Calcio analogico vs calcio digitale
Complice la mancata qualificazione dell'Italia ai mondiali e l’ultimo scandalo degli arbitri, è tornato d’attualità il dibattito sui massimi sistemi del pallone italiano, ha iniziato Carlo Ancelotti, tecnico italiano di enorme successo che tuttavia non allena in Italia da ’diversi anni e punta il dito contro i ‘narratori’ del calcio che hanno perduto il senso della realtà e predicano un calcio che ha dimenticato l’esistenza della difesa: "E’ vero che bisogna fare un gol più degli altri, ma anche che i gol non si regalano" dice senza timori di essere tacciato di difensivismo il ct della nazionale brasiliana, al quale negli ultimi giorni sembra rispondere Lele Adani, già difensore viola e oggi maitre à penser dei commentatori italiani il quale coi soliti toni da profeta taglia e sminuzza come una centrifuga e accusa: ‘"La metà degli italiani è contenta di questa partita (e di questo calcio)" riferito allo scialbo pari di S. Siro tra Milan e Juve, ‘"questo calcio non si esporta" ha tuonato ancora Adani alla Domenica sportiva.
Difficile dire se Ancelotti e Adani siano gli Scilla e Cariddi dell’angusto stretto che sta attraversando il calcio italiano, di sicuro però ne denunciano da punti di vista diversi le lacune e i limiti da colmare. Il pallone, come il paese che lo genera, deve ritrovare identità venendo fuori dallo scadimento morale che lo angustia e che ammorba ogni settore dalla politica al pallone passando per la stampa, l’ortofrutta e quel che vi pare. Per ciò che riguarda la stretta diatriba che riassumeremmo in calcio analogico vs calcio digitale, bene sarebbe affidarsi alle parole di un figlio d’Italia come il poeta Orazio che cantava come la virtù sia figlia della moderazione: quindi onestà, identità e temperanza, in tutti i campi, calcio compreso. Rifuggendo la jattura del calcio da playstation: lo spettacolo depurato dalla quota sportiva, come nel wrestling lo scontro è depurato dalla violenza dei colpi. Uno show farlocco che è frutto della narrazione quindi di quei commentatori che hanno perduto il sano senso della realtà cioè che i gol non si devono regalare come dice Ancelotti che taluni in Italia considererebbero un eresiarca. Il calcio digitale è quello delle partite con gol infiniti, giocato da ‘ calciattori’ che fanno una rovesciata o un’acrobazia stando due minuti sospesi in aria e poi esultano inventando coreografie a favore di telecamera.
E’ questo il modello che infatti impazza tra coloro che hanno costruito il proprio immaginario calcistico non già in una strada polverosa o a tirare pallonate a una saracinesca col super tele o col tango per la disperazione dello zio che stava riposando nella canicola estiva, ma guardando i cartoni di Holly e Benji dove i protagonisti correvano mezz’ora in un accavallarsi di flashback e colpi progettati e poi poggiavano il piede sul palo, spiccavano un balzo e con una capriola in aria tornavano in piedi a terra pronti a calciare, pura fantascienza. Il calcio contemporaneo è figlio di quell’immaginario e frutto di quella fantascienza, buono al massimo per la tv. Proprio com’è stato perfetto per la tv l’ultimo Psg- Bayern, gara di sicuro spettacolare in termini di azioni e gol, ma anche sotto il profilo degli errori, delle parate mancate, l’esempio plastico di un calcio ‘ esibizione’ come gli spettacoli degli Harlem globe trotters più funamboli provetti che eccezionali cestisti.
E se il calcio giocato è diventato questo, anche il calcio parlato dei giornalisti è uno show che accompagna e fa eco allo show principale, come Festival di Sanremo e Dopofestival. Qualche decennio fa iniziarono geni dell’intrattenimento come Biscardi e Maurizio Mosca coi loro teatrini recitati a copione, poi man mano sono venuti i cloni bizzarri( Crudeli e similia), infine i veri e propri format tv come le trasmissioni di calciomercato che hanno trasformato il giornalismo che dovrebbe ricercare e raccontare il vero nel reame del verosimile che accende solo i desideri del pubblico e racconta fiction, ed ecco infatti in queste ore che tiene banco il futuro di Mourinho che potrebbe tornare al Real, ma è stato persino accostato alla Fiorentina! Tutto per far divertire la gente, poco importa non sia vero, proprio come il cazzotto del wrestler che simula il colpo vero, nell’era dell’intelligenza artificiale e della genuina deficienza è questo il calcio che ci meritiamo.
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