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Paratici: "Vogliamo una Fiorentina competitiva e duratura. Kean? Speriamo sia il nostro numero 9"

Paratici: "Vogliamo una Fiorentina competitiva e duratura. Kean? Speriamo sia il nostro numero 9"
Oggi alle 11:39Copertina
di Luciana Magistrato

I dirigenti della Fiorentina Fabio Paratici e Alessandro Ferrari si sono presentati in conferenza stampa per parlare della fine della stagione e dare le linee programmatiche per la prossima. Queste le parole del direttore sportivo nel "Media Center" del Viola Park:

Impatto e linee guide?
"Anche io torno a febbraio e vi abbiamo chiesto unità per la Fiorentina e per questo vi ringrazio perché siamo stati uniti e ha portato benefici. E' stato un bellissimo impatto con la proprietà che è forte e solido e ci ha ribadito la volontà di costruire una Fiorentina competitiva e duratura. Sottolineo queste due parole. Questo ha bisogno di tempo, aggiungo io, perché non accade in pochi mesi".

Budget e priorità è definire il futuro di Kean?
"Il budget non è dato solo dal mercato, ma da una totalità del club, tra entrate, uscite, lo stadio e il commerciale... E' un insieme di cose. Siamo in un periodo di mercaato e ci sono interlocizioni con giocatori ed entourage ma in questo periodo non sono a dirvi tutte le verità. Su Kean è un patrimonio del calcio italiano e della Fiorentina, tutti sanno quanto ci sono affezionato perché già avuto e per ora è il nostro centravanti. Vogliamo e speriamo che sia il nostro numero 9 ma i club non sono padroni del proprio destino in caso di offerte per il club e per il calciatore importanti"

Fiorentina futura e obiettivi? 
"Dobbiamo avere una visione sulla Fiorentina e possiamo essere un club che compete negli anni facendo le cose per bene. Per darci un obiettivo di classifica, ti dico che io ho una mentalità competitiva e non accetto di arrivare settimo-ottavo per 4-5 anni, accetto di arrivare una volta 14esimo per ripartire".

La scelta di Grosso come nasce?
"Siamo stati concentrati fino all'ultima giornata su Paolo Vanoli e sulla classifica, ha fatto e abbiamo fatto un grande lavoro per metterlo nelle migliori condiizioni di farlo rendere al meglio, bravi noi e bravissimi noi. Poi si è chiamati a prendere una decisione, se sei un buon capo sei costretto a decidere per il bene del club su quello che sarà e si potrà fare. Alla fine del campionato ci siamo presi del tempo per non essere presi dalle emozioni del momento nelle scelte. Abbiamo deciso in maniera più razionale. La scelta di Grosso perché unico candidato, perché ci piaceva il profilo".

Calciomercato per Fiorentina da Europa?
"Dico che per carattere non accetto di essere ottavo tutti gli anni, la Fiorentina fa 55 punti in media. Io parlo di costruzione negli anni, non accetto da me stesso di arrivare sesto, di avere una Fiorentina piatta. Magari prenderemo critiche e ce le prenderemo per costruzione e per far sì che sia competitiva. Siamo concentrati su una società con una forma mentis internazionale, questo ci aiuterà a fare più punti e non è detto che arrivi in una sei mesi o un anno, magari arriverà in due. Secondo me bisogna avere una correlazione tra sogno e obiettivo, devono essere più vicini possibile. Questo non significa che non possiamo vincere, strutturandoci per vincere. Vedi alla Juventus eravamo settimi poi la Champions è diventata un obiettivo".

Cosa dobbiamo aspettarci con cessioni o c'è un budget da investire?
"Tutto è correlato, se hai 60 giocatori sotto contratto o si vendono o devi costruire un altro centro sportivo. Ci sono delle regole, è una questione tecnica e organizzativa, è tutto correlato".

Monte ingaggi è stato chiesto di abbassarlo?
"Le mie ambizioni sono legate a costruire qualcosa di solido e non legato ad un giocatore specifico. Anche le classifiche non sono collegate al monte ingaggi. Noi ci concentriamo su quello che dobbiamo fare sapendo che non è tutto nelle nostre mani, questo non riguardo il budget. Magari perdi da una cosa e guadagni da altro, non dipende da questo".

I tifosi riversano tante aspettative e sono d'accordo sulla non mediocrità, come risponde? E sullo scouting?
"Sono stato fortunato nella mia vita perché ho avuto tante pressioni, significa che competi per qualcosa di grande, non è certo una sfortuna e sono allenato a questo. Ma sono talmente severo con me stesso che quella degli altri non ci arriva, ho io aspettative alte da me stesso. Sono venuto qui con l'entusiasmo di sempre, se lavorassi al Piacenza che è la mia città, sarei comunque totalitario e lavorerei le stesse ore. Per vincere la diffidenza noi dobbiamo dare messaggi equilibrate e credibili, le storie non vanno raccontate e voi siete il nostro veicolo. Non accetto di fare quattro anni nello stesso standard e dobbiamo provarci a costruire. Scouting? Il calciomercato presenta delle occasioni, giocatori giovani e nuovi ma ci vuole sempre equilibrio. La cosa difficile è costruire la squadra, mettendo insieme le caratteristiche tecniche caratterieli ed umani dei giocatori".

Solomon può restare, così come Pongracic e Comuzzo e se De Gea e Gosens sono sul mercato?
"Ora non sono qui a dirci le cose dette con agenti e giocatori. Le interlocuzioni sono nostre. Comuzzo è un giocatore molto importante per la Fiorentina, giovane italiano e viene dal nostro settore giovanile e avremo cura di lui il che significa fargli fare il percorso migliore".

Cambi nella struttura?
"La nostra idea è costruire un modello societario con staff di primo livello che si distinguano per competenza. La Fiorentina per competere deve over performare i giocatori e per questo c'è bisogno di tutto un contorno che li prepari".

Fiorentina internazionale aderente con Grosso, ce lo spiega meglio?
"Grosso è stato scelto da noi perché pensiamo che sia il profilo giusto per quello che vogliamo costruire. Le scelte vanno basate sulla conoscenza dei profili umani e non solo professionali. Ci aspettiamo che ragioni anche in maniera dirigenziale, deve allenare sul campo ma deve conoscere le difficoltà di un club e ragionare a 360 gradi, deve conoscere come si comunica. Di queste cose noi l'abbiamo trovate in Fabio Grosso".

Ci sarà autofinanziamento e come si colma il gap? E se la Fiorentina ha perso appeal?
"Non ha perso appeal, il Liverpool non ha vinto per anni ma i club sono storici ed è logico che la Champions è più attrattiva ma i risultati sono indipendenti dalla piazza. Perché Bologna e Como in Champions? La risposta è che le società hanno lavorato bene negli anni, hanno sviluppato una cultura sportiva, hanno una visione e persone competenti nei posti giusti. I tempi non li posso dire. Autofinanziamento? Il mercato non esula dalle voci della società. Se andassimo in Europa avremmo ricavi in più ad esempio, i conti si fanno su più cose. Non è un esce ed entra".

Rinnovo di Dodo chiuso e su Ndour?
"Ndour è al centro del progetto della Fiorentina, ha appena iniziato, deve confermarsi. Per il calcio italiano non possiamo beatificare o sacrificare uno dopo 12 partite. Ndour ha fatto una buonissima seconda parte di stagione e ci aspettiamo migliori ancora. Dodo ha 28 anni e legittime ambizioni, come la Fiorentina".

C'è un'ossatura da cui ripartire?
Il mercato cambia velocamente, succede a tutti i club. Noi abbiamo in testa la nostra idea ma poi non possiamo decidere da soli".

Il progetto sui giovani?
"Al di là dei complimenti al settore giovanile per lo scudetto io glieli farei però per quello prodotto in questi anni, il buon lavoro è fatto dalla produzione dei talenti che possono arrivare a giocare nei professionisti. Anche se avessero perso gli avrei fatto gli stessi complimenti, quei ragazzi sarebbero rimasti tali con scudetto o non. La seconda squadra l'ho citata perché è un punto necessario per la post formazione per il completamento dei calciatori. Poi per costruire la seconda squadra serve un percorso, quando saremo pronti la faremo altrimenti è un'autorete. Giovani pronti? Dobbiamo capire il percorso che dobbiamo fargli fare per farli giocare prima squadra. Abbiamo prodotto dei potenziali giocatori ed ora dobbiamo individuare la linea di carriera per portarli in prima squadra".

Cambiamenti nello staff medico e se nel Mondiale ci sono profili che le piacciono?
"Noi addetti ai lavori non possiamo aspettare il Mondiale per capire se i giocatori sono abbastanza bravi anche perché dipende dallo stato di forma con cui ci arrivano, non bisogna farsi sviare. Dà ovviamente delle indicazioni. I cambiamenti? Magari riguardano i procedimenti, non riguardano necessariamente le persone ma la loro ottimizzazione".

Qualcosa più in concreto?
"Si deve sognare quando si fanno i fatti, non perché mi raccontano favole. Non posso promettere cose. Noi lavoriamo per far sì che a novembre magari sogni. Tutti partono sognando di vincere il campionato perché le persone raccontano cose che non possono succedere. L'importante è che costruiamo per sognare e divertirci tutti. Prima c'è bisogno della costruzione del club".