ED ORA ABETE "DEVE" UN FAVORE A DELLA VALLE...
Un lutto da elaborare. Con calma, senza isterismi, magari qualche lacrima sparsa quà e là ma per favore... niente scenate. Quelle non piacerebbero neanche a lui. E mi raccomando, niente luoghi comuni del tipo... "Era tanto buono" oppure... "Se ne vanno sempre i migliori". No, Cesare Prandelli non è più l'allenatore della Fiorentina ma non per questo i tifosi viola si devono far prendere dallo sconforto. C'è tristezza, c'è smarrimento, ma la vita continua e... finchè c'è Fiorentina c'è speranza. Certo non sarà facile e nemmeno indolore. Troppo l'attaccamento dei fiorentini al "Mago di Orz", troppo l'affetto che regnava tra le due parti, troppo stretto il legame che si era creato. Ci vorrà un pò di tempo per metabolizzare il distacco (qualche giorno, poi basterà qualche frase ad effetto di Sinisa ed un paio di acquisti ben assestati che passa tutto), per elaborare (appunto) il lutto. Eppure qualcuno ci ha sperato fino all'ultimo, qualcuno aveva detto... "Adesso sta a vedere, Prandelli viene in conferenza stampa e ci dice...No! Io alla nazionale non vado, resto ancora un anno alla Fiorentina e si arrangi Della Valle..." E invece, alle 16,32 di ieri, l'amore tra Prandelli e la Fiorentina ha esalato l'ultimo respiro. 5 anni di passione, di complicità, di massimo rispetto sono volati via così, in un soffio, in un battito d'ali.
IL QUINTO MIRACOLO DI CESARE: fin quì la parte che concede alla retorica, al romanzesco, pensieri e parole che comunque servono a consolare, a crogiolarsi nel dolore per renderlo meno pressante. Poi, però, tutto questo deve lasciare il passo al futuro, alla voglia di ripartire ed allora cominciamo col dire che la presenza di Prandelli in nazionale potrebbe cambiare il corso della storia (almeno quella recente). Potrebbe riaprire i rapporti tra Firenze e la maglia azzurra. Sono anni che tra la città del giglio e la nazionale non corre buon sangue (eufemismo). Da queste parti la nazionale è vista come l'emanazione della Federazione Italiana Gioco Calcio (la FIGC), il cosidetto "palazzo del calcio" che, a partire dallo scudetto del 1982, per proseguire con la cessione (indotta) di Baggio, la finale Uefa del 1990, la serie B del 1993, per arrivare al fallimento del 2002, ha sempre dato l'impressione di non avere pietà per i colori viola, anzi... Ha in tutti i modi cercato di tarparne la crescita, ogni volta che le varie dirigenze che si sono succedute (Pontello, Cecchi Gori, Della Valle) hanno tentato invano di spiccare il volo. E Firenze ha pagato, fino all'ultimo, il rapporto è peggiorato sempre di più, rischiando addirittura l'incidente diplomatico l'ultima volta che l'Italia giocò a Firenze (marzo 2006, 4-1 sulla Germania) dopo 13 anni da quell'Italia-Messico tristemente noto per i fischi a Baggio ed alla nazionale tutta. Dopo quell'amichevole del 1993, la Fiorentina di Agroppi e Cecchi Gori fu scaraventata in serie B, e tutto il palazzo la giurò per sempre alla città di Firenze ed ai fiorentini. Cesare Prandelli può fare il miracolo. Dopo i quattro sbandierati a più riprese da Corvino, il tecnico di Orzinuovi potrebbe fare il quinto riavvicinando la gente di Firenze alla maglia azzurra in nome di un amore comune. Andiamo oltre: ci auguriamo che una delle prime partite di qualificazione all'Europeo 2012 venga dirottata su Firenze (se non già l'amichevole in programma il 18 agosto) così da sancire la pace definitiva, suggellata da un ambasciatore d'eccezione, quel Cesare Prandelli che al "Franchi" ha vissuto momenti irripetibili.
CHIUSA UNA PORTA SI APRE UN PORTONE: è un proverbio e come tale va preso. Ma Prandelli alla Nazionale è una gentile concessione di Diego della Valle. Ricordiamo che Prandelli avrebbe avuto ancora un anno di contratto con la Fiorentina. Ricordiamo che Prandelli non voleva andare alla nazionale, lo aveva ribadito in quel famoso giovedì dei comunicati quando disse (e scrisse) che lui, senza ripensamenti, avrebbe rispettato il contratto e sarebbe rimasto sulla panchina viola anche l'anno prossimo. Lo aveva detto in via privata ad alcuni di noi, confessando le perplessità per un ruolo (quello del CT) completamente diverso dall'attuale, temendo di dover essere più un selezionatore che un allenatore. Insomma, Cesare vedeva il proprio futuro ancora in una squadra di club, e solo l'intervento di Della Valle ha rovesciato le carte in tavola. Questo recita l'ufficialità, e noi a questo diamo seguito. Poi, qualcuno potrà dire che Della Valle, dando Prandelli alla nazionale, ha fatto un favore più a se stesso che ad Abete, visti i rapporti ormai irrimediabilmente rovinati tra l'ex tecnico viola e l'ex patron. Ma noi facciamo cronaca e stiamo ai fatti: Prandelli guiderà la nazionale solo perchè Diego della Valle lo ha "liberato", togliendo l'amico Abete dalle sabbie mobili, rappresentate dalla mancanza di alternative valide e qualificate. Capello, Ancelotti, Mancini... tutti personaggi con ingaggi assolutamente proibitivi. E allora, con unica alternativa Zola "tutorato" da Arrigo Sacchi, ecco che l'arrivo di Cesare Prandelli è manna dal cielo per Abete e compagni. A questo punto però, scatta il "do ut des", ovvero io faccio un favore a te, tu fai un favore a me. Beninteso, la Fiorentina (e tantomeno i fiorentini) non vogliono trattamenti di favore, non è nel loro DNA. Vogliono solamente essere trattati con equità, nè più nè meno. Ed allora il portone di cui sopra potrebbe essere rappresentato da arbitraggi finalmente imparziali, da designazioni finalmente intelligenti. E, cosa più importante, Abete deve il favore a Della Valle di non farci più assistere a "spettacoli" come quello di Rosetti in Fiorentina-Milan (ricordate il fallo da rigore macroscopico su Montolivo all'88'?), piuttosto che errori degni di Ovrebo come quello che costò due punti ai viola nel famoso Fiorentina-Lazio con il gol fantasma di Gilardino. Rispetto e tutela, ecco il portone che si deve aprire per la Fiorentina, ecco il favore che Abete deve a Diego. Altrove sarebbe la normalità, in Italia si chiama favore. Paese che vai...
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