori prende meno di 50mila euro e anche a loro non verranno controllati gli stipendi per lo stesso periodo. Vi sembra normale? L'unico presupposto deciso è che se si tornerà in campo si farà senza essere pagati. Mi sembra assurdo".

I calciatori come stanno vivendo il possibile ritorno in campo, sono preoccupati?
"Siamo tutti preoccupati, tutti i professionisti e non solo i calciatori. Io faccio l'avvocato e ho alcuni colleghi che ancora non sono tornati a lavoro. Agazzi per esempio ha preferito interrompere il contratto e non tornare a giocare per paura del virus. C'è una comunità scientifica che sta lavorando ai protocolli, non è una questione di essere a favore o contro la ripresa. Poi dovremo essere bravi a controllare che i protocolli vengano rispettati, ma questo è il nostro lavoro. Sembra che adesso ci sia la possibilità di ripartire, non col rischio zero ovviamente, ma con un rischio comunque minimo. Questo discorso però vale per tutti i settori, non solo per il calcio".

Probabilmente ci saranno pochissimi giorni di ferie visto che il campionato potrebbe finire il 20 agosto e ripartire il 1° settembre, cosa ne pensano i calciatori?
"Le ferie vanno calcolate sul singolo e non sulla squadra. La questione è già stata risolta, comunque. Uno dei primi DPCM del governo diceva di far godere le ferie ai dipendenti, in questa categoria rientrano anche i calciatori ovviamente. Per cui le settimane di marzo in cui non si è giocato, in cui non ci sé allenati, vengono ‘risolte’ in questo modo".

Prima o poi ci saranno le elezioni per l'AIC visto che Tommasi è a fine mandato, lei parteciperà? Qual è il suo programma?
"Le nostre proposte, quindi le mie e quelle del mio gruppo, è di andare in continuità con tutto quello che abbiamo fatto. Dobbiamo essere forti e mantenere tutte le tutele che oggi abbiamo. Continuare a confondere la riforma dei campionati con il format, cioè dire quante squadre è giusto avere, è sbagliato. Riforma dei campionati significa ridistribuire le risorse in maniera differente. Andiamo a vedere come fanno in Germania, Inghilterra e Spagna quale percentuale di diritti televisivi vengono distribuiti verso il basso, quanto è importante la piramide. Se parliamo della nuova Champions, ci rendiamo conto di cosa significherebbe fare 4 gironi da 8 invece che 8 da 4? Per questo dico che le decisioni che prenderemo nei prossimi anni condizioneranno generazioni di calciatori ma anche di presidente. A me sembra si stia andando nell’ottica di dare di più a chi ha molto e di preoccuparci poco di chi abita sotto di noi. Con la Superchampions, ad esempio, si rischia di non badare più a chi vive sul nostro stesso pianerottolo. Io sono sinceramente molto preoccupato da questo punto di vista".