FIORENTINA, CONTRO UN MILAN IN DIFFICOLTA' UN'ALTRA INCOMPIUTA. FRA SFORTUNA E LA CRONICA INCAPACITA' DI MATURARE MEGLIO RAGIONARE SU TRAGUARDI ALLA PORTATA. ATTACCO, DIFESA, IL TEMPO CHE PASSA E QUELLO CHE SERVE PER CAMBIARE

26.11.2023 10:30 di Luca Cilli Twitter:    vedi letture
FIORENTINA, CONTRO UN MILAN IN DIFFICOLTA' UN'ALTRA INCOMPIUTA. FRA SFORTUNA E LA CRONICA INCAPACITA' DI MATURARE MEGLIO RAGIONARE SU TRAGUARDI ALLA PORTATA. ATTACCO, DIFESA, IL TEMPO CHE PASSA E QUELLO CHE SERVE PER CAMBIARE

La Fiorentina resta una incompiuta, magari a tratti anche bella da vedere ma a cui manca sempre qualcosa per mettere insieme quel minimo di continuità necessaria per andare oltre l’ordinario. E fra queste mancanze, al netto dei demeriti propri che rappresentano la percentuale maggiore, c’è senza dubbio una componente importante: la fortuna. Se ne avesse avuto giusto un po' a San Siro in casa di un Milan in evidente affanno il pari (che sarebbe stato meritato) lo avrebbe centrato. Il palo scheggiato da Nico Gonzalez, la rete sfiorata da Maxime Lopez, le proteste per un rigore e il pallone che è rimasto impresso sul volto di Maignan poco prima di finire alle spalle del portiere alimentano il rammarico per una partita in cui però la Fiorentina deve prendersela anche con se stessa. Perché a una discreta ripresa c’è stato un primo tempo ampiamente al di sotto delle aspettative e delle proprie possibilità. Contro probabilmente il Milan peggiore della gestione Pioli, involuto e senza ne grandi idee ne diversi titolari, era doveroso attendersi una Fiorentina diversa. In grado, ad esempio, di sfruttare a proprio vantaggio il differente momento emotivo e di giocarsi a viso aperto una sfida mai così alla portata. E invece niente di tutto ciò. Tante giocate scolastiche, qualche sgasata di Nico Gonzalez (come sempre il migliore insieme a Bonaventura) e un timore sinceramente non giustificabile. Una squadra matura e pronta per traguardi importanti e ambiziosi una sfida del genere l’avrebbe approcciata in maniera totalmente differente. La Fiorentina invece ha dimostrato per l’ennesima volta di non essere ne l’una e ne l’altra e ormai gli indizi che tendono a confermare con maggiore convinzione la prova non si contano più. Considerando che vive in perenne conflitto con il suo “vorrei ma non posso” meglio non alzare troppo il livello delle aspettative, tipo la qualificazione alla prossima Champions League, e ragionare al momento solo ed esclusivamente su obiettivi “terreni” e realizzabili.

Quanto tempo e ancora Sono passate 13 giornate di campionato e gli attaccanti hanno segnato solamente un gol. Al momento è in vantaggio M’Bala Nzola su Lucas Beltran ma c’è poco da stare allegri. Per fortuna che ci sono Gonzalez (6) e Bonaventura (5) a rimediare alle mancanze realizzative dei due centravanti altrimenti sarebbero stati problemi seri. Fa quasi spavento leggere l’attuale graduatoria dei bomber e pensare che Gudmundsson, Soulé, Pinamonti, Orsolini e Dia – giusto per fare qualche nome – sono nettamente avanti rispetto alle punte di un club che gioca per rientrare fra le prime sei e qualificarsi per le competizioni europee. Nella lista c’è anche Dusan Vlahovic, l’ultimo vero attaccante della Fiorentina. E al momento anche il solo ad aver segnato a raffica con Vincenzo Italiano. Dopo di lui il vuoto. Beltran è bravo, forse l’unico acquisto in grado di invertire la tendenza negativa nel ruolo. Ma anche con il Milan, al di là di qualche bella giocata, è mancato al momento del dunque. D’accordo la fiducia e il tempo che serve per ambientarsi in un calcio diverso da quello argentino ed estremamente tattico come quello italiano, ma anche lui deve iniziare a metterci qualcosa in più. A proposito di tempo: ne serve dell’altro per prendere contezza del fatto che in difesa occorre un centrale di grande esperienza in grado di alzare il livello in una zona di campo dove si ripetono in maniera ciclica sempre gli stessi sbagli?