Alle origini di Joseph: da underdog a star del portafoglio. Il percorso (fra dubbi e risposte) di un protagonista inatteso. Per ora Commisso jr stupisce perché cerca soluzioni e non conflitti
Ora è la star del portafoglio viola, ma quando si presentò sull’altare della Chiesa di San Patrizio per ricordare il padre Rocco, in molti a Firenze si chiesero: chi è quello? Era il 21 gennaio e le immagini di un irriconoscibile Joseph Commisso furono accolte in streaming da una città viola addolorata e stupita. Occhi sgranati: ma è davvero Joseph? Poche occasioni per ascoltarlo in pubblico, prima di allora. Colpirono l’aspetto e soprattutto i toni, lievi a prescindere dal momento, calibrati, completamente diversi rispetto allo stile muscoloso dell’Azienda. Poi nel tempo, piano piano, i passi giusti sotto il profilo della comunicazione e la folgorazione sulla via di Paratici. Ma andiamo con ordine e proviamo a riannodare il filo.
Praticamente sconosciuto dopo una vita da mediano nel board viola, Joseph Commisso ha indossato carichi operativi in un momento obiettivamente tragico. Tanti dubbi e un carico di racconti più o meno verificabili sul primo periodo fiorentino, quando al comando del club c’era Joe Barone, il dirigente di fiducia scelto da Rocco, plenipotenziario per nomina e vocazione. Joseph nelle retrovie. Parecchio. Su di lui soprattutto racconti di vita fiorentina e un coro dedicato dalla Curva Fiesole che ebbe durata brevissima, silenziato per una disposizione arrivata _ diciamo _ dai paraggi.
Joseph ‘figlio di Rocco’ dunque, anche se la sua carriera racconta un percorso articolato: studi alla Columbia University e Bachelor of Scienze in Civil Engineering, poi frequenza dell’Harvard Business School (corso di ‘Cable executive management program’). Studio e lavoro in Mediacom: esperienze dal basso e sul campo in settori diversi (financial operations, field management, programming, due diligence sulle acquisizioni e information technolog). Diventa vice presidente nel 2006 e non si occupa più dell’area commerciale dedicandosi all’area finanziaria, tecnologica e strategica. Nel settembre 2014 viene promosso a Group Vice President, Corporate Finance. È probabilmente il passaggio più significativo della sua carriera prima della successione.
Dal 2019 entra nel board viola e _ pur avendo un ruolo di rilievo nell’azienda paterna _ si trasferisce quasi in pianta stabile a Firenze. Poche notizie sull’operatività effettiva nel club, vulgate cittadine di cui sopra, una presenza costante al maggior numero di partite della Fiorentina, comprese quelle delle squadre giovanili, seguite con grande entusiasmo in tribuna a prescindere dalle categorie. Poi la partenza improvvisa verso la fine del 2021 (non sono riuscito a ricostruire la data precisa).
Da lì, silenzio. Fino al 21 gennaio 2026, quando l’evoluzione di Joseph ci ha fatto sgranare gli occhi. La domanda è questa: cosa ha in testa e quali progetti ha, davvero, il figlio di Commisso? Quali sono la sua libertà di azione e le risorse dedicabili al calcio, considerando anche il ruolo apicale in Mediacom? Folgorazione sulla via di Paratici a parte, da cosa è nato un cambio di strategia così netto? Di sicuro, mentre prima i manager erano una fedele e diretta espressione di Rocco Commisso _ che interveniva nella sostanza e anche a livello di comunicazione _ ora c’è un dirigente che ha una totale e clamorosa libertà di azione.
E il proprietario resta sullo sfondo. Ma finanzia e spende più di prima. Con una generosità che obiettivamente non era prevedibile. D’accordo, l’assenza dalle Coppe libera il club dal controllo del fair play finanziario dell’Uefa, ma dopo la multa appena ricevuta di 6 milioni l’intenzione sembra sia quella di tornare il prima possibile a frequentare l’Europa. E in quel caso la verifica sul sistema virtuoso delle finanze aziendali dovrà mostrare subito un circuito che funziona, fra ricavi e spese, perché in caso di minus ricapitalizzare potrebbe non essere sufficiente per riequilibrare il flusso auto sostenibile . A livello calcistico è proprio cambiato tutto: i nuovi arrivi per ora hanno un’età media inferiore ai 22 anni e un coefficiente di rivendibilità senz’altro superiore rispetto agli acquisti fatti un anno fa, quando furono spesi più di 90 milioni.
Joseph dunque, quasi-eroe della ripartenza dopo la quasi-retrocessione che lui stesso ha reso noto di aver affrontato lo scorso dicembre, quando pretese che fosse scelto un Direttore sportivo di alto livello per governare una situazione prossima al tracollo (Fiorentina ultima con 6 punti in 15 partite, a meno 8 dalla salvezza). Il primo atto è stato dunque quello di scegliere (o far scegliere) Paratici, il secondo _ ancora più clamoroso, viste le dimensioni della carta bianca _ quello di dargli fiducia con un credito che sembra illimitato.
Le esperienze trasversali in Mediacom hanno probabilmente convinto Joseph Commisso che la prima, vera mossa vincente di un’azienda è quella di scegliere buoni dirigenti. E anche qualcuno che aiutasse nella comunicazione del board presidenziale. Nessuna mossa sbagliata. Compresa quella della mano tesa per Antognoni. Ma questa è un’altra storia e ne riparleremo, nei prossimi giorni, da clamorosi ottimisti sperando che ci sia una buona notizia.
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