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Torre pendente contro Cupola, ciechi contro traditori: Fiorentina-Pisa, storia di una rivalità millenaria

Torre pendente contro Cupola, ciechi contro traditori: Fiorentina-Pisa, storia di una rivalità millenariaFirenzeViola.it
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di Alessandro Di Nardo

Se il calcio è quella maestosa allegoria di vita che condensa tutti i significati più ancestrali in novanta minuti lo dobbiamo anche a partite come Fiorentina-Pisa. Che torna a giocarsi oggi pomeriggio al Franchi: l'ultima volta, nell'estate 2002, valeva soltanto un turno preliminare di Coppa Italia, in pieno agosto, con Firenze deserta ma più di 2mila pisani scesi da queste parti con atteggiamento tutt'altro che vacanziero – finisce 0-1 per gli ospiti, rete di Alessio Frati, uno che, così vuole la leggenda, da quel giorno non ha più dovuto tirar fuori il portafoglio nella città della torre pendente –; l'ultima di campionato è datata 10 ottobre 1993, Serie B, 4-1 dei viola con tripletta di Batistuta e rete di Effenberg; per ritrovare invece il precedente più fresco in A dobbiamo arrivare addirittura all'annata 1990-91, 4-0 dei padroni di casa (Buso, Orlando, Fuser, Borgonovo). Era il 24 febbraio 1991. Quasi trentacinque anni dopo, un altro derby dell'Arno in massima Serie. Nel periodo non collegato però non sono mancati i motivi di sfottò. Gli uni hanno goduto delle disgrazie degli altri, in quel tipico sentimento toscano che in tedesco traducono come schadenfreude (la gioia maligna). E così quando la Fiorentina è tornata a testa china dalle finali perse di Conference, per ben due volte, dopo la sconfitta contro West Ham (2023) e Olympiacos (2024) i pisani hanno accolto i cugini con uno striscione che campeggiava nel tratto di strada tra le due città: "Benvenuti al mare, campioni... di bocce!", con tanto di risposta gigliata: "29.05.2022, voi campioni di bocce senza Serie A", un chiaro riferimento alla finale playoff persa dal Pisa contro il Monza. Fiorentina-Pisa è tutto questo, è una sfida che si gioca dall'alba dei tempi: il primo precedente coincide con l'esordio della Fiorentina in prima divisione: 3 ottobre 1926, poco più di un mese dopo rispetto alla fondazione della società, vittoria degli allora biancorossi con doppietta di Volk, che poi passerà al Pisa. Come a far capire che, anche a livello sportivo, questa è una contrapposizione che esiste dai tempi del brodo primordiale.

1406: il punto zero
Fiorentina-Pisa è l'esempio di come la storia invada anche il campo verde, di una rivalità che nasce prima sui libri, sulle strade, nei detti e nel campanilismo più estremo che tratteggia la nostra penisola. Perché è davvero difficile capire il punto zero, il casus belli, chi abbia aperto per prima volta il vaso di Pandora. La storia ci viene in soccorso e piazza lì una data, 1406, con l'assedio di Pisa da parte dei fiorentini, che la conquistano per avere uno sbocco sul mare. Un evento che è una ferita ancora aperta per una città che ai tempi aveva poco da invidiare anche a quella che poi sarebbe diventata la culla del Rinascimento. Fiorentina-Pisa è quindi soprattutto Firenze contro Pisa, repubblica marinara contro città di grandi mecenati, torre contro cupola, piazza dei Miracoli contro piazza della Signoria.

Dante e l'Inferno
È arte - il Giambologna l'ha plasmata e fatta scultura, "Firenze vittoriosa su Pisa" - storia e anche letteratura. Nel libro per antonomasia, la Divina Commedia, un fiorentino Doc (anche se poi ripudiato) come Dante Alighieri, nel canto trentatré dell'Inferno, quello del Conte Ugolino, arrivava ad augurare l'annegamento di tutti i pisani scrivendo: “Ahi Pisa, vituperio de le genti, del bel paese là dove 'l sì suona, poi che i vicini a te punir son lenti, muovasi la Capraia e la Gorgona, e faccian siepe ad Arno in su la foce, sì ch’elli annieghi in te ogne persona!" . Per tanti stranieri che vedono sul mappamondo questo strano stivale una è l'aeroporto dell'altra, sono la stessa cosa o quasi. Poi però c'è il tessuto locale e in una regione in cui spesso i vicini si odiano da secoli per torti che risalgono all'alto Medioevo, 98 chilometri sono una distanza abbastanza grande per essere riempita di luoghi comuni e pregiudizi.

Fiorentini ciechi, pisani traditori
C'è il detto del morto in casa, certo. Poi però ce n'è un altro che racchiude al meglio quell'incredibile caleidoscopio di sospetti e sguardi torvi che caratterizzano la Toscana, dove tutti sono nemici di tutti quasi per diritto di nascita: fiorentini ciechi, pisani traditori. Qui trascendiamo la storia e arriviamo direttamente alla leggenda popolare, legata a quanto sarebbe successo nel 1117. In quell’anno Pisa, impegnata contro i saraceni nelle Baleari, chiese a Firenze di proteggerla dai bellicosi lucchesi. Per ringraziarla delle truppe messe a disposizione, donò ai fiorentini due preziose colonne in porfido, bottino di guerra, alle quali si attribuiva il potere di riflettere il volto dei disonesti impuniti. Trasportate a Firenze risalendo l’Arno e collocate presso il Battistero di San Giovanni, le colonne risultarono però opache: secondo la tradizione, i pisani le avevano affumicate prima dell’imbarco. Da qui l’idea dei “fiorentini ciechi”, incapaci di accorgersi dell’inganno, e dei “pisani traditori”, colpevoli del raggiro. Ancora una volta, tutto incredibilmente toscano. Da quella presunta beffa sono passati 909 anni. Ecco perché il calcio non è solo calcio: stasera in campo, almeno per i tifosi, non sarà conteso solo un pallone, ma l’orgoglio di due popoli così vicini e così diversi.