Addio a Rino Marchesi, Leone di Ibrox e vero signore dal cuore viola
Se ne va un altro dei Leoni di Ibrox. Rino Marchesi ci ha lasciato all'età di 88 anni e da calciatore viola lo si ricorda come protagonista di quella squadra che vinse la Coppe delle Coppe nel '61 nella doppia finale contro i Rangers. Era uno degli ultimi rappresentati in vita di quella indimenticabile Fiorentina che fu premiata vari anni fa anche con una maglia celebrativa esibita allo stadio, bianca con con collo a V viola e giglio sul petto. Ma va sottolineata pure la fama di grande rigorista di Rino Marchesi. "Avevo fatto venti gol di seguito dal dischetto, ma quando ero a Bergamo all'Atalanta, poi qualcuno negli anni successivi l'ho anche sbagliato", ci raccontava col sorriso sulle labbra. Lui, lombardo di San Giuliano Milanese, era diventato un fiorentino d'azione - abitava a Sesto Fiorentino - e un autentico cuore viola.
La Fiorentina in testa - E' stato anche un signor allenatore e pure un allenatore signore, visto il suo stile, la sua eleganza e la sua pacatezza. Un uomo, verrebbe da dire, d'altri tempi. Avrebbe meritato maggiori successi anche da tecnico (è stato tra l'altro il primo allenatore di Maradona in Italia, al Napoli, poi guidò pure Inter e Juve) ma forse arrivò nelle big al momento sbagliato, quando ancora non erano pronte al decollo o erano già spremute dalle precedenti esperienze con altre gestioni. Ha girato molto nel corso della sua vita calcistica ma la Fiorentina (con cui ha collezionato 121 presenze condite da sei gol) è rimasta sempre al centro dei suoi pensieri. Fino ad una quindicina d'anni fa andava regolarmente allo stadio Franchi, per poi uscire alla fine del primo tempo ma solo "per evitare il traffico". Le sue analisi sono sempre stata caratterizzate dall'equilibrio, difficilmente ha alzato la voce anche quando avrebbe potuto farlo. E anche sulla Fiorentina fino all'ultimo è sempre stato informatissimo e pronto ad intervenire anche a Radio Firenzeviola. Nei mesi scorsi ci aveva detto che "c'è bisogno che Kean stia bene, può far gol in tutte le partite. L'importante è che si riesca a difendere bene e a fare qualche gol in più rispetto a quanto visto finora”. E' quel che serve in effetti anche ora. Certo, per avvicinarsi a quella quella Fiorentina di Marchesi il passo è molto lungo. "Anche all'estero - ricordava in una nostra chiacchierata - ci siamo sempre fatti onore. Ricordo la beffa della finale persa, ripetuta, in Coppa Coppe nel '62 contro l'Atletico Madrid. Ma mi tornano in mente i grandi risultati in trasferta, anche a Vienna: c'erano otto gradi sotto zero e vincemmo 6-2 dopo che eravamo avanti sei a zero. Lì non ci aveva vinto nessuno, neanche il Real Madrid. Quella era una grande Fiorentina".
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