VIOLA, MANCA IL SENSO DI SQUADRA

18.01.2012 00:00 di  Luigi Garlando   vedi letture
Luigi Garlando
Luigi Garlando
© foto di Firenze Viola

Fiorentina e Inter hanno marciato a braccetto per il primo tratto della stagione, come due fratelli siamesi, figli di un simile progetto tecnico infelice. Entrambe attardate nella parte bassa della classifica, entrambe contestate, entrambe ricche di colpevoli: la proprietà che ha speso poco, i responsabili di mercato che hanno speso male quel poco, gli allenatori che infatti ci hanno rimesso la panca.

Cacciati Mihajlovic e Gasperini, Fiorentina e Inter hanno proseguito in parallelo affidandosi a due profili simili, due persone per bene, ricche di esperienza e abituate a muoversi in acque agitate: Delio Rossi e Claudio Ranieri.  Il 19 novembre ero al Franchi per l’anticipo Fiorentina-Milan che segnava l’inizio della nuova conduzione tecnica. La prima Fiorentina di Delio soffrì l’inferno, venne messa all’angolo dal Diavolo, aiutata dall’arbitro e raramente riuscì ad avvicinarsi alla porta di Abbiati.
Chi si aspettava una prestazione champagne del nuovo educatore di gioco, dopo i brodini di Sinisa, rimase deluso.
Eppure in quella notte di sofferenza s’intuivano i semi etici seminati dal tecnico che si era presentato alla sua prima conferenza di vigilia in ciabatte, con umiltà francescana: ordine e applicazione.
Pur presa a pallate dal Milan, quella Fiorentina aveva meritato per impegno e sacrificio, ce l’aveva messa tutta per mantenere serrate le linee, per pressare anche se troppo indietro, per chiudere ogni possibile varco. Il disegno del nuovo tecnico era chiaro: dotare la Fiorentina di un’anima da squadra e successivamente di un gioco efficace.
E’ stato lo stesso tipo di programma scelto da Ranieri arrivato alla Pinetina: cose semplici e antiche, massima applicazione, grande intensità e concentrazione. Dai propositi rivoluzionari di Gasperini (difesa a 3 e dintorni) al 4-4-2 di Ranieri, protettivo come la maglia della salute che cura ogni reumatismo.
Domenica sera ero a San Siro a scrivere del derby. Ho visto Ranieri lasciare la palla al Milan, come aveva fatto Delio Rossi al debutto, tipo: “Tenetela voi che siete più bravi. E poi vediamo come va a finire”. E’ finita che ha vinto l’Inter con un gol di Milito e uno regolare non dato a Thiago Motta. Nella stessa domenica la Fiorentina si è squagliata al Franchi davanti al Lecce in modo sconcertante. L’Inter è risalita a -6 dalla vetta, la Viola è sprofondata 11 punti più in basso. Perché gli ex fratelli siamesi hanno cambiato strada e non procedono più a braccetto? Perché i semi etici gettati da Delio Rossi non hanno attecchito, quelli di Claudio Ranieri sì.
   La rimonta dell’Inter, che ha messo in fila sei vittorie, è prima di tutto morale. L’emergenza della prima parte della stagione, le umiliazioni subite hanno ricompattato il gruppo, gli hanno restituito stimoli e fame agonistica. Lucio e Samuel hanno ritrovato la rabbia per mordere il collo degli attaccanti e non concedere un millimetro di campo. Guerrieri come Zanetti e Cambiasso hanno saccheggiato le ultime risorse per buttare sull’erba altra corsa, altri tackle. Perso un fuoriclasse risolutivo come Eto’o, orfana dei talenti migliori (Sneijder, Forlan), l’Inter si è riconosciuta in un’anima umile e condivisa, operaia, è risalita a mani nude sulla roccia, giocando quasi sempre male, ma sempre con una solidarietà di squadra e con determinazione rabbiosa.
Della Fiorentina, al contrario, in questa stagione non si è mai percepita l’anima di squadra. Hanno le loro colpe i proprietari, titolari di un progetto tecnico confuso; ha colpe Corvino che ha fatto male la spesa e forse ha già fatto la valigia; hanno peccato gli allenatori.
Ma ciò che più balza all’occhio di questa Fiorentina, vista da lontano, più ancora dell’assenza di un centravanti o di centrocampisti di qualità, è proprio la mancanza del senso di squadra, di un forte sentimento condiviso in campo, capace di impedire un naufragio di massa come quello di domenica contro il Lecce. Possibile che nazionali esperti come Montolivo e Vargas, giovani che dovrebbero avere una voglia da spaccare il mondo, come Ljajic, si lascino andare a quel modo?
Dai treni di Kharja alla fidanzata di Cerci, passando per le discoteche di Lazzari, è stata una stagione di oltraggi alle regole. Chi non sente la responsabilità di appartenere a un gruppo e il dovere di rispettarlo con disciplina, non avvertirà neppure in campo il senso di squadra. Chi ha un contratto in scadenza e si vede già altrove, pure.
Non c’è in tutta la serie A una squadra meno squadra e più scollata della Fiorentina. Perfino il fanalino di coda Lecce, rieducato da Cosmi, ha dimostrato come si possa combattere uniti e con orgoglio, al di là dei limiti di classifica e di valore.
Da qui deve partire la rifondazione, che è riuscita a Ranieri: da un ritrovato senso di gruppo e di responsabilità. Anche sul mercato si pesi l’anima dei candidati, non solo il bagaglio tecnico.
Le omissioni economiche della proprietà, gli sbagli tecnici della società non devono diventare un alibi per la squadra. I tifosi contestano chi vogliono, scelgono i loro capri espiatori, ma di quanto si è visto in campo finora, o, meglio, di quando non si è visto, i primi responsabili restano i giocatori, che hanno dato troppo poco. E ognuno per conto suo.     

Luigi Garlando

prima firma de La Gazzetta dello Sport