PER RIPARTIRE È L'ORA DELLA SANA CATTIVERIA

PER RIPARTIRE È L'ORA DELLA SANA CATTIVERIA
© foto di Firenze Viola
martedì 6 marzo 2012, 00:00L'editoriale
di Enzo Bucchioni

I tre punti con il Cesena sono l’unica cosa certa che ci accompagna in questo cammino doloroso verso la fine di un altro campionato senza storia. E con troppe storie. Durante il primo tempo inguardabile e impalpabile, mi sono chiesto più volte cosa farei e cosa non farei in una situazione del genere. Rabbia a parte e non solo per i risultati, mi sembra arrivato il momento della cattiveria. Una sana cattiveria.
E’ chiaro che in questa stagione la sfortuna è stata tanta, molti giocatori hanno reso ampiamente al di sotto del loro valore e dell’investimento fatto, ma è altrettanto chiaro che sono stati commessi errori a diversi livelli. Se non si capiscono i perché e i percome di un insuccesso, se non si chiede conto a tutti su tutto, sarà difficile ripartire con un piede diverso.
L’analisi deve essere spietata e senza quei buonismi del recente passato (vedi caso Montolivo) che hanno dato la sensazione a molti di vivere in una terra di nessuno. Non è così. Non può essere così.
Il lavoro di tutti, nessuno escluso, deve essere messo al microscopio per capire il perché di certe scelte e di certe situazioni, ma soprattutto devono essere valutati il rendimento e il comportamento in campo e fuori di tutti i giocatori. E’ l’ora della pulizia e dei tagli netti a ogni livello, anche se liberarsi di qualcuno potrebbe voler dire una perdita economica: basta con gli indugi.
Ma l’analisi deve essere globale, nelle imprese di oggi (e il calcio è un’impresa) è impensabile il lavoro individuale, si opera in team e anche la Fiorentina deve cominciare a farlo. I processi dovranno farli la dirigenza, l’area tecnica e l’allenatore tutti assieme, le conclusioni spettano alla proprietà. Di questo gruppo non dovranno restare in molti, nel calcio il passato è spesso ingombrante. E la lista, depurata, dovrà avere la firma in calce del tecnico. Sicuramente Delio Rossi in questi mesi avrà capito di chi si può fidare e di chi no. Chi da garanzie, chi ha margini di miglioramento o invece chi è irrecuperabile.
Il solito procedimento va fatto nella ricostruzione. Lavoro in team e soprattutto un’analisi approfondita sui giocatori. Tutti i giocatori. Oggi non basta più la segnalazione di un talent. Non bastano le cassette. Non ci si può più basare solo su un paio di partite viste o raccontate.
Negli anni sono arrivati a Firenze tanti giocatori ottimi (penso a Jovetic e Nastasic e sono quasi soddisfatto) ma complessivamente sono troppi i calciatori transitati su questi schermi.
E allora pretenderei un identikit prima di staccare assegni di qualsiasi importo. Oggi bisogna sapere tutto della famiglia, del carattere, delle abitudini, delle amicizie e del temperamento, giocare a calcio a volte diventa quasi un accessorio. E anche su questo immagino un team al lavoro per valutare giovani e meno giovani, un gruppo in grado di capire l’affidabilità tecnica, tattica e caratteriale.
L’anno che verrà, tanto per ricordare Lucio Dalla e capeau, sarà fondamentale. Stadio o non stadio (questo discorso è chiaro, ma prematuro) i margini di errore dovranno essere ridotti quasi a zero.
Attorno a Jovetic serve una squadra in grado di far innamorare Firenze. Non una squadra di fenomeni, ma giocatori capaci di far emozionare, eccitare e divertirsi. Cuore e passione, gambe e testa, soprattutto motivazioni: io vorrei attorno e in campo solo gente così.


Enzo Bucchioni

Direttore QS Quotidiano Sportivo

(Il Resto del Carlino - La Nazione - Il Giorno)