VINCE IL PARMA, BARATRO PIÙ VICINO, MA LASCIATE LAVORARE PRANDELLI. GIOCATORI, RIPOSO A SORPRESA: ECCO PERCHÉ. VENGONO A GALLA TUTTI GLI ERRORI DI ROCCO E DELLA SOCIETÀ, DA IACHINI, A CHIESA E MILENKOVIC. NO AL FRANCHI QUASI CERTO

01.12.2020 10:53 di Enzo Bucchioni Twitter:    Vedi letture
VINCE IL PARMA, BARATRO PIÙ VICINO, MA LASCIATE LAVORARE PRANDELLI. GIOCATORI, RIPOSO A SORPRESA: ECCO PERCHÉ. VENGONO A GALLA TUTTI GLI ERRORI DI ROCCO E DELLA SOCIETÀ, DA IACHINI, A CHIESA E MILENKOVIC. NO AL FRANCHI QUASI CERTO

Della serie mai una gioia, ha vinto anche il Parma col Genoa e adesso la Fiorentina è diciassettesima in classifica, a un passo dal baratro. Ma è proprio nei momenti di maggior difficoltà che servono nervi saldi e mente fredda, niente catastrofismi e processi sommari che potrebbero complicare ancora di più la situazione. La classifica fa male, è evidente, ma proprio dalla classifica voglio ripartire: ci sono sette squadre in tre punti e alla fine della stagione mancano ventinove partite. Cosa significa? Che basta una vittoria per respirare e ripartire, che c’è tempo per rimediare. Già, obietterà qualcuno, ma è difficile pensare positivo se una squadra non sa più vincere e non segna da 400 minuti. Obiezione accolta, ma se la situazione non fosse difficile poche settimane fa non ci sarebbe stato un cambio di allenatore e da qui che, secondo me, dobbiamo ripartire. Questo è il momento di dare completa fiducia a Cesare Prandelli, non resta che mettersi nelle sue mani per consentirgli di recuperare giocatori che non possono essere quelli visti fino ad oggi, e mettere in piedi una squadra con un minimo di personalità. L’ho detto dal primo giorno e lo ripeto, la situazione è complicata e difficile, chi mi segue sa che non ho mai mancato di segnalare puntualmente gli errori commessi, ma ora Prandelli deve avere il tempo necessario per lavorare sulla testa, sulle gambe e sulla tattica. E’ tornato sulla panchina della Fiorentina da appena due partite di campionato, e se è vero che le ha perse entrambe, è anche vero che perdere a Milano contro la capolista rientra nella normalità. Caso mai la domanda da fare è un’altra: si vede qualcosa di cambiato? Secondo me sì e lo facevo notare anche dopo la vittoria con l’Udinese in coppa Italia. Questa è una squadra malata, la convalescenza non sarà breve, ma delle cose di calcio si vedono e a quello ci si deve attaccare. Contro il Milan nel primo tempo la Fiorentina era messa bene in campo, ha mostrato un’idea di gioco e sfiorato il gol in un paio di occasioni con belle azioni manovrate. E’ stata in campo. Poi sono riapparsi i soliti fantasmi, sono stati commessi i soliti errori e la squadra s’è persa, ma cambiare modo di giocare, di allenarsi e di pensare calcio, difficilmente produce risultati immediati.

Siete davvero convinti che questa squadra sia così scarsa come si mostra dall’inizio della stagione? Non credo. Chi lo pensa è sopraffatto dalla rabbia e dalla delusione, ma nome per nome, in questa squadra troviamo media qualità, tanti giocatori di nazionali e molti che hanno mercato. Fate un giochino: provate a leggere i nomi dei giocatori di tante squadre avanti alla Fiorentina come Benevento, Spezia, Verona e anche altre e ditevi che prendereste. Rispondo io: nessuno. Ecco, allora non resta che lavorare per far tornare a giocare questi giocatori come sanno, in base al loro valore. Ci sono troppi fuori forma da Ribery a Pulgar, da Callejon a Pezzella per il virus o per infortuni, altri che hanno bisogno di ritrovarsi come Castrovilli, altri che faticano a inserirsi come Amrabat. E serve un gioco attorno al quale ritrovarsi e attorno al quale lavorare per migliorare tutti assieme.

Prandelli, giustamente, si sta mettendo in mano ai più esperti, deve creare uno zoccolo duro sul quale lavorare, non è il tempo degli esperimenti, ma della ricerca di graduali certezze.

In molti se la prendono con i giocatori, alcuni li vorrebbero in punizione, altri li accusano di scarso attaccamento. Forse sarà anche vero e se fosse così è la società che deve accorgersene in tempo e intervenire, però mi dicono che piuttosto ci sia un gruppo senz’anima, sballottato dalle polemiche e dagli eventi, che ha bisogno di ritrovarsi con il lavoro e la serenità. Proprio per questo è stato deciso di dare due giorni di riposo e non uno, tanto più che con il Genoa si giocherà lunedì. Le pressioni psicologiche sono state tante, il lavoro atletico fatto da Prandelli è stato duro, serve uno scarico, non un sovraccarico. E’ finito il tempo delle punizioni, serve un lavoro psicologico diverso e Prandelli lo sta facendo. Chi mi segue lo sa, non sono mai stato un fanatico prandelliano, ho elogiato spesso l’allenatore viola quando secondo me era il momento, ma l’ho anche criticato quando ha fatto cose sbagliate e lui lo sa. Diffidare dei leccapiedi. Proprio per questo vi dico che da questa situazione può uscire soltanto un uomo di calcio come Prandelli se riuscirà a far capire a questo gruppo quali sono gli obiettivi e la strada per raggiungerli, con lavoro e umiltà. Ripeto: dategli tempo. La classifica e il campionato ancora molto lungo consentono di non sentirsi con l’acqua alla gola. L’ansia e la paura complicherebbero tutto.

Questo non vuol dire che debbano essere messi sotto il tappeto gli errori fatti. Non voglio ripetermi, ma in questo anno e mezzo Rocco ha parlato troppo e destabilizzato l’ambiente, ma anche i giocatori. Ha voluto incidere troppo nelle scelte fondamentali (Montella e Iachini), ma tutta la società ha sbagliato a gestire diverse situazioni. Non parliamo più di Chiesa, ma la sua tormentata stagione, il rinnovo che non è mai arrivato, la fascia di capitano, una cessione frettolosa nelle ultime ore che non ha dato tempo per fare altro mercato, ha inciso sulla serenità e sui punti di riferimento del gruppo. Alcuni contratti sono stati rinnovati, altri no. Il caso Milenkovic andava affrontato e forse era meglio vendere un giocatore con questa situazione contrattuale e poi reinvestire. Un caso che resta aperto. Non vado oltre, spero che Rocco che sta soffrendo e pagando sulla sua pelle, abbia capito che fare calcio è facile, ma anche complesso. Ci sono delle regole non scritte che vanno rispettate. Telefonare a Montiel in pubblico, ad esempio, non è un gran segnale per il gruppo. Un presidente deve volare più alto e dare segnali forti, non può bastare un gol importante finché volete, a celebrare un giocatore. Il cuore va bene, ma fino a un certo punto. Nel calcio servono sempre testa fredda e piedi caldi, come diceva Boskov.

Rocco sta pagando il noviziato, la speranza è che certi errori non si ripetano. Spero soprattutto che non si faccia prendere da un pensiero che sarebbe devastante tipo forse era meglio tenere Iachini. I tifosi lo possono pensare e anche dire, un presidente deve tenere la barra ritta e far filtrare messaggi giusti al momento giusto.

Tutti con Prandelli, allora. Sperando che Rocco lo chiami spesso per farsi dire molte cose del calcio che Prandelli sa e che aiuteranno di sicuro la società a crescere.

Poi verrà anche il mercato, a gennaio qualcosa potrà capitare, magari un attaccante Pradè lo trova, ma adesso servono soltanto umiltà, silenzio e lavoro, intanto per battere il Genoa.

Purtroppo, andando fuori dal campo, come era ampiamente previsto e prevedibile, sarà impossibile fare un restauro invasivo al Franchi. Forse l’ok non arriverà neppure dal ministero nonostante la nuova legge, ma soprattutto sta montando il fronte del no con ragioni più o meno condivisibili, ma che porteranno di sicuro a corsi, ricorsi, tar e controtar, anche appelli nazionali e internazionali al capo dello stato, che renderanno impossibile l’operazione restauro invasivo e neppure tempi ragionevoli. Non serviva un mago per capirlo e qui Rocco ha pienamente ragione, se dopo la Mercafir si accorgerà che anche il Franchi è un’utopia politica, ogni reazione sarà giustificata.