Il figlio Alessandro: "Vi racconto la storia di Bruno Beatrice e la battaglia della mia famiglia"

Il figlio Alessandro: "Vi racconto la storia di Bruno Beatrice e la battaglia della mia famiglia"FirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca 2024
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di Redazione FV

Alessandro, figlio dell'indimenticato giocatore della Fiorentina Bruno Beatrice, è intervenuto a Tmw Radio a "Storie di calcio" per parlare della storia del padre e della morte a 39 anni sulla quale la famiglia non ha mai ottenuto giustizia. Ecco alcuni stralci dell'intervista che potete ascoltare per intero dal podcast:

"Mi hanno raccontato di un babbo generoso e silenzioso - racconta Alessandro - non estroverso come me, molto riservato. I ricordi sono minimi perché se ne è andato a 39 anni ed io avevo a 8 anni quando lo vidi per l'ultima volta in un letto di ospedale ad Arezzo. Per due anni con mia sorella lo intrevedevamo in una camera asettica, sono ricordi tristi che mi porto dietro".

La mamma Gabriella dell'uomo cosa ti ha raccontato?
"Marito meraviglioso e babbo unico, come sono i genitori per i figli, e io mi sono sempre fidato della mamma e mi fido delle sue dichiarazioni. Lui nel 76 viene sottoposto a questi raggi detti Rengen che sono raggi X in pratica. Noi siamo venuti a conoscenza che lui avesse fatto questi raggi già nel 75. Sicoramente l'allenatore di allora Mazzone doveva avere Betrice in campo perché le rose di allora erano ridotte, erano di 14 ragazzi. L'anno prima avevano vinto la Coppa Italia e dovevano dunque cercare di vincere anche l'anno successivo visto che le cose non andavano benissimo e quindi per essere in campo fu sottoposto a queste terapie. Che negli anni successivi attraverso investigazioni mia madre denunciò contro ignoti, il tribunale di Arezzo archiviò ma fu riparta su Firenze e furono trovati elementi che quella terapia era fatta anche con macchinari radiodiagnostica e nell'85 questo portò alla distruzione del midollo e alla leucemia".

Ci fu un forte litigio con Mazzone?
"Mia madre ha detto che in ritiro mio padre si arrabbiò perché Mazzone gli aveva assicurato che lo avrebbe tenuto in rosa e invece, da una telefonata di un giornalista, scopri di essere stato venduto al Cesena. Secondo me perché le articolazioni avevano problemi, come un cavallo era stato rimesso in forma ma senza poter fare tanti chilometri".

Come proseguono le indagini?
"Le indagini portarono alla identificazione di possibili responsabili, perché poi non c'è stato il giudizio finale per la prescrizione, avvenuta nel 2009, da parte della Procura di Firenze. Con la documentazione raccolta, siamo andati avanti con la causa civile. Siamo arrivati a dei punti di svolta, in cui sono emersi elementi importanti ma anche in questo caso i poteri hanno fatto sì che qualcosa fermasse l'ingranaggio della giustizia. Come è possibile però chiedere giustizia in questo Stato, visti i costi da sostenere per queste cause? Ma io non mi sono arreso. Io e mia sorella abbiamo sempre chiesto di sapere la verità e dare giustizia a mio padre. Oggi farei pagare tutti i protagonisti di questa vicenda. I calciatori? Sono tutti amici finchè non chiedi di parlare di lui. Per quanto riguarda gli altri casi, non posso dire che c'è correlazione con quello che facevano o prendevano, ma rimangono dei dubbi importanti. E ci sono ex calciatori che oggi cominciano ad avere paura. Due soli, Ferruccio Mazzola e Carlo Petrini sono quelli che hanno gridato, prima di lasciare questa vita, lo schifo che c'era allora nel calcio".

Come sono i rapporti con la Fiorentina ora:
"Siamo tifosi della Fiorentina, il sentimento c'è eccome, mia figlia si chiama anche Viola. Non sono mai stato invitato se non una volta da Joe Barone, quando abbiamo consegnato al Viola Park la maglia di Bruno con la coccarda della Coppa Italia. Ho provato spesso con i Della Valle ma nulla, avevo rapporti con Pradè e Ferrari, anche con Joe Barone. Moreno Roggi ci è sempre stato vicino".

Ascolta dal podcast di TMW Radio la battaglia della famiglia Beatrice