VIA GLI STRISCIONI DALLO STADIO, LA PAZIENZA DI FIRENZE È FINITA. SPOGLIATOIO IN CRISI SENZA PIOLI, DELLA VALLE IN SILENZIO: MA ENTRO UN MESE DOVRÀ DARE RISPOSTE. A CHIEDERLE È ANCHE IL SINDACO NARDELLA

08.05.2019 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
VIA GLI STRISCIONI DALLO STADIO, LA PAZIENZA DI FIRENZE È FINITA. SPOGLIATOIO IN CRISI SENZA PIOLI, DELLA VALLE IN SILENZIO: MA ENTRO UN MESE DOVRÀ DARE RISPOSTE. A CHIEDERLE È ANCHE IL SINDACO NARDELLA

Via gli striscioni dallo stadio. Dopo la Fiesole, anche il Centro di Coordinamento ha fatto la sua mossa. Il senso di insoddisfazione dei fiorentini gonfia ogni giorno di più, le figuracce in serie (roba da Guinness dei Primati) collezionate dalla Fiorentina hanno messo sul piede di guerra anche quella che, di solito, viene considerata la parte più mansueta del tifo. La pazienza insomma è finita, Firenze chiede un cambiamento radicale: basta col vivacchiare, con la logica intoccabile dell’autofinanziamento, basta con gli esperimenti. Serve un cambio di rotta. E serve subito.

A chiederlo ormai è anche la politica: perfino il sindaco Nardella ha detto a chiare lettere che non ci sono più alibi, che sullo stadio (ma anche sulle prospettive viola), serve chiarezza. Entro il 31 maggio infatti la Fiorentina dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) portare in Palazzo Vecchio il famoso progetto esecutivo per la costruzione della Cittadella a Novoli. Altrimenti, a 10 anni di distanza dalla avveniristica nuvola di Fuksas promossa da Diego Della Valle in persona, tutto potrebbe tornare in discussione. Siamo al punto di non ritorno, insomma: entro un mese sapremo i piani della proprietà per la squadra del futuro, per lo stadio, per il futuro di Chiesa.

Il popolo viola chiede chiarezza, ma i Della Valle hanno già fatto sapere che aspetteranno la fine del campionato prima di far conoscere le loro idee. E così faranno. Il silenzio di questi giorni dunque resterà tale ancora per un po’, anche se questa disgraziata stagione è ormai agli sgoccioli e anche se la sete di notizie di una città ferita farà acuire ancora di più la frizione con la società. Nel frattempo si rischiano altre brutture, altre sconfitte, altre prove indegne come quelle di queste settimane.

Sabato al Franchi infatti arriva il Milan, che non sarà quello dei tempi d’oro, ma che insegue un posto nelle coppe e che, per questo, le proverà tutte per allungare la striscia nera di Montella. L’Aeroplanino oltretutto sarà senza Pezzella (ieri operato, auguri capitano) e senza lo sciagurato Veretout, che dopo una partita da dimenticare a Empoli, ha pensato bene di farsi cacciare per proteste. Sarà multato, ma è una magra consolazione. Il contesto invece sarà il solito di queste ultime uscite casalinghe: curva vuota, cori contro Della Valle nel secondo tempo e, come detto, niente striscioni in Maratona e Tribuna. Uno scenario che non muterà almeno fino alla fine della stagione, poi si vedrà.

Molto, anzi tutto, dipenderà dalle risposte dei Della Valle. Dovesse andarsene Chiesa, sarà un’altra occasione per tornare ad alzare la voce, forse fino a proporre il blocco degli abbonamenti. Quella su Chiesa però è una partita difficilissima da vincere: non passa giorno che al Golden boy viola non arrivino offerte milionarie. Restare qui significherebbe rinunciare a una montagna di denaro, per giocare in un club che nella migliore delle ipotesi proverà a rilanciarsi. Rispetto ai tempi di Antognoni il calcio è cambiato, per trattenere certi giocatori il cuore non basta. Servono soldi e idee, cose che la Fiorentina ha dimostrato di non avere da troppo tempo.

Radio spogliatoio tra l’altro racconta di un umore nero dei giocatori dopo l’addio di Pioli. Il mister rappresentava un collante, una certezza, un punto di riferimento in campo e fuori, soprattuto per un gruppo giovane e immaturo che aveva dovuto convivere con un dolore straziante. Perderlo in quel modo, è stato uno choc per molti. E i risultati sul campo lo dimostrano con chiarezza. Montella così si è trovato a gestire l’ingestibile, a guidare una barca alla deriva, per altro in un ambiente in ebollizione. Il rischio di perdere ancor insomma è alto e meno male che l’Empoli è ancora lontano: per la salvezza basterà un punto in tre partite, oppure che almeno una tra Empoli, Genoa, Udinese e Parma non superi i viola. Poi finalmente si tirerà un sospiro di sollievo. In attesa che i Della Valle battano un colpo.