DALLE TENSIONI ALL'ENTUSIASMO: LA (NON) RIVOLUZIONE DI PRANDELLI

21.11.2020 00:00 di Pietro Lazzerini Twitter:    Vedi letture
DALLE TENSIONI ALL'ENTUSIASMO: LA (NON) RIVOLUZIONE DI PRANDELLI

Sono state due settimane complicate per la Fiorentina, è inutile negarlo. Prima l'esonero di Iachini con il ritorno di Prandelli. Poi la fuga dalla bolla dei Nazionali ribelli. E ancora la sfuriata di Commisso che ha alzato i toni a pochi giorni dal ritorno in campo. Nel mezzo, la squadra si è allenata con un solo obiettivo, mettersi alle spalle un inizio balbettante e rilanciare un'annata che doveva e che può ancora essere di svolta per il club viola. 

"Prandelli ha portato entusiasmo", ha dichiarato ieri capitan Pezzella pronto per il ritorno in campo dopo altrettante settimane complicate. Un messaggio che porta in dote l'animo dello spogliatoio. Il nuovo tecnico ha saputo toccare subito le corde giuste sfruttando colloqui personali con i senatori rimasti a Firenze. Ha parlato a lungo con Ribery, rimasto colpito dall'umanità del nuovo allenatore e anche dalla sua grande conoscenza della rosa ancor prima di prenderla in mano. Ha parlato ovviamente con Pezzella, ma anche con Bonaventura, Callejon e Biraghi. Dalla loro esperienza e dal carattere di questi giocatori, Prandelli vuole ripartire. 

Ha chiesto a tutti cosa pensassero dei moduli ma anche dell'atteggiamento in campo che è mancat o in momenti chiave di questo inizio stagione. Per esempio nel 2-2 contro lo Spezia. Oppure nella sconfitta contro la Roma. Ha riportato tranquillità e chiarezza dopo la confusione dell'ultimo periodo e nonostante un po' di stizza dovuta alla partenza dei giocatori che hanno deciso di lasciare Firenze per le rispettive Nazionali in barba alla ASL, non si è certo pianto addosso e ha iniziato a disegnare la Fiorentina che verrà. 

La difesa a 4. In primis. Poi un centrocampo che possa esaltare le caratteristiche di Amrabat. E ancora un attacco che liberi da ogni compito di palleggio Ribery, per avvicinarlo alla porta e farlo tornare decisivo. Tante piccole mosse per iniziare col piede giusto. Non una rivoluzione viene da pensare, ma una "riordinata" condivisa anche con lo spogliatoio. Il Benevento è subito un grande banco di prova. Pensare che sia "l'avversario giusto" sarebbe un errore. Il primo passo non è mai facile e anche battere la squadra di Inzaghi significherebbe molto per ripartire senza titubanze.