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Davide Atzeni a RFV: "Voglio essere il Gavi della Primavera. Ci sentiamo i più forti: ora sogniamo"

Davide Atzeni a RFV: "Voglio essere il Gavi della Primavera. Ci sentiamo i più forti: ora sogniamo"
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di Andrea Giannattasio

Dodici anni in viola, un percorso costruito passo dopo passo e una crescita silenziosa ma costante. Davide Atzeni, centrocampista classe 2007 della Fiorentina Primavera, è uno di quei giocatori che fanno parlare il campo più delle parole: fiorentino di nascita e di tifo, ha saputo ritagliarsi spazio stagione dopo stagione, partendo lontano dai riflettori e conquistandoli con prestazioni di sostanza e qualità. Nemmeno il grave infortunio al crociato nel 2024 ha fermato la sua ascesa, anzi: Atzeni è ripartito con ancora più determinazione, diventando oggi uno dei punti di riferimento della squadra. Ai microfoni di Radio FirenzeViola, durante la trasmissione "Made in Viola", il giovane talento viola si è raccontato tra passato, presente e ambizioni future.

Davide, iniziamo così: ti rivedi nella definizione di giocatore un po’ fuori dai riflettori ma molto utile alla squadra?
"Sì, mi rivedo molto in questa frase. Sono un ragazzo di cui magari non si parla tanto, anche guardando agli obiettivi personali come gol e assist. Però sono uno che in campo dà sempre tutto e aiuta la squadra, anche senza essere necessariamente un perno principale."

Ti abbiamo visto in diverse posizioni: mezzala, trequartista… in quale ruolo nasci e dove ti trovi meglio?
"Sono partito, in Under-15, come esterno alto. Poi grazie a mister Capparella mi sono adattato a mezzala e quest’anno, con Galloppa, ho trovato il ruolo di trequartista. L’avevo già provato con Capparella, ma quest’anno l’ho sfruttato al massimo, valorizzando le mie caratteristiche. Se devo scegliere, grazie a mister Galloppa dico trequartista, perché mi ha insegnato tanto e mi piace giocare nella parte più offensiva del campo."

Hai anche il piede caldo, ricordiamo un gran gol col Genoa: è un aspetto su cui devi migliorare?
"Non sono mai stato uno che pensa molto al gol, mi piace anche fare assist e aiutare la squadra. Ovviamente quando arriva il gol sono felice, però sì, è sicuramente un aspetto da migliorare, insieme al tiro. Sono cose su cui voglio crescere il più possibile."

Nel 2024 hai avuto la rottura del crociato: che momento è stato per te?
"Non è mai bello farsi male, soprattutto al ginocchio, e passi momenti difficili. Però io sono riuscito ad affrontarlo in modo positivo, grazie a tante persone: la società, il direttore, il mister Capparella, che hanno sempre avuto fiducia in me e mi hanno sostenuto. Quando sono rientrato mi hanno dato fiducia. E soprattutto la mia famiglia è stata fondamentale: senza di loro non avrei superato certi momenti."

La maglia azzurra resta un obiettivo per il futuro?
"Oltre a rappresentare Firenze, il sogno di ogni bambino è vestire la maglia azzurra e rappresentare il proprio Paese. Quindi sì, è un obiettivo che rimane e ci sarà sempre. Ho avuto un po’ di sfortuna, ma sono tranquillo e determinato a riconquistare quello che mi spetta."

Capparella è stato l’allenatore che ti ha dato di più anche a livello umano?
"Sicuramente a livello di autostima mi ha dato tantissimo. Anche tatticamente mi ha aiutato, ma ce ne sono stati altri. È stato un passaggio importante nella mia carriera, e per l’autostima penso sia stato il migliore."

Con mister Galloppa invece come ti trovi?
"Molto bene. All’inizio dell’anno ho avuto una fase un po’ difficile, anche per via dell’infortunio, e non ero pronto al salto in Primavera. Ero un po’ giù, demoralizzato. Però grazie ai suoi consigli e al lavoro dello staff ora mi trovo benissimo e va tutto bene."

Ti ispiri a Gavi, ma da bambino chi era il tuo idolo?
"Il mio idolo fin da piccolo è sempre stato Messi. Però abbiamo caratteristiche diverse, quindi con il tempo cerco giocatori a cui ispirarmi che mi somigliano di più. Ora dico Gavi, perché è grintoso, dà tanto in campo ed è forte tecnicamente. Ma Messi resta il mio idolo e lo sarà sempre."

Possiamo dire, allora, che sei il Gavi della Fiorentina Primavera?
"Possiamo dirlo, dai..."

Toglici una curiosità: hai origini sarde?
"Sì, ho parenti nel sud della Sardegna da parte di mio padre. Ci andavo spesso da piccolo, negli ultimi anni un po’ meno, ma spero di tornarci più spesso."

Sei nato a Firenze. Dobbiamo sperare che tu sia tifoso viola...
"Sì, fin da bambino. Mi ricordo che a 8-9 anni andavo già allo stadio, prima a fare il raccattapalle e poi, quando sono cresciuto, a sostenere la squadra."

C’è una partita della Fiorentina Primavera che porti nel cuore?
"Sì, il 4-2 contro la Juventus a Firenze. Una giornata indimenticabile: me la ricordo bene anche se avevo appena 6 anni. Vincere è sempre bello, ma contro la Juve lo è ancora di più."

Hai molti tatuaggi: ce n’è uno a cui sei più legato?
"Ne ho diversi, alcuni significativi e altri più estetici. Uno sulla gamba rappresenta la mia storia calcistica, da dove vengo. Poi ho anche alcune frasi che raccontano quello che ho vissuto."

Torniamo a parlare della Primavera: avete la percezione che ad oggi siete la squadra da battere?
"Con un pizzico di presunzione, sì: siamo una delle squadre più forti, se non la più forte. Le squadre che vengono qui non hanno nulla da perdere. Ora siamo tornati in testa e dobbiamo restare concentrati per non perdere punti."

Vi sentite anche superiori anche nel gioco?
"Sì, grazie al mister Galloppa abbiamo un’idea chiara che ci ha trasmesso. A me piace molto il nostro modo di giocare e di dominare le partite. A volte capita di lasciare qualcosa per strada, ma a livello di gioco siamo la squadra più forte del campionato."

Domani arriva il Sassuolo al Viola Park: come si batte una squadra che vi ha creato sempre difficoltà?
"Non mi fa paura, lo dico sinceramente. Credo nei miei compagni e in noi stessi. Se restiamo uniti, giochiamo come sappiamo e concretizziamo di più, possiamo battere chiunque. Dobbiamo fare il nostro senza esagerare."

Sognate di chiudere la stagione con un grande risultato? Con quella parola che non diciamo...
"Non sono scaramantico, ma molti in squadra lo sono, quindi preferiamo non dirlo. Pensiamo partita dopo partita e diamo il massimo, poi quello che deve arrivare arriverà."

Avete festeggiato l’esordio di Puzzoli giovedì sera in Conference?
"Sì, quando esordisce un compagno, soprattutto un amico, è sempre bello. È il sogno di tutti, quindi nel gruppo ci scriviamo sempre. Siamo orgogliosi di chiunque esordisca. Lo è stato per Balbo e per Braschi e lo è stato anche per Giorgio."

Hai pensato per un momento: “Avrei voluto esserci anch’io”?
"Certo, mi piacerebbe un giorno esserci. Però arriverà il mio momento. Ora ci sono altri ragazzi, magari più pronti o più grandi, ed è giusto che siano lì. Sono forti e se lo meritano."