"OCCHI PUNTATI SU..." Fabio Liverani, il metronomo viola

Grande personalità, un piede sinistro dono della provvidenza e verticalizzazioni improvvise, letali per qualsiasi difesa avversaria. Questo è Fabio Liverani, elemento insostutuibile per la manovra viola, a dispetto di moduli e strani tatticismi.
05.11.2007 01:11 di Stefano Borgi  articolo letto 1065 volte
Fonte: Stefano Borgi per FV

Tic, toc, tic, toc. Questo è Fabio Liverani, il metronomo della Fiorentina, elemento assolutamente imprescindibile per la manovra viola. Per i non avvezzi a cose di musica, il metronomo è quello strumento di piccole dimensioni, preferibilmente incastonato in cassa di legno dalla singolare forma geometrica, che dà il tempo attraverso una lancetta di metallo ondeggiante da destra a sinistra (o viceversa). L’oggetto in questione emette un suono a volte fastidioso a volte piacevole, sopratutto se considerato alla stregua di una nenia che favorisce il totale rilascio dei sensi. Fatta eccezione, quindi, per le interpretazioni soggettive sulla piacevolezza dei rintocchi è giusto soffermarsi sulla caratteristica precipua di tale strumento, vale a dire l’infallibilità. Verrebbe anche da dire il moto perpetuo perché tale sembra, ad una prima analisi, il movimento della sopracitata lancetta di metallo. Ma, ahimè, giunge un momento in cui la mano umana deve ricaricare il tutto per farlo ripartire; sulla precisione però… niente da dire.

Dimenticavamo: a chi serve il metronomo? Abbiamo detto che è uno strumento di grandissima precisione, ed in musica, serve a scandire il tempo e la velocità d’esecuzione di un qualsiasi spartito o partitura musicale per ogni tipologia di musicista. In breve, in sede di preparazione o studio, è elemento assolutamente fondamentale e soprattutto immancabile nello studio anche del più famoso direttore d’orchestra. Ecco, facciamo conto che la Fiorentina sia una grande orchestra diretta dal Riccardo Muti degli allenatori, al secolo Claudio Cesare Prandelli, il quale ha dato una partitura ben precisa a tutti gli orchestrali (leggi, schemi e sistema di gioco), che però necessita di sincronismi atti a regolare la puntualità degli inserimenti, le sovrapposizioni offensive e le diagonali difensive. Per fare questo (e molto altro) serve il metronomo che nella squadra viola ha un nome ed un cognome, Fabio Liverani. Beninteso, tutto ciò che abbiamo elencato non può farlo certamente lui da solo, però è dalla sua precisione, dalla sua gestione del pallone, dalle sue puntuali ed improvvise verticalizzazioni che nasce un movimento di squadra efficace, come appare in questo momento quello della Fiorentina.

Entriamo nello specifico della dimensione del regista romano; la stagione viola nasce per lui sotto una cattiva stella, visto che il mister Prandelli spara ai quattro venti il cambio di modulo dal 4-1-3-2 al 4-3-3, studiato soprattutto sugli esterni che dovranno supportare l’unica punta, Giampaolo Pazzini. Rinuncia in partenza alla figura tattica regista, quindi, vero e proprio perno della manovra dell’anno precedente. Sembra il canto del cigno per Liverani che viene dato via da Firenze un giorno si e l’altro pure; Fabio, però, si ribella a quello che sembra un destino ineluttabile ed accetta la sfida, rimanendo in viola pronto a giocarsela contro tutto e tutti. Prandelli, con la stessa chiarezza con la quale aveva “silurato” il ruolo di regista, dopo pochi giorni di ritiro si affretta a correggere il tiro e rende complimenti pubblici all’abnegazione e alla professionalità di Liverani. Queste le parole testuali del tecnico di Orzinuovi rilasciate nell'eremo di Castelrotto: “E’ la più bella sorpresa di questo precampionato, ed è il giocatore più in forma”. Se ci aggiungiamo gli impasse fisici degli esterni preposti a formare il celebrato 4-3-3 (in primis Santana, ma anche Jorgensen e Semioli), e la straordinaria considerazione che i compagni ripongono in Liverani, il gioco è fatto. Il "colored" viola assume da subito il timone della manovra e, per ora, non sembra intenzionato a lasciarlo. All’Olimpico, nello scomodo ruolo di grande ex (per lui cinque stagioni da protagonista alla Lazio fra il 2002 ed il 2006), sono stati 68 i palloni toccati con il 77% di giocate positive ma soprattutto abbiamo registrato il 59% di attacchi della squadra viola portati centralmente, sinonimo di una presenza costante dell’ex laziale nella manovra offensiva gigliata, ma allo stesso tempo una fiducia incondizionata da parte dei compagni di squadra che sanno di avere a disposizione una cassaforte umana in mezzo al campo cui affidare il pallone.

Non sono tutte rose e fiori: Liverani è lento e non copre; questo si sente dire da più parti e non è insolito sentire qualche fischio piovere dalla tribuna nei  (rari) momenti di difficoltà. Nel calcio c’è un famoso detto che recita: “E’ il pallone che deve correre e non il giocatore, il pallone non suda e soprattutto non si stanca”. Mai massima fu più veritiera, permettendoci comunque di aggiungere, se anche il calciatore corre tanto meglio. Questo, prendere o lasciare, è Fabio Liverani: piede sinistro fatato, imprevedibili verticalizzazioni e gioco rigorosamente di prima (il più difficile da praticare), assist che, all’improvviso, squarciano le difese avversarie e, particolare da non sottovalutare, tanta personalità al servizio dei compagni.

Per la par condicio, vogliamo trovare anche noi un difetto; nel Perugia prima e nella Lazio dopo, Liverani ci aveva abituato a quei tre - quattro gol a stagione. Nella Fiorentina, nelle 45 partite giocate fino ad ora lo score recita una sola realizzazione, fra l’altro ininfluente nel 4-0 casalingo della scorsa stagione col Messina. Magari da fermo, su punizione, piuttosto che da fuori area, qualcosa in più da Fabio ce lo aspettiamo. L’importante, però, è che il moto perpetuo non si fermi mai e che quando entriamo allo stadio con le squadre schierate in campo accompagnate dalle note dell'inno di Narciso Parigi si cominci a sentire l’inconfondibile… tic, toc, tic, toc.