HARAKIRI E AMAREZZA: LA VIOLA SALUTA LA COPPA MA HA TROVATO LA SUA STELLA POLARE

21.04.2022 00:00 di  Andrea Giannattasio  Twitter:    vedi letture
HARAKIRI E AMAREZZA: LA VIOLA SALUTA LA COPPA MA HA TROVATO LA SUA STELLA POLARE
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Viene quasi da pensare che, alla fine, la Fiorentina non sia riuscita ad accedere alla finale di Coppa Italia (quasi) solo per due clamorose topiche che si è regalata nei momenti più delicati della doppia sfida con la Juventus. Perché c’è un filo rosso che lega lo sfortunato autogol di Venuti nella gara d’andata di inizio marzo e l’uscita a farfalle a Torino di Dragowski che ha permesso all’ex Bernardeschi di segnare (dell’altro ex, il serbo con la 7, non se n’è avuta notizia in 180’). In mezzo tanto gioco, sprazzi di qualità e - ieri sera all’Allianz - anche una buona dose di pazzia. Quella che, nell’emergenza, ha spinto Italiano a varare un 4-3-3 con Ikoné mezzala e nel finale addirittura Callejon terzino. Del resto i tanti forfait non hanno aiutato il tecnico, che dopo il ko di Castrovilli di sabato ha perso ieri Milenkovic per un attacco gastrointestinale e poi, a metà partita, persino Torreira, che fino ad allora era stato uno dei più combattivi in un primo tempo in cui, specie in difesa, la Fiorentina aveva lasciato a desiderare. 

Piemonte stregato e muro bianconero
Finisce dunque con tanto rammarico l’avventura in Coppa Italia della Fiorentina, che proprio nel momento in cui sembrava poter respirare il profumo dell’impresa si è dovuta arrendere alla sfortuna e ai suoi stessi errori, esattamente quelli che già con i bianconeri in campionato l’avevano condannata in pieno recupero (il Piemonte oltretutto quest’anno non porta affatto bene visto che su tre trasferte, quella con il Torino compresa, sono arrivati altrettanti ko, sette gol subiti e nemmeno uno segnato). Magra consolazione resta ancora una volta il gioco espresso, che si è dimostrato però tanto bello quanto sterile al cospetto del muro eretto dai bianconeri, il cui copione rispetto alla gara d’andata non è cambiato: 68% del possesso palla dei viola contro il 32% della Vecchia Signora, con anche 17 tiri contro 8. Il tabellino però nel doppio confronto piange: nemmeno un gol segnato. Ed è questo nel calcio che più conta.

La stella polare contro le big
Resta a questo punto il percorso in campionato per ritrovare quel palcoscenico europeo che da troppi anni a Firenze manca: una strada più lunga e tortuosa (già domenica i viola saranno di scena a Salerno, in un Arechi infuocato dopo la seconda vittoria consecutiva dei campani) ma che adesso è l’unico appiglio per concludere al meglio una stagione già fino ad oggi più che positiva. Le vittorie contro Napoli e Atalanta, che hanno contraddistinto l’ottimo percorso fatto dalla Fiorentina in Coppa Italia, dovranno a questo servire come stella polare per provare a dare il meglio nelle ultime sei partite di Serie A e per rendersi conto che il percorso di crescita della squadra di Italiano, nonostante l’amarezza con la Juventus, è già ad ottimo punto.