Vanoli (uno Iachini che ce l'ha fatta) e i misteri viola

Vanoli (uno Iachini che ce l'ha fatta) e i misteri violaFirenzeViola.it
Oggi alle 00:00L'editoriale
di Redazione FV
fonte a cura di Stefano Prizio

I risultati del rientro di Vanoli stanno lì, sotto gli occhi dell’attonito popolo viola: la Fiorentina, con tutte le sue speranze sgretolate (ammesso e non concesso fossero ragionevoli), se ne sta a fine ottobre a 4 punti, distaccata di appena una lunghezza dal Venezia che occupa l’ultimo posto. Tuttavia, prima di contrapporci in una divisione manichea tra coloro che incolpano l’allenatore e quelli che danno le maggiori responsabilità a Paratici, il quale comunque quell’allenatore l’avrebbe scelto dopo aver fallito Grosso, naturalmente sempre che nella scelta di riprendere Vanoli non sia intervenuto d’imperio Joseph Commisso.

Comunque, appaiono alcuni veri e propri misteri in questa gestione sportiva: partendo da Oulai, giovane nazionale ivoriano sul quale il club viola ha investito 25 milioni più bonus, un giovanotto che Vanoli ha definito «un piccolo Kantè», ma che nella pur claudicante Fiorentina di questi tempi non riesce a trovare spazio e forse, se davvero ci sono in giro squadre interessate a lui, come pur si dice, inizia comprensibilmente a meditare sulla bontà della sua scelta di venire a Firenze.

C’è poi Atta, giunto a Firenze con promesse di far sfracelli: dal suo arrivo in viola, per ora, resta memorabile solo il siparietto di Grosso in conferenza stampa, quando mimò la sua sorpresa nell’apprendere da Paratici che la Fiorentina aveva preso il giocatore. Per il resto, il talentuoso centrocampista s’è spento come una candela al vento e adesso è indisponibile, senza che all’esterno della fortezza di Bagno a Ripoli si sappia nulla dei suoi tempi di recupero. Tuttavia, a creare il successivo arcano è stata una frase di Vanoli stesso: difatti, l’allenatore viola disse che Goncalves è il giocatore con più gol e assist nei piedi dell’intera rosa viola, ma il portoghese ha giocato 147 minuti totali, ha fatto un solo gol, nessun assist e resta quasi sempre a scaldare la panchina quale oggetto misterioso, intristendosi e rattristando chi lo guarda. Resta la domanda su se Vanoli si giochi contro o se sia in corso un’operazione coperta dei servizi bulgari; il mistero, comunque, continua… Analizzato il centrocampo, le cose non vanno meglio in difesa, dove la Fiorentina ha investito tanto sul giovane brasiliano Viery, il quale tuttavia non sta rispettando le attese. Talvolta Vanoli lo adatta a sinistra, sacrificando lui e un altro giovane che prometteva molto, ma fatica anch’egli, Valdepenas; fatto sta che i numeri della retroguardia viola restano fortemente negativi. Ma se centrocampo e difesa piangono, l’attacco non ride: Paratici ha scelto di privarsi di Kean sostituendolo con ben due prime punte e annunciando incautamente che chi arrivava sarebbe stato più forte di chi partiva (dichiarazione che si iscrive di diritto all’antologia delle frasi più autolesioniste di questa gestione viola, da quiella sui mezzi infiniti di Rocco alla lavagnetta di Pioli).

Comunque, Pellegrino le ha giocate quasi tutte e ha fatto 2 gol, ma, pur essendo arcinoto che la sua migliore caratteristica è il gioco aereo, non gli arriva nemmeno un cross che sia uno con gli esterni a piede invertito. Ma chi perplime davvero è Beto, che gioca poco e, quando gioca, s’aggira spaesato per il campo senza strusciare palla, rinverdendo la triste memoria del povero Luka Jovic. Chi funziona, ma potrebbe funzionare molto meglio (magari giocando più vicino alla porta, come ha consigliato Prandelli), è Mastantuono, che gioca quasi sempre (e dovrebbe essere sempre intoccabile dal campo per decreto legge), corre molto, tocca tanti palloni e dà l’impressione di poter potenzialmente diventare il vero punto di riferimento di questa squadra senza leader e personalità, a dispetto dell’età giovanissima. I suoi gol per ora si limitano alla tripletta col Venezia, ma è forte la sensazione che, se messo nelle migliori condizioni, il suo talento possa deflagrare almeno per la consolazione, se non per la gioia, del popolo viola.

Qualcuno dirà, con alcune ragioni, che tutta questa analisi riguarda scelte e quindi eventualmente errori dell’allenatore, ma l’allenatore l’ha scelto Paratici o comunque la società, e tra i compiti di Paratici, oltre che fare il mercato, c’è quello di aiutare il suo allenatore consigliandolo nelle questioni più delicate e nei frangenti più travagliati. E se poi Paratici disattende tali compiti, ebbene, tocca al proprietario Joseph richiamarlo all’ordine o affiancarlo da altre figure. Viceversa, ci toccherebbe dire che, se Vanoli è uno Iachini che ce l’ha fatta (nel senso che il buon Beppe col suo onesto cappellino non s’è mai trovato in mano una rosa di questa qualità), Paratici è un Marotta o un Giuntoli che invece non ce l’ha fatta. Su Joseph, infine, soprassediamo, poichè è un neofita del calcio e nel suo caso il peccato originale di gioventù rispetto al calcio non si emenda con due corse, un gol e qualche dribbling, come nel caso di Mastantuono.

Ma oggi si gioca e a Firenze giunge l’Atalanta, una squadra che è in qualche modo la prova provata, per club come la Fiorentina, che, pur non avendo gli introiti delle grandi e non essendo espressione di una grande città italiana o un gruppo economico d’elite, si può, gestendo bene le risorse, facendo scelte indovinate su calciatori e allenatori, insomma facendo calcio a modo, sedersi al tavolo del grande calcio nazionale ed europeo. E poi i nerazzurri hanno in panchina Sarri, un tecnico che è stato a lungo in predicato di venire a Firenze: sarà quindi una sfida nella sfida, considerando anche che una rosa ad alto tasso di qualità e giovane come quella viola avrebbe avuto bisogno proprio di un maestro di calcio come Sarri per essere sfruttata al meglio con coraggio ed esperienza. Ma gli atalantini non hanno digerito del tutto la cura Sarri e vivono un momento difficile: ecco che i viola stasera avranno un’occasione da non farsi sfuggire.