VERSO IL SIENA, Malesani... "a volte ritornano"

VERSO IL SIENA, Malesani... "a volte ritornano"
© foto di Giacomo Morini
venerdì 7 maggio 2010, 18:40LA NUOVA SERIE A 2012-2013
di Stefano Borgi
fonte Stefano Borgi per FV

Nel calcio esistono storie che niente hanno a che fare con la logica, con la razionalità. La storia di Alberto Malesani sulla panchina della Fiorentina è una di queste. Malesani arrivò a Firenze (dal Chievo) nell'estate 97', dopo il quadriennio di Claudio Ranieri, tecnico romano e (ahimè oggi) tecnico romanista. Il rapporto tra Ranieri e la piazza fiorentina era ormai sfilacciato, senza possibilità di ritorno (memorabile l'ultimo striscione a lui dedicato dalla curva... ”Ranieri, facci l'ultima magia...sparisci”) cosicchè l'allora D.G viola Giancarlo Antognoni individuò come degno erede al trono quel giovane, rampante tecnico veronese. Nel cielo di Firenze la stella di Malesani brillò una sola stagione (97-98), ma dietro di sé lasciò una scia degna della miglior stella Cometa. La seguirono migliaia di Re Magi, (leggi: i tifosi viola) che lo elessero loro beniamino fin da subito, anche grazie alla famosa vittoria di Udine della 1° giornata con conseguente (ed un po' ruffiana) corsa sotto la curva.

Perchè Malesani piacque tanto ad un pubblico così esigente come quello fiorentino? Innanzitutto era una persona umile, che guardava molto ai fatti e poco alle parole. E questo piace a Firenze. Poi (o sopratutto) per il gioco che esprimeva la sua Fiorentina. Schemi fantasiosi, pressing a tutto campo, automatismi spesso mandati a memoria, studio maniacale sui calci piazzati... un calcio, insomma, spregiudicato, spettacolare, coinvolgente. La mossa vincente di Malesani fu il saper conquistare fin dal primo giorno la fiducia e l'appoggio dei cosiddetti “senatori”, come Batistuta e Rui Costa. Addirittura arrivò a modificare il ruolo di quei due mostri sacri, con una vera e propria rivoluzione tattica. Malesani, infatti, giocava col 3-4-3 e si inventò un tridente intercambiabile formato da Batistuta, Oliveira e Morfeo. Era un attacco senza posizioni fisse, tanto che potevi trovare Bati-gol a svariare sulle fasce pronto a fare gli assist per Oliveira (Gabriel, comunque, realizzò 21 reti, il belga-brasiliano ben 15), piuttosto che un inedito Morfeo prima punta. A centrocampo, poi, ci fu l'arretramento di Rui Costa come centromediano metodista, con il compito (assolto benissimo dal portoghese) di far ripartire il gioco, lasciando allo stesso Morfeo il ruolo di rifinitore con licenza di offendere. I risultati furono eccezionali, la gente apprezzava, applaudiva, riempiva lo stadio. Tutti felici, tutti contenti, meno uno...Vittorio Cecchi Gori. Il peccato originale di un'intesa mai nata tra produttore ed allenatore fu che Malesani non era stata una scelta di Vittorio. Il burlonesco proprietario amava fare (e purtroppo sbagliare) di testa sua e le conseguenze si sono viste qualche anno dopo. Il secondo peccato fu l'appeal che Malesani aveva sulla gente. Il personaggio Cecchi Gori si sentiva oscurato, relegato in secondo piano da un “carneade” che, fino a qualche anno prima, faceva il rappresentante di pandori.

Il terzo peccato fu il carattere di Malesani. Spigoloso, poco avvezzo alle pubbliche relazioni (uno dei primi giorni del ritiro estivo confessò di essere sorpreso di dover parlare quasi ogni giorno con una ventina di giornalisti, visto che a Chievo ce ne era a mala pena uno...), intransigente e per niente incline al dialogo. Si arrivò ben presto alla rottura, sublimata nell'intervallo di un Fiorentina-Parma quando, con i viola sotto per 1-0, Cecchi Gori caldeggiò (eufemismo) l'ingresso in campo di Robbiati. Ne nacque una accesa discussione che per poco non sfociò nella rissa. Furono momenti incredibili, imbarazzanti, decisivi. Robbiati alla fine entrò, la Fiorentina raggiunse il pareggio ma Malesani in quel momento decise di andarsene da Firenze.

Ultimo peccato, l'arrivo (indesiderato dalla squadra) di Edmundo. O'animal, pupillo di Cecchi Gori, si manifestò a gennaio, ma Malesani, dall'alto di una protezione quasi materna per il gruppo viola, lo inseriva a piccole gocce scatenando le proteste dirigenziali. La stagione terminò con un quinto posto che restituì la Fiorentina all'Europa ma il tecnico di Verona mantenne la promessa e se ne andò al Parma. A Firenze arrivò Trapattoni, mentre Malesani, con i ducali, vinse tre coppe in un anno, una delle quali (la coppa Italia) proprio a Firenze battendo in finale la Fiorentina del Trap. Crediamo di non sbagliare se diciamo che Malesani (in tempi recenti) è stato l'allenatore più amato dai Fiorentini. Più di De Sisti, più di Terim, più di Trapattoni, (forse) come Prandelli. E ci spingiamo oltre: oggi Malesani è un tecnico che naviga in realtà minori, (di serie A certo, domenica sarà al Franchi col Siena già retrocesso), ma non al livello di quella Fiorentina, di quel Parma. Eppure, se senti i tifosi viola, indovina chi metterebbero l'anno prossimo al posto di Prandelli?