Vanoli cerca muri per i suoi quadri: la mossa Brescianini-Mastantuono dà una traccia per la Fiorentina del futuro
Alla fine era vero quello che dicevano in tanti, e anche quello che diceva Fabio Grosso. I primi raccoglievano i sussurri usciti dal Viola Park sulla scarsa condizione di Pedro Gonçalves (confermata anche da Paolo Vanoli nella conferenza pre-gara), insomma si parlava di un Goncalves con un'autonomia di 30-45' - e infatti il talento portoghese è partito a razzo e poi si è 'squagliato' al tiepido sole d'ottobre, è uscito all'ora di gioco ma di fatto è evaporato dalla gara molto prima; tornando invece al fu tecnico viola, l'ex campione del mondo aveva tirato fuori una frase che risulta tutt'ora attuale e forse profetica per spiegare le difficoltà strutturali della rosa.
La profezia di Grosso
«Se hai i quadri ma non hai il muro per mostrarli, allora sono fini a se stessi», ipse dixit, 29 agosto 2026, post Fiorentina-Frosinone. Un mese e mezzo dopo è arrivata un'altra sconfitta, meno cocente anche per il blasone dell'avversario, ma l'1-3 subito in casa dal super Como di Cesc Fabregas (al quarto sacco al Franchi da quando è sulla panchina dei lombardi) ha messo in evidenza ancora una volta tante cornici e poche pareti. Se è vero però che i muri sono fatti per essere abbattuti è altrettanto vero il contrario e c'è un uomo che è chiamato a erigerli, Paolo Vanoli. Che ci ha provato, nel finale di gara di ieri: precisamente al minuto sessantanove, una decina di minuti dopo il 3-1 di Douvikas. A quel punto, ecco la mossa, accompagnata dal brusio dei 21mila presenti: fuori Franco Mastantuono, dentro Marco Brescianini. Una mossa controintuitiva, ai limiti della follia calcistica (sei sotto di due reti e togli la tua punta di diamante per inserire....Brescianini), che è però un grido d'aiuto e una chiamata alle armi e a quel concetto, "equilibrio", che ancora non pare di casa tra i viola.
La variante sul tema
E allora, in attesa di trovare cornici più resistenti per sorreggere il talento dei vari Gonçalves, Mastantuono e Njie, che non sia l'ultima versione di Fiorentina vista ieri quella ideale per superare l'autunno indenni (o quantomeno limitando i già ingenti danni). La Viola ieri per un attimo è tornata al 4-3-3, con Fagioli spalleggiato da Ndour e Brescianini. Una scelta dovuta alla volontà di evitare la possibile imbarcata, che potrebbe però essere riproposta nell'ostilissimo contesto di San Siro, domenica, contro l'Inter prima in classifica. Una Fiorentina più abbottonata, non meno offensiva, perché la natura della squadra di Vanoli rimane quella, ma adesso serve trovare il fantomatico equilibrio, questo sconosciuto.
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