VIOLA DA 5 IN PAGELLA, TUTTI SOTTO ESAME. DI QUESTO PASSO UN'ALTRA RIVOLUZIONE ESTIVA SAREBBE INEVITABILE. PIOLI, SQUADRA E SOCIETÀ: NESSUNO È ESENTE DA COLPE. IL TEMPO PER RIFARSI NON MANCA, POI DOVRÀ PARLARE IL MERCATO

05.12.2018 00:00 di Leonardo Bardazzi  articolo letto 6245 volte
VIOLA DA 5 IN PAGELLA, TUTTI SOTTO ESAME. DI QUESTO PASSO UN'ALTRA RIVOLUZIONE ESTIVA SAREBBE INEVITABILE. PIOLI, SQUADRA E SOCIETÀ: NESSUNO È ESENTE DA COLPE. IL TEMPO PER RIFARSI NON MANCA, POI DOVRÀ PARLARE IL MERCATO

Dodicesima con gli stessi diciotto punti dell’anno scorso, orfana di gol e in astinenza di risultati ormai da settimane. Spiace dirlo, ma la pagella viola finora è da cinque pieno, e questo nonostante una buona partenza (soprattutto al Franchi) che aveva fatto sperare in una squadra capace di rincorrere le posizioni che contano. La Fiorentina invece non vince e non convince, è fragile come il cristallo e soprattutto sembra sempre meno sicura di se stessa. Il timoniere Pioli così è nel mirino della critica, una conseguenza inevitabile visto che la sua squadra ha lo stesso ruolino di marcia di quella che giocava con Zekhnini ed Eysseric numero 10. Per adesso la panchina non traballa, ma di sicuro in società ci si sta interrogando se allungare di un altro anno il suo contratto (la Fiorentina ha il diritto di opzione) sia la cosa giusta da fare. In pochi mesi insomma il vento è cambiato, dalla grande rimonta post Astori si è arrivati alla crisi di oggi, certificata dalla lezione di calcio impartita dalla rivale di sempre. 

Contro la fortissima Juve infatti hanno finito per pagare le arcinote lacune offensive, ma anche marchiani errori difensivi. I primi due gol subiti sono da matita rossa: come si può concedere uno scolastico uno-due a gente come Bentancur e Dybala? Come si può far segnare Chiellini senza neppure opporre ostacolo? Così insomma non va e l’alibi di aver affrontato uno squadrone destinato a vincere il campionato con mesi di anticipo, regge fino a un certo punto. Prima di Firenze infatti, Allegri non aveva mai vinto con tre gol di scarto: Pioli era una furia per la sbadataggine dei suoi (sul gol del vantaggio, tra Hugo, Pezzella e il pigro Edimilson che non aiuta Veretout su Bentancur, è stata una vera e propria fiera dell’horror), ma anche lui non ha convinto per le scelte di formazione e la consueta repulsione nel cambiare qualcosa. Nell’osare.  

Visti gli ultimi due mesi da incubo dunque, tutti sono sotto esame. Agli occhi dei tifosi naturalmente, ma anche a quelli di Della Valle, che in estate aveva ribadito la voglia d’Europa e la convinzione di aver messo a disposizione dell’allenatore una squadra in grado di lottare per il settimo posto. Certo, il mercato finora ha tutt’altro che convinto, e qui entrano in gioco le responsabilità del club. Dei nuovi nessuno ha mostrato le qualità giuste per essere da Fiorentina (si potrebbe salvare solo Lafont), ma anche molte conferme, su tutte quella di Eysseric e Thereau, hanno lasciato per lo meno perplessi, soprattutto se consideriamo l’esigenza di tenere il monte ingaggi basso. I conti societari sono in ordine (a proposito, è finalmente in arrivo la sanzione per il buco di bilancio del Milan, Alleluia), ma la squadra ha lacune in tutti i settori: dietro manca almeno un terzino di spinta, in mezzo Veretout fa il tuttocampista ma avrebbe bisogno di avere accanto chi detta i tempi, e in attacco, si sa, manca chi possa prendere il posto di Simeone, ormai alle prese con il momento più nero della carriera. Al di là dei ruoli, la cosa che mi pare centrale è la scarsità del tasso tecnico generale. In attesa del risveglio del bell'addormentato Pjaca solo Chiesa infatti accende le partite, mentre dalla panchina Pioli può pescare pochissimo. Il risultato è una Fiorentina nella parte destra della classifica e incapace di far sognare: uno smacco per una città passionale e ambiziosa come Firenze e per una società che vorrebbe risalire la china dopo anni di carestia.

Dei famosi arcobaleni viola insomma non c’è traccia e se le cose dovessero continuare così, un’altra rivoluzione estiva sarebbe inevitabile. Forse anche partendo da qualche poltrona dirigenziale. L’unica cosa positiva è che il pallone rotola ancora, che la sera per maggio è ancora lunga e che il calcio, spesso, è materia che sfugge a ogni logica: da qui alla pausa di fine anno ci sono ancora cinque partite. Cinque sfide a cui aggrapparsi per riprendersi e risalire la china. Domenica per esempio, c’è il Sassuolo. Una squadra ben allenata ma che ultimamente ha perso brillantezza: che sia la volta buona per vincere il trasferta? Il resto però lo dovrà fare il mercato, perché ignorare i limiti di questa squadra, sarebbe inconcepibile.