DINI A RFV, Le critiche a Italiano? C'è un paradosso

23.09.2022 13:51 di Redazione FV Twitter:    vedi letture
DINI A RFV, Le critiche a Italiano? C'è un paradosso

Così a Radio FirenzeViola Giulio Dini, avvocato e agente di mercato: “Dobbiamo sospendere il voto per la Fiorentina in questa prima parte di stagione, cercando di non farci prendere troppo dalle emozioni del momento. Siano queste negative o positive. Ma non significa che le cose siano andate bene. Significa che ci sono state tante novità che hanno portato la gestione dello staff tecnico in una posizione nuova mai provata prima e a degli errori. Le assenze si sono fatte sentire e hanno pesato. A questo si deve aggiungere lo scarso stato di alcuni calciatori attesi come le due punte, che comunque hanno pagato anche una difficoltà della squadra a trovare gli spazi. Quando tutti questi elementi si muovono dovendo far fatica, è chiaro che la squadra non può essere al massimo della condizione mentale. Gli impegni sono ravvicinati, a volte sono pesanti perché la squadra fa più fatica: non tutti gli effettivi reggono la competizione e la categoria. E quando le cose non arrivano il meccanismo è perverso e la squadra perde un poco di fiducia. Lo scorso anno a Italiano abbiamo dato tempo di sistemare le cose e ci ha regalato delle prestazioni entusiasmanti finite magari con delle sconfitte, ma ci siamo accontentati del gioco. Quest’anno che paradossalmente giochiamo per degli obiettivi ci arrabbiamo”.

Cosa pensa della vittoria col Verona?
“A me sembra sia dipesa anche dal Verona. In generale quando mi è stato chiesto che Fiorentina sarebbe stata quella di quest'anno, ho risposto che avremmo rivisto la Fiorentina a cui già siamo abituati: la difesa alta, la pressione, la voglia di giocare la partita e... gli spazi concessi. Non per nulla i viola hanno faticato in questo inizio di stagione”.

Chi dovrebbe essere il rigorista della Fiorentina?
“Uno che la butta dentro (ride, ndr). Se non sbaglio col Verona voleva tirarlo Barak, poi è andato sul pallone Biraghi. Se c’è una gerarchia, va rispettata. Biraghi è il rigorista? Va bene. Poi però se non se la sente più, ci andrà un altro. Basta sentirsi sicuri di farlo. Prendere il pallone sull'istante crea solo una tensione malsana”.