MA IL CLUB VIOLA QUANTO DAVVERO VUOLE L’EUROPA?

25.01.2024 00:00 di Stefano Prizio Twitter:    vedi letture
MA IL CLUB VIOLA QUANTO DAVVERO VUOLE L’EUROPA?
FirenzeViola.it

La Fiorentina è quarta in classifica, e prima di ogni ragionamento o domanda, sarà bene partire da questo dato fattuale. La Fiorentina è quarta, ma con davanti mezzo campionato da giocare, è inserita in un gruppone di squadre che va da lei al Napoli, sotto di 3 punti, in un gruppone di pretendenti all’Europa nel quale i viola, almeno secondo alcuni, non sarebbero neppure i più attrezzati e i  favoriti a spuntarla. Ecco perchè quel quarto posto bisognerà difenderlo con le unghie e con i denti se si vorrà condurre la nave in porto.

Difendere il quarto posto, conquistato con un girone d’andata straordinario, giocato dai ragazzi di Italiano ben oltre le proprie possibilità, dovrebbe significare colmare le lacune della squadra, sostituire degnamente gli infortunati, dare gamba e polmoni (e qualche gol delle punte) ad una compagine ancora impegnata sui tre fronti. Dovrebbe significare, detto in breve, agire sul mercato in maniera decisa, tempestiva, con mezzi e competenza (ciao core).

Eppure la Fiorentina dell’anno del Signore 2024, non sembra avere tali intenzioni, dopo aver preso Faraoni  (un buon giocatore) per alternarlo a Kayode sulla destra, in attesa del ritorno di Dodò, sul mercato in entrata non ha segnato altri colpi, mentre è solo in uscita che si è registrata una novità con l’addio di Brekalo, il quale ha ulteriormente ridotto i ranghi già poveri e incerottati degli esterni a disposizione di Italiano, anche se il croato probabilmente non verrà granchè rimpianto. Per il resto, a parte le chiacchiere della stampa che ama far piovere nomi di calciatori come coriandoli a carnevale, il club viola ha operato come la massaia al mercato rionale, cioè domandando prezzi qua e là, ma tenendo i baiocchi ben stretti nel borsellino.

Persino in uscita, se è vero che anche per Ikonè che pareva interessare la Roma, il club viola ha opposto un rifiuto, come ha confermato proprio il Dg Barone (ormai vero plenipotenziario del club  anche nel mercato) che ha speso parole di stima per il francese e il suo coraggio di tirare, sbagliandolo, il rigore di Ryad, confermando come Ikonè resti un elemento importante del gruppo viola. Tutto ciò dimostra come il calcio davvero ognuno lo veda a modo suo e a modo suo lo racconti.

Continua poi in modo lunare il ragionamento sbilenco di Barone che lamenta come i prezzi richiesti per alcuni calciatori siano troppo alti. Ciò significa intanto che la Fiorentina quei giocatori li ha richiesti pensando quindi di averne bisogno, dopo di che decide di non prenderli perchè troppo cari (prezzi irreali li ha definiti il dirigente viola immaginando forse che i venditori glieli debbano cedere al prezzo che dice lui). Curioso per la ex società che ‘ non ha problemi di soldi’. Comunque Ikonè o meno, prezzi alti e ragionamenti paradossali o meno, la Fiorentina non farà grandi operazioni di mercato con nomi che possano fare realmente la differenza nella corsa all’Europa, ma al massimo chiuderà qualche affare sotto i dieci milioni giusto per non andare sotto al numero di giocatori necessari in rosa, a causa dell’addio di Brekalo.

Decisamente poco per le ambizioni del popolo viola sognatore per antonomasia. Tant’è che dopo il leitmotiv di quant’è bello il Viola Park, Barone se n’è uscito  con l’evergreen ‘ del resto presto ritornano ‘Dodo, Castrovilli, Nico, Kouamè dalla coppa d’Africa’, della serie i nuovi acquisti, i regali, sono loro. Come in tempi passati ‘ il vero grande acquisto è tenere Antognoni’ o Batistuta o Rui Costa o Mutu e Toni, insomma ogni tempo nel pallone fiorentino ha avuto i suoi nomi per fregare  il popolo.

A parte le considerazioni sul mercato, quel che resta da capire è quanto la Fiorentina voglia realmente arrivare in Europa. Già, perchè una squadra che si qualifichi per le competizioni continentali, Champions su tutte, affronta un onore, ma anche un onere pesante. Una squadra in Champions necessita di una rosa molto profonda, in pratica di due squadre titolari, con conseguente ricaduta sui costi di allestimento e mantenimento. Genera grandi aspettative e pretese nella piazza, ma senza portare introiti commisurati, a meno di non giungere molto avanti nella competizione. Si affronta di certo una vita più tranquilla giocando solo il campionato, la Coppa Italia e al massimo l’Europa minore della Conference con avversari piuttosto abbordabili (il che dà comunque al tuo pubblico l’illusione europea fatta di sogni e viaggi all’estero) mentre in Europa League e in Champions se non sei attrezzato all’uopo rischi di mietere solo figuracce memorabili (con conseguenti possibili contestazioni).

Si tratta di dubbi legittimi per un dirigente o un proprietario, perciò in passato è successo più d'una volta che qualche club si tifasse contro per non raggiungere la qualificazione. A Firenze una volta, con onestà disarmante, ci fu persino chi ammise questo retropensiero, fu l’allora braccio destro di Della Valle, quel Mario Cognigni che candidamente ammise come per la Fiorentina non convenisse la qualificazione europea. In tempi di menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario, disse George Orwell.