Paratici si presenta: "Fiorentina grande opportunità: voglio una squadra bella, attrattiva e internazionale. Fiducia in Vanoli"
Giornata dal sapore storico quella di oggi al Viola Park: alle 13 infatti, presso il media center del centro sportivo, ha preso la parola il nuovo direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici. Ecco le parole del dirigente viola, arrivato ieri a Firenze e legatosi al club viola con un contratto fino al 30 giugno 2030: "Innanzitutto colgo l'occasione per ringraziare il presidente Rocco Commisso e Alessandro Ferrari che sono le persone che mi hanno scelto. Un saluto anche a Joseph e Catherine. Ringrazio anche il Tottenham che mi ha dato l'opportunità di vivere 5 anni meravogliosi in Premier League, aspettandomi anche in momenti difficili. La Fiorentina mi sta regalando una grande opportunità".
Cosa l'ha convinta a venire alla Fiorentina?
"Io ho deciso il 15 dicembre, con la Fiorentina che aveva sei punti. Poteva sembrare una scelta da incosciente ma invece è stata coraggiosa. Perché ho valutato le varie motivazioni per cui l'ho fatta. Ho pensato che la Fiorentina ha una grande e seria proprietà. Ha infrastrutture di livello unico nel mondo e un team di persone con cui mi sono sentito in simbiosi. La città ha un brand internazionale e so quanto contino queste cose essendo stato in Premier. E' un grande "challenge" nella mia vita lavorativa. Firenze e la Fiorentina meritano altri tipi di livelli, rispetto a quelli attuali. Adesso dobbiamo affrontare la realtà e accettare che per i prossimi 4 mesi dobbiamo mettere la testa nel carro armato, soffrire e salvarci. Tutto l'ambiente deve capire che da oggi al 24 maggio si deve stare ben concentrati e cattivi per uscire da questa situazione".
Cosa si porterebbe via dalle sue esperienze alla Juventus e al Tottenham da trasmettere qui?
"Intanto ogni club ha un suo dna e una sua storia che vanno rispettate. Non rinnego nessuna delle mie esperienze: io vivo tutta la giornata pensando al calcio e io mi lego a ciascuna delle società dove ho lavorato. Ogni club mi ha portato a credere in un metodo di lavoro e ad essere leale e serio: questa è la base per lavorare bene".
Il suo contratto prevede una clausola rescissoria in caso di retrocessione del club?
"E' quasi superfluo rispondere. Io ho firmato 4 anni e mezzo sapendo esattamente quanti punti aveva la squadra. Assolutamente non c'è nessuna clausola. Sarebbe molto lontano dal mio essere".
Quali sono le parole con le quali Rocco Commisso l'ha convinta ad accettare la Fiorentina?
"Rocco non mi doveva convincere, ero io che dovevo convincere lui a prendermi. Era una persona di grande livello. Quando Ferrari mi ha spiegato il progetto, io ho pensato alle opportunità che avevo ma - ripeto - Commisso non ha dovuto convincermi".
Cosa le piace di Firenze e dei fiorentini?
"La città porta con sé un brand di bellezza in giro per il mondo e la squadra deve rappresentare la città. A me piace l'alto livello di critica, sono stato abituato nei miei club ad avere pressioni e a me piace molto".
Qual è il suo obiettivo a lungo termine? Che livello deve raggiungere la Fiorentina?
"Io mi immagino una Fiorentina che venga costruita piano piano, in fasi e in momenti. Ad oggi dobbiamo essere realisti e stare sul pezzo per uscire da questa situazione. La Viola del futuro mi immagino sia una squadra attrattiva, bella da vedere, stimolante per i tifosi, aggressiva e internazionale".
Rispetto a quando è andato via dalla Serie A, come è cambiato il calcio italiano?
"Il calcio è velocissimo e come la moda segue sempre un suo stile. Bisogna sempre tenersi aggiornati e stare al passo coi tempi. Basta vedere Atalanta e Bologna cosa hanno fatto in questi anni. Noi cercheremo di avere il nostro metodo senza scimmiottare nessuno, sapendo quello che vogliamo".
Che mercato è stato quello concluso dalla Fiorentina?
"Quando non si è dentro un club io sono abituato a chiacchierare poco: io non ero qui, sicuramente ognuno dei dirigenti che opera fa il massimo di quello che può fare".
Paolo Vanoli è un allenatore che gode della sua fiducia?
"Gli ho parlato ieri e ho seguito il suo lavoro. Ha lavorato bene sia al Venezia che al Torino. E' un allenatore energico e preparato, che ha molta cura dei dettagli: lo stimo molto, la squadra gioca e ha delle statistiche positive. Ho grande fiducia in lui e nel suo staff".
Come ama operare sul mercato?
"Io sono cresciuto facendo questo lavoro con tre grandi esempi, Sabatini, Corvino e Foschi: hanno tutto il mio rispetto e mi fa piacere dirlo. Il mio metodo di lavoro non è solo quello di comprare giocatori ma devo coordinare altre aree. Avremo tutti i nostri dipartimenti che svilupperemo".
Che tipo di rapporto instaurerà con la famiglia Commisso?
"Questo è il 22° anno che faccio questo mestiere a vari livelli operativi. Quando Ferrari e Commisso mi hanno parlato, ho chiesto espressamente di occuparmi dell'area sportiva in modo da rapportarmi direttamente a Ferrari. Non ci sono dubbi su questo. Mi piacerebbe che Joseph potesse stare più tempo con noi, quando verrà sarà sempre il benvenuto".
Ha la sensazione che la squadra non si sia calata mentalmente nella lotta salvezza?
"L'allenatore è il re Leone negli spogliatoi. Noi lo supportiamo ma non lo sostituiamo. Questa è una società che non dà alibi a nessuno: abbiamo tutto per fare il nostro lavoro al meglio. Questo basta e avanza per poter far bene il nostro lavoro. La squadra fa delle buone partite... ma c'è una differenza tra il fare una cosa al 100% e il volere le cose al 100%".
Come lavorerà assieme a Roberto Goretti?
"Roberto ha tutta la mia stima per quello che ha fatto in questi mesi. E' una persona leale e schietta. Spero di potergli dare una mano mettendo a disposizione la mia esperienza per migliorargli la carriera. Roberto sarà il mio braccio destro, poi con me lavoreranno Lorenzo Giani che sarà il capo dello scouting e Moreno Zebi che si occuperà dell'area prestiti".
Cosa si aspetta da Daniele Rugani?
"E' un ragazzo molto serio, che uno spessore importante. E' molto sottovalutato: quando eravamo alla Juventus sapevamo quello che era il suo valore. Non ha tatuaggio, non ha orecchini, non dice parolacce... è un ragazzo molto serio che è stato molto bravo e può togliersi grandi soddisfazioni".
Cosa porta un profilo come il suo ad accettare un'avventura del genere?
"La Fiorentina non vale la Serie B, anche se è in zona retrocessione. Non ho chiesto nessuna certezza negli investimenti. Il mio modo di lavorare è chiedere un'autonomia operativa per prendere le decisioni nell'area sportiva. Nei posti in cui sono stato ho sempre trovato professionisti serissimi".
Come si può far tornare Kean ai suoi livelli?
"Quando le stagioni vanno in un certo modo ci sono dei motivi... se non gira quest'anno la Fiorentina, non è solo per colpa di Kean. Conosco bene Moise: sicuramente è l'attaccante italiano più forte che c'è, deve solo fare Kean. Cioè essere nella testa nel carrarmato e farà 20 reti".
La società prenderà in considerazione i rinnovi di Dodo e Fortini?
"Sicuramente avremo cura di questi due giocatori: entrambi sono due giocatori molto seguiti, uno di questi in particolare è giovane e chiaramente affronteremo questo argomento".
Che valore ha quest'anno l'Europa?
"Tutti giochiamo per vincere però ci vuole della testa: con la giusta programmazione, cercheremo di fare il meglio possibile e vincere".
Lei ha solo il compito di comprare e vendere i giocatori o di risolvere altri problemi?
"Sarebbe arrogante chiedere carta bianca: qui c'è un gruppo di persone che lavora e lo fa con la stessa passione. Non si deve essere disfattisti... adesso dobbiamo concentrarci sulla nostra stagione ma in nessun posto di lavoro chiederò carta bianca. Concerterò con gli altri il mio lavoro con l'obiettivo di ottenere dei risultati".
Cosa le ha lasciato la vicenda legata alla squalifica che ha avuto?
"Mi ha lasciato il fatto che sono una persona migliore, molto più strutturata. Nessuno di noi alla Juventus è stato condannato per valori dei giocatori ma per un principio di bilancio che non era mai stato usato prima. Mi sono vergognato di essermi dovuto difendere per qualcosa che io non ho fatto. Il percorso è stato difficile ma ne sono uscito migliore".
Cosa pensa del Viola Park?
"È un centro sportivo straordinario: io ho lavorato al Tottenham ma non so se il centro sportivo degli Spurs è meglio di questo".
Dovesse usare un aggettivo per questa avventura, quale userebbe?
"Coraggiosa ma con un senso incredibile: sono molto motivato per mettere in pratica il calcio che abbiamo in testa. Dobbiamo creare qualcosa di attrattivo e stimolante, come lo è Firenze".
Qual è stata la richiesta di cuore da parte di Rocco Commisso per la Fiorentina?
"Io ho subito recepito l'empatia verso questo ambiente, intendendo la squadra femminile e la città. Lui ha voluto che questa empatia continuasse".
Sa già che Firenze è una città molto critica?
"Purtroppo o per fortuna ho un senso di responsabilità molto forte per qualsiasi cosa. Io accetto sempre la critica: è stimolante perché sono critico verso di me e verso chi lavora con me".
Che Fagioli ha ritrovato?
"Penso che Nicolò sia un patrimonio del calcio italiano. E' piacentino come me, conosco bene i suoi genitori. Deve aggiungere la cattiveria agonistica e la voglia di essere il numero uno. E' ancora molto giovane, penso sia un punto di partenza la Fiorentina per lui".
Si riparte dal Torino: se l'aspettava così in difficoltà?
"Noi dobbiamo essere concentrati su noi stessi, saranno tutte partite fondamentali fino al 24 maggio. Non risolveremo il problema fino a fine maggio".
Si è fatto un'idea del perché è terzultima in classifica a fronte dei soldi spesi?
"E' difficile dare spiegazioni da fuori a quello che succede. Se non ce la fanno quelli dentro, è dura avere la soluzione da fuori. Tra due mesi forse mi sarò fatto un'idea più precisa".
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