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Antonelli e la Primavera: "Mi ispiro a Gasp e Mihajlovic ma ora penso a creare nuovi talenti, proteggendoli dai social"

Antonelli e la Primavera: "Mi ispiro a Gasp e Mihajlovic ma ora penso a creare nuovi talenti, proteggendoli dai social"
Oggi alle 19:00Copertina
di Andrea Giannattasio

Oltre 200 presenze in Serie A con le maglie di Parma, Milan e Genoa, una carriera vissuta ai massimi livelli del calcio italiano e, da circa tre anni, una nuova avventura in panchina come vice allenatore della Fiorentina Primavera. Luca Antonelli oggi mette la sua esperienza al servizio dei giovani talenti viola, accompagnandoli nel percorso di crescita verso il professionismo. Radio FirenzeViola lo ha intervistato nell’ambito di “Made in Viola”, il programma in onda ogni sabato dalle 20 alle 21, per ripercorrere il suo cammino da calciatore ad allenatore, il lavoro quotidiano al Viola Park e le ambizioni di una Primavera che continua a essere protagonista.

Mister, intanto vuol dirci chi è oggi Luca Antonelli? Di sicuro uno che parla poco...
"Sono una persona molto riservata fuori dal campo. Mi piace parlare più individualmente che davanti a tutti, quindi anche le interviste, già quando giocavo, non mi sono mai piaciute. Però ogni tanto bisogna farle... (ride, ndr)".

Com’è cambiata la sua quotidianità passando da calciatore ad allenatore?
"È cambiata totalmente. Fare il giocatore era molto più semplice: finito l’allenamento, staccavi e non pensavi più a niente. L’allenatore invece, quando finisce l’allenamento, inizia subito a ripensare a quello che è successo e a programmare il giorno dopo. Io e Galloppa siamo qui tutti i giorni dalle 9:30 di mattina alle 7 di sera: non stacchiamo mai".

Che rapporto ha con i suoi ragazzi?
"Penso di essere molto bravo sotto questo aspetto. Mi piace ridere e scherzare, quindi credo che i ragazzi mi vogliano bene. Mi piace entrare subito in empatia con loro".

Negli ultimi anni da calciatore pensava già di diventare allenatore, magari in un settore giovanile?
"No, sinceramente no. Ho fatto gli ultimi due anni della mia carriera a Miami con la famiglia, poi sono tornato in Italia e Daniele Galloppa mi ha chiamato per questa opportunità alla Fiorentina Primavera: non ho avuto dubbi, ho accettato subito. Anche perché il Viola Park è qualcosa di meraviglioso".

L’amicizia con mister Galloppa nasce ai tempi di Parma?
"Sì, con Daniele abbiamo giocato un paio d’anni insieme in gialloblù. Siamo sempre rimasti in contatto perché abbiamo fatto tante vacanze insieme con le famiglie. Ho scelto la Fiorentina Primavera perché volevo iniziare come vice allenatore e Daniele mi ha dato questa opportunità, accettando immediatamente."

Il calcio è una ragione di vita per la famiglia Antonelli? Da suo padre "Dustin" a lei...
"Sì, direi di sì. Anche mio fratello ha giocato in Serie D e oggi allena la prima squadra femminile del Lugano. Mio papà però non mi ha mai obbligato a fare il calciatore: mi ha sempre detto di divertirmi, ascoltare i più grandi e il mister. Non è mai intervenuto nelle mie scelte".

Dopo due anni e mezzo alla Fiorentina, che bilancio fa tra finali, trofei e ragazzi arrivati in prima squadra?
"Il nostro obiettivo principale è portare più ragazzi possibili in prima squadra o renderli giocatori di livello in Serie B e Serie C. Penso che abbiamo fatto un grandissimo lavoro: abbiamo raggiunto tre finali, l’anno scorso purtroppo abbiamo perso la finale Scudetto contro l’Inter, ma abbiamo vinto la Coppa Italia l'anno prima. Il lavoro è stato davvero tanto".

Se la sente di fare un ricordo di Rocco Commisso?
"Il presidente ha lasciato una struttura magnifica, forse unica in Italia e tra le migliori anche in Europa. Con la prima squadra ha raggiunto tante finali ed è stato un po’ sfortunato a non vincerne neanche una. Possiamo solo dirgli grazie per tutto quello che ha fatto e ci ha lasciato".

Quando parla con i suoi giocatori si rivede nel Luca Antonelli ragazzo?
"Sì, io e i miei collaboratori cerchiamo di evitare che facciano gli errori che magari abbiamo fatto noi, mettendoli in guardia anche su quello che può succedere fuori dal campo. Le dinamiche sono simili, anche se le generazioni sono diverse. In molti di loro mi rivedo".

C’è un allenatore che l’ha influenzata di più?
"Ho avuto la fortuna di avere per due anni Gian Piero Gasperini, che è un fenomeno, e anche Sinisa Mihajlovic, che come persona era straordinaria. Mi ispiro a loro due, anche se adesso è tutto prematuro".

Si dice che la Fiorentina Primavera sia la squadra che gioca meglio in Italia. È d’accordo?
"Fa sicuramente piacere sentirselo dire, soprattutto se sono le altre squadre a dirlo. Il nostro calcio è frutto di cose che proviamo durante la settimana e quando si vedono in campo è motivo d’orgoglio per tutto lo staff".

È vero che il primo allenatore, di solito, è più severo e il vice fa da collante con lo spogliatoio?
"Sì, è vero. Galloppa è quello che ‘bastona’ di più la squadra mentre io e Matteo Andorlini cerchiamo di fare un po’ da equilibrio".

Essere nei vertici della classifica cambia qualcosa nella gestione quotidiana?
"No, prepariamo tutte le partite per vincere. In questa categoria può succedere di tutto, ma essere in testa è importante e speriamo di restarlo fino in fondo".

Come si costruisce una mentalità vincente a 19 anni?
"La prima cosa è divertirsi e ascoltare chi ha più esperienza. La mentalità vincente si costruisce piano piano. Devono sapere che, quando salgono in prima squadra, devono essere pronti ad allenarsi a quel livello, come è successo con tanti ragazzi".

Cosa ripete spesso ai suoi giocatori, pensando a quando era calciatore?
"Quando entravo in campo pensavo di essere sempre il più scarso di tutti. A volte era anche vero, ma questo mi dava la spinta a essere al 120%, più attento e determinato. Ecco non sarebbe male se anche loro la pensassero così per dare ancora di più".

Qual è la fragilità più grande dei ragazzi di oggi?
"I social di certo non aiutano. Al minimo errore si viene criticati e insultati. Per questo cerchiamo di dire loro di usare il meno possibile social e telefoni, per proteggerli".

Essere così in alto in classifica la sorprende, considerando i cambiamenti dell’ultimo anno?
"È il frutto del lavoro quotidiano. La struttura aiuta, ma noi - ripeto - siamo al campo dalle 9.30 del mattino fino alle 19. Lavoriamo tanto per restare in alto."

Quanto è importante vedere i ragazzi salire in prima squadra?
"È la nostra soddisfazione più grande. Speriamo che da qui a fine anno altri possano esordire: è qualcosa che rende tutti orgogliosi".

Meglio vincere un trofeo o vedere un ragazzo esordire tra i grandi?
"Vincere un trofeo è bellissimo. Ma personalmente vedere un ragazzo esordire in prima squadra e realizzare il suo sogno è qualcosa di meraviglioso".

Nello spogliatoio si parla della possibilità di vincere il campionato?
"Sì, anche se mancano ancora tante partite. L’obiettivo è intanto quello di centrare i playoff. Se si arriva primi o secondi è meglio, perché si evita una partita in più. Stiamo facendo bene e lo vogliamo tutti".

Il suo sogno è diventare primo allenatore tra i professionisti?
"Non lo so, vivo giorno per giorno. Ora penso solo a questa stagione. Certo, mi piacerebbe allenare tra i grandi, nel calcio che conta, quello dove c’è pressione se le vittorie non arrivano".

Che cos’è oggi Firenze per lei?
"È una seconda casa. Sono qui tutta la settimana, mentre la mia famiglia vive a Monza con i miei due bambini. Appena posso torno da loro. Mi sento fortunato, perché Firenze è una delle città più belle del mondo".