Una mentalità ancora da costruire, quella che qualche concorrente comincia a mostrare. Ma Vanoli non è l'unico colpevole
Questione di mentalità, quella che consente alle piccole come il Parma e il Lecce di portare a casa punti pesanti e quella che questa Fiorentina proprio non riesce a far sua. Il pari contro il Torino, al di là delle conseguenze in classifica, fa ancora più male proprio perché reiterato, testimonianza di come questo gruppo non riesca ad affrontare la dimensione attuale e tutto ciò che ne consegue.
Le accuse verso il tecnico
All'indomani del 2-2 contro i granata è nuovamente Vanoli a finire sul banco degli imputati, come del resto gli era già capitato e com'era capitato al suo predecessore Pioli. Mentre in città prosegue ininterrotto lo sterile dibattito tra le annate di Italiano e Palladino in casa viola il tecnico è nuovamente accusato, seppure non sia stato lui a sopravvalutare questo gruppo. Che per carità non varrà certo le ultime tre posizioni, ma che evidentemente non è in grado di sapersi adattare alle difficoltà del momento. Insomma è chiaro che Vanoli c'ha messo (e ci sta mettendo) del suo, soprattutto nel ritardo in merito alla mentalità di cui sopra, ma il peccato originale non è il suo (e in caso è di chi lo ha scelto nel momento di sostituire Pioli) senza contare che se qualcuno si è rilassato dopo i pareggi con Lazio e Milan, e la vittoria con il Bologna, significa che l'atmosfera al Viola Park è sempre la stessa di Natale quando veniva definita "splendida".
La cura Paratici
E allora vien da pensare che più che a livello tattico sia ancora una volta nella testa che Vanoli (e la dirigenza) non sia riuscito a incidere, nella costruzione di una mentalità che doveva essere diversa da quella tutt'ora svagata che la Fiorentina mette in campo. Una responsabilità certamente condivisa, e confermata nel dopo gara quando in merito all'arrivo di Paratici il tecnico si è espresso così: “Serviva una persona di spessore in società come quella di Paratici, bello parlare di calcio con lui”. Una sorta di sospiro di sollievo, a volerlo tradurre, in direzione di quella solitudine che già molti altri tecnici devon aver avvertito sulla panchina viola. Messa così non resta che augurarsi che l'arrivo di una nuova figura dirigenziale possa davvero rimettere la Fiorentina sulla giusta strada
La cronica immaturità di un gruppo fragile e impaurito
Sotto questo profilo vien da augurarsi che la fase 1 dell'era Paratici coincida con un cambiamento di regime, anche e soprattutto mentale. Non necessariamente traumatico, ma certamente più incisivo di quanto non sia avvenuto fino a oggi. Anche e soprattutto in uno spogliatoio che nelle proprie amnesie nei momenti decisivi dimostra ancora una volta se non proprio irresponsabilità come minimo immaturità. Per non parlare del vero e proprio terrore che s'impadronisce della squadra nei minuti finali, o di quello trasmesso da talune sostituzioni. Tutte caratteristiche lontane anni luce da quelle che dovrebbe avere una squadra che lotta per salvarsi e che, per inciso, alcune dirette concorrenti stanno cominciando a manifestare direttamente in campo, peggiorando ulteriormente la condizione dei viola nell'ottica salvezza.
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