"ANDIAMO A RIPRENDERCI LA COPPA"

"ANDIAMO A RIPRENDERCI LA COPPA"
giovedì 10 dicembre 2009, 02:24LA NUOVA SERIE A 2012-2013
di Stefano Borgi
fonte www.stefanoborgi.it

Madrid 1957 - Madrid 2010. Cinquantatre anni per consumare una vendetta che, come recita il proverbio, è un piatto che si consuma freddo. In questo caso... freddissimo. La Fiorentina approda agli ottavi di finale di Champions League vincendo (dominando, strapazzando) il proprio girone (unica italiana a riuscire in quest'impresa), inanellando 5 vittorie consecutive e celebrando la grandezza di Alberto Gilardino. Il "gila" infatti, grazie al gol vittoria di Anfield, raggiunge Gabriel Batistuta a quota 10 nella graduatoria dei marcatori viola in Europa, con Kurt Hamrin ancora lontano, primo incontrastato con 16 reti.

Ma andiamo con ordine: il 30 maggio del 1957 la fantastica Fiorentina di Fulvio Bernardini raggiunge la finale di Coppa dei Campioni. In sorte gli toccano i campioni in carica del Real Madrid, e beffa delle beffe, la finale si gioca proprio a Madrid. Il risultato è scontato perchè, passano gli anni e passano le mode, ma l'unica che non passa mai è lo strapotere del palazzo. Cosicchè un fantomatico arbitro olandese, di nome Horn, a 10 minuti dalla fine, s'inventa un calcio di rigore a favore dei madridisti e, di fatto, consegna la coppa ai bianchi di Spagna. Il 22 maggio del 2010 l'altrettanto fantastica Fiorentina di Cesare Prandelli avrà la possibilità di vendicare quel "furto" e guarda caso anche stavolta la finale si disputa a Madrid. E allora urliamo: "ANDIAMO A RIPRENDERCI LA COPPA", perchè ci spetta, perchè questa Fiorentina ce la può fare.

Sentiamo già le prime obiezioni: ma come, siamo appena agli ottavi e parli di finale? Mancano sei mesi al termine della stagione e parli di una Champions da vincere? Riconosciamo la forzatura del nostro incipit, frutto anche (ma non solo) di questa singolare coincidenza di luoghi e date, ma la Fiorentina che ha cavalcato trionfalmente il cammino di questa Champions League autorizza (lungimiranti ancorchè spudorati) voli pindarici e slanci di ottimismo. La Fiorentina che ha sbaragliato la concorrenza è una squadra solida, compatta, organizzata, in una parola...vincente. E non mancano gli esempi (anche recenti) di outsiders che hanno sorpreso tutti andando a vincere la coppa dalle grandi orecchie (a dir poco) a sorpresa. Pensiamo al Porto di Mourinho (2004, fra l'altro sul Monaco, altra sorpresa), allo stesso Liverpool di Benitez (2005, in rimonta sul Milan), senza contare il Bayern Leverkusen (finalista nel 2002). Tutte squadre, queste, paragonabili all'attuale Fiorentina.

Facciamo un pò di cronistoria condita da qualche numero: la Fiorentina affronta nel mese di agosto lo Sporting Lisbona ed è, forse, il momento più difficile. La qualificazione arriva in una calda serata nella quale il piccolo Jovetic firma il gol decisivo al termine di, ahimè, una prestazione complessiva assai deludente. Inizia il girone E ed è subito rivincita col Lione. Anzi no...purtroppo sarà ri...perdita, perchè l'arbitro Vink (ancora un direttore di gara olandese) ci mette pesantemente del suo espellendo a fine primo tempo Gilardino, senza motivo. Da quel momento la Fiorentina diventa irresistibile: 2-0 al Liverpool (doppio Jovetic), 9-5 il totale contro gli ungheresi del Debreceni (va a segno anche Mutu), 1-0 al Lione fino al 2-1 inflitto, poche ore fa, ai "reds" di Liverpool. Totale: 15 punti conquistati (solo il Bordeaux ha fatto meglio con 16), 14 gol fatti (bruciata sul filo di lana dal Real di Cristiano Ronaldo con 15), 5 vittorie consecutive (record assoluto), terza vittoria di una squadra italiana nel tempio di Anfield (prima dei viola c'erano riusciti solo il Genoa nel 92' e la Roma nel 2001). Ma sopratutto il Liverpool battuto senza disporre di 7 titolari: Gamberini, Dainelli, Zanetti, Jovetic, Mutu, Vargas e Marchionni...roba da primato mondiale. Gli ultimi due (Vargas e Marchionni) sono entrati nel finale e (va detto) sono stati decisivi, ma resta l'impresa di una formazione che è programmata come un computer, infallibile come il miglior cecchino, nella quale tutti, da Gilardino al magazziniere, sanno esattamente cosa fare ed è l'esempio più fulgido del principio che..."cambiano i fattori (leggi i giocatori) il risultato non cambia". E del resto il cliché di questa Fiorentina è consolidato: forza del gruppo, uno per tutti-tutti per uno, ordine, disciplina tattica, motivazioni a bizzeffe e tanto, tanto, spirito di sacrificio. Ingredienti apparentemente semplici, scontati, ma chi conosce il calcio sa che la realtà, spesso, è diametralmente opposta con egoismo e superficialità che la fanno da padrone.

Chi ha la bontà di seguirci sa che questo è, di norma, uno spazio riservato ad una rubrica dal nome: "Occhi puntati su..." Non ce la siamo sentita di circoscrivere il nostro commento, il nostro apprezzamento ad un giocatore solo. Certo ci sarebbe uno Jorgensen da magnificare, un Montolivo da celebrare, un Gilardino da ibernare (per averlo bello fresco negli anni a venire), un Prandelli... da santificare. E allora racchiudiamo il tutto in un grandissimo "GRAZIE", rivolto a coloro che, stanotte, permettono a tutta Firenze di continuare a sognare.