UNA VITTORIA CHE VALE DOPPIO, IN ATTESA DELLA CONTINUITÀ. I GOL DI DUSAN E UN FIORE CHE SBOCCIA IN QUESTA PRIMAVERA ANTICIPATA. SOLO APPLAUSI PER PIOLI, FIORENTINO NELL’ANIMO

19.02.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
UNA VITTORIA CHE VALE DOPPIO, IN ATTESA DELLA CONTINUITÀ. I GOL DI DUSAN E UN FIORE CHE SBOCCIA IN QUESTA PRIMAVERA ANTICIPATA. SOLO APPLAUSI PER PIOLI, FIORENTINO NELL’ANIMO

Ci sono partite che valgono doppio e Samp-Fiorentina non può che essere una di queste. Averla vinta è un passo importantissimo, anche se non ancora decisivo, verso la tranquillità. Averlo fatto in quel modo poi, segnando cinque gol e senza mai lasciare speranza agli avversari, è un altro segnale di personalità e determinazione, di crescita decisa rispetto all’anno scorso, quando gli scontri diretti erano un tabù e la paura era diventata parte integrante del campionato viola. Certo, quanto è successo al Ferraris è qualcosa di unico, perché dopo 20 minuti la Fiorentina era già sopra di tre reti, e quasi senza tirare in porta. Il primo gol infatti è un cross diventato auto-gollonzo, mentre i due rigori sono gentili concessioni di una Sampdoria a dir poco imbarazzante. Così va il calcio, e proprio per questo è giusto sottolineare comunque i meriti della Fiorentina, brava a gestire il risultato e a non trasformare la partita in zuffa come avrebbe voluto il pubblico di Marassi. L’imperativo adesso è trovare continuità, perché se è vero che la Viola di Beppe, tutta compattezza e contropiede, in trasferta funziona bene, in casa molto spesso ha balbettato. 

Da Genova però sono arrivati segnali importanti da Lirola per esempio, da Badelj (che prima dell’eccessivo rosso aveva dimostrato di essere il regista capace di condurre la manovra) e soprattutto dall’attacco, con Chiesa protagonista e Vlahovic implacabile. Dopo Castrovilli, Commisso può godersi un altro dei suoi luccicanti gioielli. Dusan infatti è un fiore che sta sbocciando come quelli della primavera anticipata di questi giorni. Il sinistro lo conoscevamo, il fisico pure, ma partita dopo partita Vlahovic aggiunge cose che lo avvicinano a essere uno dei centravanti più promettenti dell’intero panorama europeo. Ha personalità da vendere, ha fame e grinta, lotta su ogni pallone e ha voglia di sacrificarsi, ma soprattutto si muove con e per la squadra, sta imparando a smarcarsi e a giocare a testa alta. Per completarsi dovrà ancora diventare decisivo anche quando gli spazi saranno più chiusi, usare meglio il fisico e il colpo di testa. Ibra, in questo senso, è un modello: sabato avrà modo di rubargli qualche segreto, magari provando a dargli un dispiacere. Il tempo comunque non gli manca, Vlahovic ha appena vent’anni e a quell’età lì sono in pochi a poter vantare un repertorio simile. Napoli, Roma e molti big d’Europa gli hanno già messo gli occhi addosso, ma come direbbe Beppe non c’è trippa per gatti: Commisso ha pronta la proposta di rinnovo fino al 2025 (con opzione per un ulteriore anno). Lo terrà qui. Perché crede in lui e lui crede nella Fiorentina. A Cutrone invece toccherà mangiare un po’ di pane duro, ma non si crucci: presto anche lui lascerà il segno, perché non c’è squadra che punti in alto che non abbia in rosa almeno due centravanti di livello. Sabato intanto arriva il Milan, un’altra big (anche se decaduta) al Franchi. Il pienone è assicurato, la partita sarà aperta e probabilmente divertente. Il Diavolo vorrà punti per l’Europa, la Fiorentina però come detto è ancora alla ricerca di continuità e di qualche bella soddisfazione da prendersi anche nel proprio fortino. Prima arriverà la salvezza, prima Iachini si permetterà lo sfizio di inserire un attaccante in più. Il rientro di Ribery in fondo non è così lontano, e immaginarsi un fine anno con Chiesa e Franck subito dietro a Vlahovic (magari in quel 3-4-2-1 già provato nelle settimane scorse) darebbe ulteriore senso a questi mesi di preparazione in vista di un campionato, il prossimo, che dovrà colorarsi di viola. Intanto però non scordiamoci di Pioli. Sabato torna al Franchi e, c’è da scommetterci, per lui saranno solo applausi. Se n’è andato dopo essere stato accusato di poca serietà, di scarso rispetto per la maglia. Una definizione che già sbagliata non si può, perché per lui la Fiorentina era un punto di arrivo e perché con lui abbiamo vissuto e provato a superare la tragedia più grande della storia viola. Stefano in quei mesi è diventato il padre acquisito dei compagni di squadra di Davide, il punto di riferimento al quale aggrapparsi per vincere lo sconforto. Proprio come il suo amico Beppe allora, Pioli non può che essere considerato un fiorentino acquisito. Altro che traditore.