PIZARRO-AQUILANI, LE DUE FACCE DEL CENTROCAMPO VIOLA. E ANDERSON...

21.01.2014 01:13 di  Stefano Borgi  Twitter:    vedi letture
PIZARRO-AQUILANI, LE DUE FACCE DEL CENTROCAMPO VIOLA. E ANDERSON...
FirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca

La copertina viola ha il volto di Alessandro Matri. Niente da dire. Due gol, un assist, la facilità disarmante con la quale si è inserito negli schemi di Montella. Retro copertina dedicata a Neto. Sesta partita consecutiva senza subire gol (5 di campionato, una di coppa Italia, quasi 650' di imbattibilità) e quella sensazione di sicurezza mista a padronanza. La sensazione di essere finalmente un giocatore "da Fiorentina". Poi le pagine centrali di un libro che si legge volentieri, che ti prende, un libro che parla di terzo posto, di Champions League, della terza difesa del campionato. Che racconta di un ragazzo, ormai 34enne, piccolo e nero come il suo soprannome ("pek" per gli amici). Pagine che descrivono uno degli ultimi registi sopravvissuti al calcio moderno, un ruolo che ha dettato legge negli anni 70'-80': da Bulgarelli, a De Sisti, a Pecci. Fino a Pirlo, Verratti, e David Pizarro. Appunto, il Pek. Inutile nasconderlo, il cileno si era perso. Nel suo carattere difficile, a tratti impossibile. Nei suoi dribbling assurdi, a tratti suicida. Nelle sue "manette" ostentate, nelle sue manie di persecuzione, nelle proteste urlate in faccia agli arbitri. E poi i mal di pancia, tra dolcetti e scherzetti, dovuti ad una fascia (quella di capitano) mal riposta, a promesse della dirigenza non mantenute. Tanto che Montella si era inventato Aquilani regista, non potendo contare sul vero Pizarro. Tutto questo fino a Sassuolo. Siamo circa a metà ripresa, la partita non si sblocca (attenzione, la Fiorentina teneva palla ma non produceva azioni da gol) e Montella opera il cambio decisivo: fuori Vargas, dentro Pizarro. I primi minuti sembrano confermare il trend negativo, tre passaggi sbagliati, altrettanti scivoloni sul terreno bagnato. Poi il crescendo, la verticalizzazione (invero un pò fortunosa) che innesca il vantaggio di Pepito, l'esultanza quasi smodata sotto la curva viola. Pizarro è tornato, Pizarro lotta con noi. Da allora Pizarro si è ripreso il centrocampo viola, a Catania è stato uno dei migliori in campo, addirittura ha rischiato di nuovo i suoi dribbling. Quelli che lo hanno reso famoso, nel bene e nel male. Comunque, buon segno.

ANDERSON, TRA MATI ED AQUILANI - Nel frattempo la Fiorentina si era tutelata. Al mercato di gennaio è arrivato Anderson Luìs Abreu de Oliveira, brasiliano, professione centrocampista. Anzi... "todocampista". Un mancino molto tecnico (sennò che brasiliano sarebbe...) che possiede accelerazione, passo, corsa. Uno che può fare tutti i ruoli del centrocampo. Sopratutto, uno che può fare il Pizarro e può fare l'Aquilani. C'è l'imbarazzo della scelta. E poi Mati Fernandez. Il cileno meno famoso sembra definitivamente sbocciato: si inserisce, tira in porta, assicura accelerazioni e cambio di passo al centrocampo viola. Addirittura segna. Facciamo due conti: Borja non si tocca, Pizarro recuperato... non si tocca. E allora, chi rischia? Chi esce nel centrocampo a tre di Montella? Con Anderson in rampa di lancio e Mati Fernandez maturato, tutto porta al "principino"... per il momento messo da parte. Com'è strano (ed impietoso) il calcio: Pizarro ed Aquilani, le due facce del centrocampo viola: Pizarro che sale (per lui si parla addirittura di rinnovo), Aquilani che scende, proprio quando il passaggio di consegne sembrava cosa fatta. Anderson e Mati? Tra i due litiganti, i terzi godono...