UNA DOMANDA RETORICA A CHI ESPONE STRISCIONI

01.04.2022 11:05 di  Stefano Prizio  Twitter:    vedi letture
UNA DOMANDA RETORICA A CHI ESPONE STRISCIONI

Quest’oggi principiamo con una domanda retorica, premettendo che di consueto, a fare il chiasso e la polemica sono i giornalisti, anzi i giornalai, quelli che allo stadio ci vanno gratis (anzi li pagano pure). 

Ed ecco il quesito: credete oh voi che a nove (dicesi nove) gare dalla fine del campionato, in piena corsa europea, sia una buona idea e utile alla Fiorentina, tirar fuori una polemica con tanto di striscione, sul nuovo marchio della società che peraltro sarà attivo solo dalla prossima stagione (e i primi prodotti saranno in vendita da luglio)??

Che poi, è una polemica su cosa? Sul fatto che ad uno dei club della curva non piaccia il giglio sul marchio? Eppure è di gusto vintage e ad altri piace.

Oppure sulla dizione ’ACF’ che manca nel nuovo marchio? Ebbene, la dizione ‘acf' fu inserita dalla gestione Della Valle perché l’originale ‘ac fiorentina’ (quella si del 1926) poteva secondo alcuni avvocati far rischiare al nuovo club, nato dopo il fallimento del 2002, la temutissima continuità che poteva significare persino continuità dei debiti della precedente proprietà Cecchi Gori o comunque prestava il fianco ad eventuali future azioni di rivalsa.

O ancora, pensate che Commisso voglia cambiar nome alla società? Tipo florentia viola, tipo viola e basta? Tipo violetta violacea? O viola parecchio viola?

Sarebbe uno scandalo e nel caso si paventasse tale eventualità, saremmo a tempo a fare grandi manifestazioni per fargli mutare idea, non a caso Barone ha già smentito ufficialmente la congettura piuttosto assurda. Ma c’è per caso un indizio o una prova di questa presunta volontà?

No e allora è solo chiacchiericcio da bar, malgrado qualche giornale lo abbia persino raccolto, ma si sa la deriva che ha preso ormai il mestiere che fu di Antonio Gramsci, Montanelli, Guareschi, Oriana Fallaci, Flaiano, Matilde Serao, Giancarlo Siani e Peppino Impastato.

Ma procediamo con la ricerca dei motivi che possano aver causato la forte presa di posizione scritta sul solito lenzuolo: pensate che Commisso voglia portar via la franchigia? E far giocare la nuova ‘viola violetta’ ad Ascoli Piceno??

Sveglia, mica siamo nel New Jersey o nel Minnesota, le regole italiane non consentono simili libertà di manovra ad un proprietario di club.

E comunque, uscendo dalle ipotesi più fantasiose, osserviamo che la Fiorentina si dà un gran da fare per aumentare il suo fatturato, cambia il brand, cerca nuovi mercati , insomma è tutt’altro che una società in vendita o dismissione, anzi tutta questa attività è un buonissimo segnale del livello di impegno di Commisso nella società gigliata.

E per ciò che riguarda gli striscioni, chiunque abbia in testa di scriverne uno, dovrebbe essere consapevole che, bilanci alla mano, nel fatturato di un club calcistico l’introito da biglietti dello stadio, il botteghino, pesa solo per circa il 10% sull’intero fatturato, perciò, prima di parlare eventualmente a nome di un’intera tifoseria ci si renda conto che un club di tifosi è solo una quota di quel 10%.

E lasciate, vi prego, che tutto ciò lo dica uno che anni fa venne chiamato ‘controfiorentina.it’ e fatto segno di una scritta ‘prizio boia’ che ancora si distingue sulle cancellate esterne di quelli che furono i Campini. 

E si sappia preclaro che se dopo questo pezzo qualcuno intendesse farmi segno di altrettanti epiteti, si sappia che come disse il 15 giugno 1918, il capitano Pietro Zaninelli al maggiore Freguglia, attaccando un caposaldo austriaco sul Montello, a chi gli faceva notare come questa fosse impresa disperata: ‘me ne frego’, divenuto celeberrimo motto dannunziano e solo poi anche fascista.