Il canto del cigno: cosa resterà di Edin Dzeko a Firenze
Edin Dzeko è sempre più vicino a lasciare la Fiorentina e sposare la causa dello Schalke 04, nobile decaduta del calcio tedesca impegnata da anni nel tentativo di risalita in Bundes. Il cigno di Sarajevo al suo canto finale, dopo un semestre da comparsa a Firenze. Perché di quello si è trattato: quello di Dzeko, 40 anni il prossimo 17 marzo, è un cameo degno di Gue Pequeno ne La Grazia. Sostanzialmente inutile ai fini dello sviluppo del copione, ma comunque vistoso. Una mela d'oro messa su un tavolo, impossibile da mangiare, bella e triste da vedere. Era arrivato col pedigree del campione ancora sul pezzo dopo un'annata da 21 reti e soprattutto 53 gare disputate col Fenerbahce. Col senno di poi però il mancato prolungamento di contratto poteva essere un campanello d'allarme.
Doveva essere l'Ibrahimovic del Milan di Pioli, sempre per Pioli. Il remake è stato decisamente più sfortunato. 18 presenze, 2 reti (in Conference), una mobilità sempre più ridotta e quel senso di angoscia che provoca a tutti gli amanti dello sport vedere una leggenda del gioco arrancare (e perdere) contro quello spietato soggetto che corrisponde a Padre Tempo - Jamie Carragher, bandiera del Liverpool, adesso apprezzato talent dei canali sportivi british, disse: "Lascia il calcio prima che il calcio lasci te". Questa sensazione, di un bel film sporcato dal finale, rimarrà, più dei due centri contro Polissya e Rapid.
E poi la megafonata di Bergamo, che comunque ci piace pensare che abbia inciso, di rimbalzo e in ritardo. Quella è l'immagine che rimarrà del mezzo anno in viola del gigante bosniaco: lui che prende la parola sotto il curvino ospiti dopo l'ennesima sconfitta, dopo l'ennesima gara passata tutta in panchina, a far capire che leader si può essere anche senza giocare. Un gesto spontaneo arrivato una manciata di giorni dopo uno sfogo ai microfoni di SkySport che, anche quello, rimarrà più delle giocate: "Stiamo facendo cag*re sì, ma il clima allo stadio non aiuta, fischiateci a fine partita non durante la gara" aveva detto dopo una sconfitta in Conference contro l'Aek, anche lì riportando il pensiero dello spogliatoio a riguardo di un clima lugubre che si respirava al Franchi (stadio scheletrico, spalti pressoché deserti, pioggia, freddo e un distaccamento tra la squadra e i tifosi che si poteva quasi toccare).
"Non ce la possiamo fare senza di voi", aveva detto a Bergamo. Sarà ricordato per questo appunto. Più per i virgolettati che per i gol, Edin Dzeko. Che era arrivato a zero e andrà via a zero. La speranza è che nessuno giudichi una carriera ventennale fatta di più di 250 reti, trofei, capolavori da appendere al Louvre in termini di bellezza stilistica, da questa triste appendice.
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