Per fare tutto...ci vuole un fiore, per fare calcio una società solida. Parola di Paratici
“Per fare un tavolo...ci vuole un fiore”. E alzi la mano chi non ha mai sentito una vecchia canzone del repertorio italiano firmata Sergio Endrigo in cui, in sintesi, serve un fiore per fare tutto. Certo, il tavolo, il legno, l’albero, il seme e il frutto citati nel testo seguono percorsi obbligati, ma in assenza del fiore è impossibile immaginare la catena evolutiva.
Il riferimento alla società
L’ardito preambolo risulterà più chiaro se rapportato a quanto riferito dal ds Paratici domenica, prima della gara contro la Juventus. “Per costruire qualcosa di solido non si deve partire dai calciatori, ma dalla società, e dopo questa stagione servirà una disanima” è quanto ha detto il nuovo dirigente di casa viola, e pur con le incertezze del momento legate a una strategia (anche in tema di allenatori) tutta da scoprire, è chiaro il riferimento a una struttura societaria che a detta del dirigente merita riflessioni
Il bilancio della stagione poi la rivoluzione interna
Il perché è presto detto, tanto più di fronte a una ripartenza complessa come quella che attende il club di Commisso. Nello scenario di un anno nuovo per il quale non mancano cambiamenti all’orizzonte l’intento del ds si avvicina a una sorta rivoluzione interna, societaria, volta a cambiare figure e aggiungere competenze. E il riferimento alla struttura evidentemente da ritoccare non può non chiamare in causa, oltre che l’ultima, anche le precedenti stagioni di una gestione Commisso che venerdì sera chiuderà il suo settimo capitolo
Errori pagati cari
La stessa disamina chiamata in causa da Paratici, da operare a palla ferma una volta terminata la stagione, coinvolge anche un aspetto economico che non fa altro che confermare l’entità degli errori commessi. Perché a dispetto di conferme all’ordine del giorno nella dirigenza, dimissionari esclusi, gli oltre 90 milioni d’investimenti dell’ultimo mercato estivo mal si sposano con i risultati raccolti in quest’annata ormai prossima a chiudersi (per fortuna).
Una gestione familiare che non ha pagato
Insomma al netto di eventuali resistenze interne ipotizzate da più parti è nel cambiamento societario che si dovrebbero strutturare le prime mosse di Paratici, il quale pur tenendo il massimo riserbo su tecnico e mercato che verrà, ha già fatto intendere cosa debba cambiare per trovare stabilità e un progetto più solido, modificando un assetto societario reduce da 7 anni di conferme figlie di una gestione “familiare” che non solo non ha aumentato le competenze, ma nemmeno ha portato risultati all’altezza nonostante fior d’investimenti.
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