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Difesa e attacco: la gara con il Rakow è stata la sineddoche della stagione della Fiorentina

Difesa e attacco: la gara con il Rakow è stata la sineddoche della stagione della FiorentinaFirenzeViola.it
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di Francesco Benvenuti

La vittoria della Fiorentina sul Rakow nell’andata degli ottavi di Conference non ha certo chiuso il discorso qualificazione ma, elemento non di poco conto, ha consentito ai viola di mandare un segnale deciso e chiaro a sé e, indirettamente, anche alla Cremonese. La squadra viola è viva e in grado di reagire, per quanto poi sia essa stessa in prima battuta a inerpicarsi sulla montagna degli errori e delle disattenzioni. Fare e disfare continua a essere insomma il mantra dentro una stagione di inaudite sofferenze e complicazioni. Il 2-1 conquistato, in sintesi, ha offerto uno spartito già visto e rivisto in stagione: i 90 minuti di gioco sono stati così una sorta di sineddoche, di singola partita come fotografia dell’intero 2025-26, di parte per il tutto. Nel bene e nel male. 

I regali per gli avversari
Tutti gli elementi canonici si sono ripresentati, a partire dalla fase difensiva. Il Rakow, dopo l’occasione iniziale di Ivi, non aveva creato nulla per un’ora di gioco ed è stato – non una notizia nella stagione viola – la stessa Fiorentina a consegnare agli uomini di Tomczyk l’occasione per aprire i conti, stavolta con una lettura errata sull’asse Fortini-Comuzzo poi tramutata in gol dal solito Brunes. I gol subiti in stagione – in 40 gare – sono ora 57, di cui 10 in Conference. E i clean sheet, in tutte le competizioni, restano appena 8. 

Il cinismo 
E poi c’è l’altra metà campo. La Fiorentina ha chiuso la gara con 18 conclusioni totali di cui 6 nello specchio – dato, va detto, in netta controtendenza rispetto alle gare con Udinese e Parma – ma aveva anche raggiunto (prima del gol di Ndour) quota 248 minuti di digiuno. E dire che le occasioni non sono certo mancate dopo il gol del pareggio (soprattutto con Piccoli), prima che l'incantesimo non si spezzasse con il glaciale rigore calciato da Gudmundsson, tornato al gol a distanza di oltre due mesi dall’ultima volta (Lazio-Fiorentina 2-2 del 7 gennaio). Senza Kean, e con un Piccoli ancora impreciso sotto porta e fermo a 5 gol in stagione, la capacità di finalizzare resta a dir poco deficitaria. 

Una novità
Paolo Vanoli
, alla sua 25esima panchina in viola, ha trovato la sua ottava vittoria, la prima dopo esser finito sotto nel punteggio. E questa è decisamente una nota nuova nello spartito. Ora, però, la Conference non può che andare in stand-by. Il campionato e la Cremonese pretenderanno risposte più decise e, soprattutto, un equilibrio più accentuato nella capacità dei viola di arginare il circolo vizioso e nutrire quello virtuoso della propria stagione. Il tempo stringe e la linea del traguardo è sempre più vicina.