PIANA NOTIZIE, 5 anni di Rocco: ora obiettivi ambiziosi

PIANA NOTIZIE, 5 anni di Rocco: ora obiettivi ambiziosiFirenzeViola.it
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sabato 1 giugno 2024, 20:20News
di Redazione FV

Ampio focus di Piana Notizie a firma di Massimo Cervelli sulla stagione della Fiorentina che si sta per concludere. Vi riportiamo il testo in formato integrale:

Questa volta non scrivo a nome del Museo Fiorentina, ma come uno dei tanti tifosi viola tornati da Atene. Quando, nello sport come nella vita, si presenta una seconda occasione dopo aver fallito la prima, l’esperienza maturata dovrebbe guidare verso un esito diverso. Oltre al livello dell’avversario, c’era un altro elemento che alimentava la fiducia della moltitudine viola che è andata a sostenere la Fiorentina nella seconda finale consecutiva di Conference League. C’era la convinzione di vincere finalmente un trofeo, con la bacheca ferma alla Coppa Italia del 2001, e di fare un salto di qualità partecipando alla prossima Europa League. Il risultato è stato peggiore dell’anno precedente.

La pugnalata ricevuta a pochi minuti dalla fine dei supplementari, troppo simile alla conclusione dell’anno scorso, è stata data da un avversario nettamente inferiore al West Ham. L’Olympiakos ha portato a casa il primo trofeo europeo vinto da una squadra di club greca. La sconfitta ha, inevitabilmente, aperto la discussione su quali siano gli intendimenti della proprietà rispetto al presente sportivo della Fiorentina – come ha ben sintetizzato in un comunicato-manifesto la Curva Fiesole, dopo una stagione passata a sostenere la squadra su tutti i campi e in tutte le situazioni. Senza entrare troppo in questioni tecniche appare evidente che alla Fiorentina siano mancate alcune caratteristiche necessarie per primeggiare: qualità, personalità, fisicità. Caratteristiche che erano già mancate nelle due finali perse l’anno scorso (Coppa Italia e Conference) e a cui non è stato posto rimedio.

Il formato delle coppe ha esaltato in questi anni il lavoro di Italiano: la squadra nelle sfide singole ha trovato il coraggio per andare oltre il proprio valore arrivando sempre agli episodi conclusivi delle manifestazioni, mentre in campionato doveva accontentarsi di piazzamenti modesti (settimo-ottavi posti) che comunque garantivano, attraverso la qualificazione alla terza manifestazione europea, la Conference: una possibilità di crescere come ranking e come spessore di club. La crescita di un compagine calcistica va però accompagnata da sapere calcistico ed investimenti, migliorando progressivamente la rosa a disposizione e innalzando gli obiettivi da raggiungere. È fondamentale avere, oltre ad una struttura fisica come il Viola Park, una struttura tecnica di primordine che permetta di spendere bene e di colmare lacune e punti deboli.

Le scelte della proprietà sono andate in una direzione diversa dalla crescita del club attraverso i risultati sportivi. La cartina di tornasole è rappresentata dal non aver perseguito l’obiettivo della qualificazione alla prossima Champions League, che ha un formato ancora più ricco, a cui parteciperanno cinque squadre italiane. Un’occasione colta da Atalanta e Bologna, ma non da noi, non sfruttando il quarto posto in classifica alla fine del 2023 che poteva rappresentare un trampolino di lancio. È anche il momento di trarre un primo bilancio dei cinque anni della proprietà Commisso.

All’inizio di giugno 2019 Rocco Commisso acquistò la Fiorentina dalla famiglia Della Valle che l’aveva tenuta per ben 17 anni, non vincendo trofei, ma riportandola in serie A, dalla C2; qualificandola per due volte alla Champions League e per cinque volte alla Coppa Uefa, diventata poi Europa League. Il miglior risultato sportivo della gestione Della Valle fu il 4° posto in campionato, ottenuto per ben cinque volte, il raggiungimento della finale di Coppa Italia nel 2013-2014, di una semifinale della Coppa Uefa, nel 2007-2008 e una della Europa League nel 2014-2015. L’avvento di Commisso fu interpretato come una liberazione da una gestione che, nel tempo, si era assestata sull’autofinanziamento della società, scegliendo di vivacchiare senza nessuna iniezione di denaro da parte della proprietà. Un orizzonte teorizzato dal presidente Cognigni che individuava nell’equilibrio di bilancio l’obiettivo da conseguire, anteponendolo ai risultati sportivi.

Era, sostanzialmente, l’elogio alla mediocrità sportiva e la conseguente distruzione dei sogni della tifoseria: non si lotta per vincere. La soddisfazione della proprietà stava altrove, nella cessione dei calciatori che emergevano. Fu questo il motivo principale della lunga contestazione subita dalla proprietà, sfociata, l’11 maggio 2019, nel flash mob della Curva Fiesole davanti al negozi di Tod’s e Hogan in via Tornabuoni con la parola d’ordine “Della Valle vattene”. Fu la goccia che fece traboccare il vaso e determinò la vendita della società per una cifra a tutt’oggi mai definitivamente chiarita: 170 milioni per l’acquirente (di euro o di dollari? sarebbero 158 milioni di euro) poco più di 140 secondo altre fonti vicine alla precedente proprietà. D’altronde, quando sia chi acquista (Delaware) che chi vende (Lussemburgo) ha sede in paradisi fiscali è difficile sapere…

Il nuovo proprietario si presentò così: “Non mi sento un padrone, piuttosto un tifoso che vive per il calcio. Come dovete chiamarmi? Rocco!”. Aggiungendo che avrebbe fatto grande la Fiorentina e, successivamente, che i soldi non sarebbero stati un problema. Con lui arrivò Joe Barone destinato a diventare il factotum della società. Le prime mosse furono il ritorno di Daniele Pradè nel ruolo di direttore sportivo, al posto di Pantaleo Corvino (negli ultimi 19 anni la Fiorentina ha avuto solo due direttori sportivi), e la conferma di Montella come allenatore, nonostante il bilancio disastroso: due punti in sette partite, con la salvezza raggiunta all’ultima giornata. Costosa, ma inefficace la campagna acquisti, di cui riportiamo solamente gli elementi principali: in difesa Lirola, Dalbert, Terzic; a centrocampo Bonaventura, il ritorno di Badelj e l’acquisto di Pulgar; in attacco, accanto alla stella cadente Ribery (36 anni), Boateng, il centravanti brasiliano Pedro, il trequartista Ghezzal, in prestito, e il giovane fenomeno inglese Bobby Duncan.

Montella saltò dopo la 17a giornata, quando era sestultimo con 17 punti. La proprietà si era impaurita e corse ai ripari, ingaggiando Beppe Iachini e tornando sul mercato, con gli arrivi a gennaio di Alfred Duncan, Igor, Cutrone, Kouamé (indisponibile per infortunio). La Fiorentina faticava, ma trovò la bussola per la salvezza: in un campionato travolto dall’emergenza Covid, concluse il campionato al decimo posto (49 punti, 51 gol fatti e 48 subiti). In Coppa Italia fummo eliminati dall’Inter ai quarti di finale (4 partite, 3 vinte, 1 persa 8 gol fatti e 4 subiti). Rocco confermò Iachini, nonostante la contrarietà della piazza. Il calciomercato, a parte Amrabat già acquistato a gennaio, e Martinez Quarta, ruotò attorno a calciatori svincolati (Callejon, Bonaventura, Borja Valero), al ritorno di Biraghi e di altri dai prestiti.

La cessione eccellente fu quella di Federico Chiesa, facendogli incomprensibilmente indossare la fascia di capitano nell’ultima sua partita prima di darlo alla Juventus. Altra mossa incomprensibile in entrata, nel mese di gennaio: dallo Spartak Mosca arrivò l’attaccante russo Kokorin. Dopo la 7° giornata fu esonerato Iachini, con la squadra al dodicesimo posto con 8 punti, e subentrò Prandelli che lascerà dopo la 28° con la squadra quattordicesima con 29 punti e aver lanciato Vlahovic (21 gol) al centro dell’attacco. Venne richiamato Beppe Iachini che portò la squadra alla salvezza conquistando 40 punti e il 13° posto, con 47 gol segnati e 59 subiti. In Coppa Italia venimmo eliminati dall’Inter agli ottavi di finale (3 partite, 2 vittorie e una sconfitta 4 gol fatti e 3 subiti).

Il 25 maggio fu annunciato il nuovo allenatore: Gennaro Gattuso, ma il 17 giugno le parti rescissero consensualmente l’accordo prima dell’entrata in vigore del contratto (1° luglio), a causa della differente visione sulla costruzione della squadra. Vincenzo Italiano, autore di un ottimo campionato alla guida dello Spezia, diventò il nuovo allenatore. L’acquisto eccellente fu quello di Nico Gonzalez, dallo Stoccarda, accompagnato da quello di Nastasic e dai prestiti di Torreira e di Odriozola. L’inizio fu altalenante, ma il campionato diventò entusiasmante, con il gioco dato dal nuovo tecnico. Alla 22° giornata la squadra era sesta, ma successe qualcosa di eccezionale. La Fiorentina vendette il capocannoniere del campionato Vlahovic, marcatore di 17 reti fino a quel momento, e lo sostituì comprando Ikoné e Cabral, con l’aggiunta del prestito di Piatek. Alla squadra mancarono i gol, ma riuscì ad arrivare 7°, con 62 punti, 73 gol fatti e 59 subiti, conquistando la qualificazione alla Conference League che segnò il ritorno in Europa dopo sette anni. Sarà il miglior risultato in campionato della gestione Italiano. In Coppa Italia la Fiorentina venne eliminata dalla Juventus in semifinale, giocando 6 partite con 4 successi e due sconfitte.

La campagna di rafforzamento, per lottare su tre fonti, vide l’acquisto di Dodo, Mandragora, Barak e i prestiti di Gollini e Jovic, mentre fu scelto di non riscattare Torreira. La Fiorentina riscattò la stagione nell’ultima parte, qualificandosi per le finali di Coppa Italia, persa 2-1 contro l’Inter, e di Conference, sconfitta con eguale punteggio dal West Ham, ed acciuffando l’ottavo posto all’ultima giornata. Il piazzamento, a causa della esclusione della Juventus dagli spareggi dell’Europa Conference League per la violazione delle norme del fair play finanziario, varrà la seconda qualificazione consecutiva alla Conference. L’ultima stagione è stata caratterizzata dall’apertura definitiva, l’11 ottobre, del Viola Park, un impianto modello che rappresenta il primo centro sportivo nella storia della Fiorentina, un elemento imprescindibile per una società di calcio e dalla morte di Joe Barone il 19 marzo.

Nel mezzo il calcio giocato che ha visto la squadra partire con la convinzione di fare un salto di qualità rispetto alla stagione precedente, nonostante un mercato che parve, da subito, incompleto con gli acquisti di Beltran, N’Zola, Parisi, Infantino, Christensen, Mina, i prestiti di Arthur, e Maxim Lopez, le cessioni di Amrabat, Igor, Terzic, Maleh, Cabral e Jovic. La Fiorentina ingranò bene ed a fine dicembre era quarta in classifica, dopo aver vinto il girone di Conference, evitando il play off di qualificazione per gli ottavi di finale. Il mercato di gennaio non generò il necessario rafforzamento, limitandosi ai prestiti di Belotti e Faraoni, mentre partirono, sempre in prestito, Brekalo e Pierozzi e Mina venne ceduto al Cagliari. La squadra ha vissuto dei difficili mesi in campionato, riprendendosi solo nel finale centrando un nuovo ottavo posto – che vale la terza qualificazione alla Conference, solo perché le squadre italiane ammesse alla Champions League sono diventate cinque, anziché quattro. I viola riescono a raggiungere, passando gli ottavi e i quarti di finale ai calci di rigore, alle semifinali di Coppa Italia, dove siamo sconfitti dall’Atalanta. Ottimo il percorso in Conference, rovinato dal naufragio nella finale.

Le sconfitte possono insegnare più delle vittorie. Per questo dobbiamo guardare orgogliosamente al nostro futuro, ed ambire a successi sportivi. La Fiorentina è un bene comune di tutti coloro che amano Firenze e la sua squadra. Chi ne detiene la proprietà ha il dovere di perseguire obiettivi ambiziosi evitando tensioni e scontri con la città e il popolo viola. Su questo torneremo, intanto: forza Fiorentina!