Dopo la Juve, sarà tempo di scelte. Questa è la nostra mappa "tecnica" su conferme e cessioni. De Gea e Parisi sì, Dodo no, Mandragora nì, Gudmundsson deve decidere cosa fare da grande

Dopo la Juve, sarà tempo di scelte. Questa è la nostra mappa "tecnica" su conferme e cessioni. De Gea e Parisi sì, Dodo no, Mandragora nì, Gudmundsson deve decidere cosa fare da grandeFirenzeViola.it
Oggi alle 00:00L'editoriale
di Alberto Polverosi

Nonostante la Lega che continua a confermarsi un’associazione contro il gioco del calcio, si riuscirà comunque a giocare la penultima giornata della Serie A e la Fiorentina, a salvezza già aritmetica, avrà un ruolo da rispettare, quello di arbitro della corsa alla zona-Champions. Andrà a Torino con l’obiettivo di fermare la Juventus. L’ultima vittoria su quel campo risale al dicembre 2020, tre a zero per i viola (col primo gol segnato da Dusan Vlahovic...), in panchina Cesare Prandelli. Che, guardacaso, era l’allenatore della Fiorentina anche dodici anni prima, nel 3-2 dei viola a Torino contro la Juve. In Serie A, le ultime due vittorie contro i biancineri in trasferta portano il nome di Prandelli, anche se in mezzo c’è stato il 2-1 (doppietta di Salah) in Coppa Italia con Montella in panchina.

Questo è il passato, che solleva una scia di malinconia, ma a tutti interessa di più cosa accadrà nel prossimo futuro della Fiorentina. Tornare da Torino con un buon risultato restituirebbe almeno un sorriso ai tifosi, che poi cominceranno a pensare (o meglio, hanno già cominciato) all’allenatore della nuova stagione e ai giocatori da tenere o da cedere.

Proviamo a tracciare una mappa sulle scelte da fare. De Gea: da tenere, anche perché ha il contratto e lasciarlo partire non sembra una buona idea. Esce poco e male, ma quando la palla arriva fra i suoi pali fa ancora la differenza. Dodo: da cedere, vista pure la difficoltà a trovare un accordo. Pongracic: punto di domanda. Se conta il rendimento di questa stagione, allora può salutare, ma questo dovrebbe valere per tutti o quasi tutti, di conseguenza il croato merita una riflessione da parte di Paratici e dell’allenatore. Ranieri: da tenere. Gli hanno tolto la fascia, gli hanno tolto il posto in squadra, ma non ha mai mollato e si è ripreso una maglia da titolare. Gosens: nel suo caso il problema sembra di tipo fisico e atletico, in tutta la stagione non si è mai visto il terzino esplosivo di un anno fa. Fagioli: da tenere, anche se sarà uno dei pochi viola ad accendere l’attenzione di altri club. Mandragora: altro punto interrogativo. Ha segnato quasi quanto Kean, però non è stato il giocatore delle stagioni precedenti. Ndour: da tenere, come suggeriscono l’età e la possibilità di crescere. Parisi: da tenere. Insieme a Fagioli è il giocatore su cui il lavoro di Vanoli ha prodotto i maggiori benefici.

Gudmundsson: tocca a lui decidere, cosa vuol fare da grande? Ha intenzione di tornare quello di Genova o di accontentarsi del livello dei due anni fiorentini? In questo caso, tanti saluti. Kean: da tenere. Può darsi che la quota di 19 gol del campionato scorso sia irripetibile, ma di sicuro non potrà replicare il rendimento di questa stagione, dimezzata dagli infortuni. Piccoli: da cedere, anche se la minus-valenza lo sconsiglia. Fabbian: da cedere. Ha portato poco o niente alla Fiorentina, confermando il dubbio tattico che aveva a Bologna: qual è il suo ruolo? Brescianini: da tenere, è un giocatore più forte di quanto ha dimostrato in questi cinque mesi fiorentini. Fazzini: da tenere. Il primo anno in un club con ambizioni diverse da quelle dell’Empoli può presentare delle difficoltà, meglio confermarlo per capire se può dare un contributo alla Fiorentina come le sue qualità fanno intuire. Rugani: per quanto si è visto, una risposta è impossibile. Sohm: male a Firenze, un pochino meglio a Bologna, giudizio sospeso. Comuzzo: da cedere in prestito per aiutarlo a recuperare il livello mostrato prima di questa stagione. Fortini: l’ultimo infortunio lo ha tenuto fuori a lungo, è difficile immaginarne il futuro.

Come avrà capito il lettore, queste sono indicazioni di tipo tecnico, legate al rendimento e alle prospettive, ben sapendo però che sul mercato conta in modo determinante l’aspetto economico. E in questo caso ogni parere passa in secondo piano.