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Paratici: "Sono fortunato ad aver trasformato la mia passione nel mio lavoro"

Paratici: "Sono fortunato ad aver trasformato la mia passione nel mio lavoro"FirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 21:30Copertina
di Redazione FV
Il ds della Fiorentina, Fabio Paratici, incontra il pubblico presente al Giardino dei Lecci di Villa Bertelli, in Versilia

Fabio Paratici è presente questa sera al Giardino dei Lecci di Villa Bertelli, in Versilia. Il direttore sportivo della Fiorentina parla a tutto campo, tra domande, curiosità e riflessioni sul mondo dei dirigenti sportivi e del calcio in generale. Queste le sue dichiarazioni raccolte in diretta da Radio FirenzeViola all'evento moderato dal giornalista Enrico Salvadori: "Io credo che in qualsiasi mondo non ci si debba inventare, perché è molto difficile. Io chiamo chi ci si inventa dei bluff. Credo che mi sia la cosa che mi ha contraddistinto la passione del calcio. Se non fossi stato calciatore sarei un super tifoso. La più grande fortuna è fare diventare la propria passione un lavoro. Io onestamente non mi sento uno che ha fatto sacrifici, perché tutto quello che ho fatto l'ho fatto senza fatica. Io potrei stare qui giorni a parlare di calcio. Oltre la passione poi ci sono le competenze, un proprio metodo in cui uno si trova bene, avere delle proprie idee ed essere in grado di cambiarle ed aggiornarle. Quando uno parte con delle sicurezze a volte non le lascia e nel calcio non è così, si deve avere una mentalità elastica". 

Il lavoro del direttore sportivo non si limita al mercato estivo, ma ci sono molte altre mansioni e ruoli che svolge?
"Spesso mi chiamano a Coverciano e si aspettano delle slide, ma io non le uso e spesso esordisco dicendo: "se pensate che fare il direttore è solo comprare e vendere giocatori avete sbagliato". Il direttore deve gestire i rapporti con lo staff, con l'allenatore e i calciatori, sia dopo sconfitte e vittorie. Il mio lavoro dopo l'estate non è finito, c'è bisogno di organizzare bene il club, in modo tale da fare esprimere tutti nel migliore modo possibile. Nella nostra struttura ci sono moltissime persone che rendono possibile anche i risultati dei calciatori in campo. L'anno scorso è stata una bella sfida, ma mi sentivo molto al sicuro su quello che avremo fatto. Io sono arrivato quando la Fiorentina aveva 6 punti dopo 16 partite, ma non mi sentivo un incosciente, ma un coraggioso. Credevo che ci potevamo salvare con l'obiettivo di costruire una squadra che la sua città merita".

Lei ha attratto molta notorietà nella sua carriera, come è riuscito a gestirla?
"Nella mia carriera sono stato molto fortunato nel conoscere persone che mi hanno aiutato a migliorare. Guardando il lato della notorietà mi ha permesso di crescere e nel frattempo mi chiedevo come facevano gli altri a gestirla. Non ho avuto una vita banale".

Ti ha lasciato qualche scoria?
"Si indubbiamente, ma menomale. Sono cose che ti fanno migliorare, ma come tutte le cose faticose non ci si dimenticano. Sono una persone proattiva, che è stata capace di rimanere equilibrato nei successi e nelle situazioni negativi. Tutto questo mi ha toccato poco, mai troppo e mi ha permesso di rimanere con i piedi per terra".