PERDONO TUTTI, VINCE SINISA
Abbiamo temuto per Pantaleo Corvino. Gli eravamo vicini, ieri, davanti all'Artemio Franchi, quando è stato circondato da un trentina di tifosi, delusi, raggirati, inferociti. Si è sfiorato lo scontro fisico, c'è stata l'aggressione verbale, dura e senza esclusione di colpi, anche se il ds di Vernole (come sempre) ci ha messo la faccia ed anche il corpo, facendosi scudo dall'alto di una corporatura imponente. Forse neanche Pantaleo pensava che la gente di Firenze se la prendesse con lui. E invece, anche l'ultimo degli intoccabili è caduto nella contestazione, anche il santone dei direttori sportivi ha avuto paura, perchè il sorriso (sardonico? beffardo?) con il quale se ne è uscito dalla porta della tribuna d'onore, il suo regno, il territorio che delimita con cura da cinque anni, ha lasciato ben presto il posto ad un espressione cupa, tesa, preoccupata. Si, per la prima volta Pantaleo ha avuto paura, per la prima volta si è reso conto di aver perso, lui che pensava di averla fatta franca ponendosi come cuscinetto tra Prandelli e Della Valle, i due contendenti che hanno fatto a fette il cuore di Firenze.
Più di tutti ha perso Diego della Valle. Una frase ci è rimasta impressa del pomeriggio di ieri: "Pantaleo, portaci il patron, portacelo quì". Lo urlava, paonazzo, un tifoso, il più esagitato di tutti, che avrebbe voluto il confronto pubblico con Don Diego per gridargli tutto il suo rancore, il suo disprezzo, il suo odio. Si, perchè quello che si leggeva negli occhi di quel tifoso era odio allo stato puro, e l'odio è un sentimento che non si cancella facilmente. La misura è stracolma e la classica goccia può cadere da un momento all'altro. Firenze è stata ferita, Diego della Valle ha colpito... "uno di noi" come cantava ieri la curva, e dimenticare piuttosto che perdonare sarà difficile, forse impossibile.
Hanno perso i tifosi viola. Hanno perso una guida sul campo e fuori, un fratello maggiore a cui rivolgersi nelle difficoltà, a cui appoggiarsi quando tutto sembra franare, hanno perso l'esempio per il quale Firenze era cresciuta, maturata, per il quale i fiorentini sono diventati un modello da seguire, un'immagine da venerare. Cesare Prandelli piaceva a prescindere, per antonomasia, come un postulato che non può essere dimostrato, va accettato e basta. Tutto ad un tratto se ne va all'odiata nazionale ed i tifosi non sanno perchè. Nessuno glielo dice, nessuno glielo ha spiegato, anzi...fino all'ultimo gli hanno detto di non preoccuparsi e per questo il distacco appare ancora più doloroso. I tifosi viola hanno perso, per l'ennesima volta, e come per incanto l'immagine di Ovrebo si sovrappone a quella del "patron".
Ha perso, infine, anche Cesare Prandelli. Ha perso la cosa alla quale teneva di più, la Fiorentina. Gli è stata sottratta a forza e lui non ha saputo reagire. Questa, forse, è l'unica colpa del tecnico di Orzinuovi. Gli ultimi quattro mesi gridano vendetta, anche per colpa sua, un tira e molla stucchevole, infantile, fatto di comunicati, messaggi sibillini, ripicche, dispettucoli di bassa lega. Cesare si è prestato al gioco e ne è rimasto schiacciato. Col senno di poi (crediamo) non si comporterebbe così. Sceglierebbe (crediamo ancora) la strada della chiarezza, quella chiarezza che i tifosi hanno chiesto invano, a lui, a Corvino, a Della Valle. Quella chiarezza che nessuno ha saputo dare loro, nonostante risibili dichiarazioni di facciata. Cesare Prandelli ha perso perchè da oggi si cala in una realtà che non è la sua. La miseria di tre/quattro mesi di lavoro l'anno, ore passate a scegliere (anzi selezionare) nomi e candidature piuttosto che studiare schemi e sistemi di gioco. Per cosa poi? Per scontrarsi con i poteri dell'Uefa, con l'arroganza del suo presunto amico Michel Platini che (al tempo, con la Juventus) gli preferiva Bonini come mediano portaborse, lasciando a Cesare le briciole di una finta ribalta. No, caro Cesare, la nazionale non è la tua scarpa, è un numero stretto, e quando fanno male i piedi, prima o poi ti devi fermare.
A pensarci bene, in tutta la vicenda c'è uno che ha vinto: Sinisa Mihajlovic. Per il serbo è l'occasione della vita, il trampolino ideale per tuffarsi nel calcio che conta, la piazza ideale per uno come lui, umorale, rissoso, un vero e proprio fascio di nervi capace di trascinare con sè tutta Firenze compresi il David, piazzale Michelangelo e Ponte Vecchio. E allora auguri Sinisa, e abbi rispetto per una città che vaga, spaurita, in un tunnel e non ha ancora capito come arredarlo.
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