Si parla già di "stagione di transizione": ma stiamo scherzando? Così si ignora la storia della Fiorentina e si sottovaluta il valore della rosa

Si parla già di "stagione di transizione": ma stiamo scherzando? Così si ignora la storia della Fiorentina e si sottovaluta il valore della rosa
Oggi alle 00:00L'editoriale
di Andrea Giannattasio

Ieri mattina, durante Buongiorno Firenze su Radio FirenzeViola, ho perso le staffe. Lo ammetto, non è da me perché quando sono in diretta cerco sempre di essere moderato. Però durante la mia rassegna stampa su un autorevole quotidiano ho letto una frase - riferita alla Fiorentina, ovviamente - che mi ha davvero fatto andare di traverso la colazione: "Lo stadio Franchi non è stato un alleato decisivo per la rocambolesca salvezza dello scorso anno ma potrebbe diventarlo in questa stagione di transizione, nella quale ai viola è richiesto di salvarsi senza troppe sofferenze". Dico: ma stiamo scherzando? Richiesto da chi, poi? Nell'annata del centenario, dopo il campionato inverecondo da poco andato in archivio, dopo un mercato da quasi 150 milioni di euro spesi si parla dopo appena sei giornate di "stagione di transizione"? Non me ne voglia né il giornale in questione (il miglior sportivo per distacco) né il collega (un amico, bravissimo), ma è chiaro che questa visione non può corrispondere a quella che è la storia della Fiorentina. Una squadra che - classifica perpetua docet - è al quinto posto assoluto per punti fatti nella storia della Serie A.

Un messaggio dai piani alti?

Certo, pensare di recuperare tutto il terreno perduto negli ultimi mesi con le prime della classe e avere la certezza di qualificarsi in Europa dodici mesi dopo aver sfiorato la B è un esercizio duro da portare avanti, anche (e soprattiutto) alla luce delle tante lacune che la formazione di Vanoli ha palesato fin qui. Ma accontentarsi di una "stagione di transizione" con relativa "salvezza senza sofferenze" vuol dire non avere ben chiaro quello che è sempre stato il ruolo della Fiorentina nel campionato italiano. E, soprattutto, significa sottovalutare il valore della rosa costruita in estate con un esborso faraonico (il presidente Commisso cosa ne pensa di tutto questo? Davvero sarebbe contento di galleggiare nella parte destra della classifica per tutto il campionato dopo i sacrifici economici di luglio e agosto rimandando i sogni di gloria - speriamo - al 2027/28?). E siccome la (mia) sensazione è che a far filtrare questo concetto di una Viola al ribasso (quasi a volersi pulire la coscienza per qualche errore sul mercato) siano certi piani alti della società, mi sento in diritto di rispondere con una battuta: la "transizione" (intesa come momento di passaggio tra la fase di possesso palla e la fase di non possesso) la lasciamo volentieri a chi domani dovrà andare in campo contro il Como. Sperando, magari, che la sappia fare meglio rispetto a quanto visto a Marassi.

Gli esempi del passato: si prenda spunto

Anche perché esistono esempi molto recenti di come le società viola del passato siano riuscite a rilanciare (anche senza mercati monstre) subito dopo un anno di modeste salvezze. Uno di questi ha riguardato anche la gestione Commisso: quando nel 2021 Vincenzo Italiano ha preso al volo - un po' come Fantozzi tentò di salire sull'autobus gettandosi dal terrazzo - la panchina della Fiorentina, il club veniva dall'annus horribilis Iachini-Prandelli-Iachini concluso al 13° posto. A fronte di un mercato da 32 milioni poco più, però, la squadra si qualificò alla Conference, sfiorando per un punto l'Europa League (sciagurata fu la sconfitta a Marassi contro una Sampdoria già salva alla penultima giornata). Ma anche Vincenzo Montella nel 2012 (4° posto) e prima ancora Cesare Prandelli nel 2005 (4° posto cancellato poi da Calciopoli) si resero protagonisti di clamorosi rilanci a pochi mesi da annate vissute sull'orlo su una crisi di nervi. Si prenda, dunque, spunto dal passato e, per una volta, ci si ricordi cosa è e cos'è stata la Fiorentina. D'altronde, celebrare il centenario in questi mesi dovrà pur essere servito a qualcosa: la storia, dicevano i latini, è maestra di vita. Proviamo a far sì che questa non resti solo una frase fatta.