VINCERE PER DAVIDE, PER CESARE E PER PIETRO. FIRENZE COME LE MURA DI MICHELANGELO, LA METAFORA DI PRANDELLI E’ IL MODO MIGLIORE PER REMARE DALLA STESSA PARTE: DA QUI A NATALE LA FIORENTINA SI GIOCA MOLTISSIMO

22.11.2020 10:05 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
VINCERE PER DAVIDE, PER CESARE E PER PIETRO. FIRENZE COME LE MURA DI MICHELANGELO, LA METAFORA DI PRANDELLI E’ IL MODO MIGLIORE PER REMARE DALLA STESSA PARTE: DA QUI A NATALE LA FIORENTINA SI GIOCA MOLTISSIMO

Come le mura di Michelangelo. Uniti per il bene comune che si chiama Fiorentina, per ricominciare a vincere e tornare dove vogliamo restare. Nella metafora di Prandelli c’è tutto. C’è l’importanza di non dividersi per cose futili, c’è l’idea di rialzare la testa e la voglia di essere protagonista. Ci sono orgoglio e passione soprattutto, i veri motori della storia di Firenze. Del fortino viola ha scritto mille volte Ciccio Rialti, con quell’amore viscerale per i propri colori e la consapevolezza che la Fiorentina, solo facendosi trasportare dalla sua gente, avrebbe potuto davvero essere protagonista. Ma di quel fortino fa parte ogni singolo tifoso viola, come Pietro Vuturo, un uomo dolce ma allo stesso tempo duro, un calciante dal cuore d’oro e la Fiorentina come pensiero fisso. Questo schifosissimo 2020 ci ha portato via anche lui, con le sue battute, i suoi eccessi, le sue idee difese contro chiunque e dovunque. A Cognigni fischiano ancora le orecchie per quante gliene ha dette, se c’è una cosa che è sempre mancata a Pietro infatti sono i peli sulla lingua. Col microfono però era un maestro, un trascinatore nato. Amava cantare, stare al centro dell’attenzione. E in radio era uno spasso, una calamita, come ha scritto benissimo ieri pomeriggio Tommaso Loreto proprio su questo giornale online. 

L’ultima volta lo vidi qualche settimana fa, quando decise di tornare al suo amato microfono dopo mesi di chemio e sofferenza. Camminava a fatica, con un vistoso busto che lo aiutava a sorreggersi. Raccontava dei dolori inimmaginabili, della lotta contro il cancro. Ma lo faceva col sorriso, a testa alta, fiero e quasi strafottente contro il maledetto destino. Ci stupì tutti, una volta di più, come quando alle feste di Natale ballava sui tavoli, o come quando, in diretta, attaccava a testa bassa chiunque si fosse messo sulla strada della Fiorentina. Senza di lui, il tifo viola perde tantissimo. Perde un pezzo di storia, una guida. La sua curva troverà il modo per onorarlo, di sicuro questo Fiorentina-Benevento, già speciale per il ricordo di Davide Astori e per la prima del figliol prodigo Prandelli, lo sarà ancora di più. 

Sul campo c’è la grande curiosità di vedere cos’ha in mente Cesare, un maestro di tattica e un innamorato viola a cui Commisso si è affidato per risalire la china. Lo spirito di squadra è la prima cosa da ritrovare, il resto verrà con pazienza. La partita non sarà semplice, il Benevento ha imparato dagli errori del suo primo campionato di A e oggi è una squadra che conosce i suoi limiti ma che allo stesso tempo attacca. Ha vinto a Genova, ha messo in difficoltà il Napoli e anche la Roma. La Fiorentina se la giocherà con buonsenso, coi giocatori al posto giusto e molta aggressività in mezzo al campo, nel tentativo di riconquistare il pallone prima possibile e mettere pressione all’avversario.

La mentalità infatti è la prima cosa su cui ha lavorato Prandelli: basta impacci e timidezze. Da qui a Natale parte un filotto di partite importantissimo, probabilmente già decisivo per il campionato viola. E già questa sarà una settimana fondamentale: il Benevento, la coppa e il Milan. Le polemiche servono solo ad alzare inutili polveroni, ora conta vincere e ritrovare la Fiorentina, abbracciare Prandelli e ricordare Davide e Pietro. Due di noi, che non ci sono più.